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  • mercoledì 24 gennaio 2018

C’è un altro modo di raccontare la storia del bambino cinese con i capelli ghiacciati

Quello che è successo a Fuman, "fiocco di neve" per i giornali, racconta molto della macchina di propaganda del governo cinese

Wang Fuman a Ludian, nello Yunnan (AFP/Getty Images)

Negli ultimi giorni un bambino cinese conosciuto con i soprannomi “fiocco di neve” e “omino di ghiaccio” è stato trasformato dal Partito comunista della Cina in uno strumento di propaganda del regime. Il bambino si chiama Fuman, ha 8 anni ed è diventato noto – in Cina e poi nel mondo – dopo che una sua insegnante aveva pubblicato su WeChat, il principale servizio di messaggistica in Cina, una foto che lo ritraeva con le sopracciglia e i capelli pieni di ghiaccio. Fuman era arrivato a scuola, in un paesino sperduto nella provincia dello Yunnan, dopo avere camminato oltre 4 chilometri in mezzo alla neve, un tragitto che fa tutte le mattine. Era diventato così un simbolo delle pessime condizioni di vita della popolazione rurale cinese e delle difficoltà dei bambini appartenenti alle famiglie più povere che abitano nelle campagne della Cina.

La storia di Fuman avrebbe potuto avere conseguenze negative per il governo cinese, ma le cose sono andate diversamente perché molti giornali – anche italiani – si sono limitati a raccontare solo una parte di quello che è successo a Fuman.

Lo scorso fine settimana, dopo che la storia di Fuman era arrivata un po’ ovunque, il Partito comunista cinese ha invitato Fuman, suo padre e sua sorella più piccola a Pechino, la capitale della Cina, e lo ha celebrato come una specie di eroe nazionale. Fuman è stato visto in piazza Tienanmen sulle spalle del padre con in mano una bandiera cinese. È stato fotografato con indosso un casco e un giubbotto della polizia antisommossa e a bordo di una moto al quartier generale delle SWAT, le forze speciali di polizia di Pechino. «Non avevo mai lasciato casa mia prima, questo è il mio primo viaggio lungo», ha raccontato Fuman a Beijing News. Poi ha aggiunto: «Fa molto freddo a casa, ma molto caldo a Pechino. A casa dobbiamo bruciare il carbone anche la notte per scaldarci. A Pechino le stanze sono così calde; basta indossare solo uno strato di vestiti». Fuman viene infatti dalla contea di Ludian, una zona povera della provincia sud-occidentale dello Yunnan, dove per diversi mesi all’anno le temperature sono molto basse.

Il racconto del viaggio di Fuman a Pechino e le attenzione del Partito comunista cinese verso la sua storia hanno messo in secondo piano quello che diversi esperti sostengono sia il vero punto della questione: le pessime condizioni di vita che esistono ancora oggi nelle campagne della Cina, dove vive quasi la metà della popolazione cinese.

Javier Hernández ha scritto sul New York Times che ci sono state molte critiche verso la campagna per rendere Fuman un eroe nazionale: «Un saluto sotto la bandiera non risolverà niente», ha scritto il commentatore cinese Zhishang Suping, riferendosi al tentativo del Partito comunista di nascondere il grave problema della povertà nelle aree rurali cinesi. Un concetto simile è stato espresso da David Bandurski, co-direttore di China Media Project, programma dell’università di Hong Kong che studia i media cinesi. Bandurski ha detto che il governo cinese ha usato Fuman, mettendo in risalto la sua “lotta” contro la durezza dell’inverno, invece che parlare delle condizioni dell’ambiente sociale e politico da cui proviene. «La Cina ha una lunga tradizione di mitizzare figure che hanno sofferto molto ma che hanno continuato ad avere fede nel loro paese e nel Partito comunista», ha scritto Hernández, sottolineando come la macchina di propaganda del governo cinese sia riuscita finora a raccontare la storia in una maniera favorevole al regime.

Fuman è tornato a casa sua lunedì. La sua famiglia ha ricevuto 1.200 dollari in donazioni, hanno scritto i giornali, e alcune organizzazioni locali hanno ottenuto finanziamenti per diverse centinaia di migliaia di dollari. Della storia si sono occupati anche personaggi noti, per esempio Jack Ma, fondatore del sito di e-commerce Alibaba, che si è impegnato a finanziare le scuole per i bambini che vivono in aree isolate della Cina, come Fuman. Per ora, però, il Partito comunista cinese non è stato raggiunto da critiche significative.

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