Philip Roth nel 1993 (AP Photo/Joe Tabbacca, File)
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  • lunedì 22 gennaio 2018

La vecchiaia è un gioco dalla posta molto alta

Philip Roth nel 1993 (AP Photo/Joe Tabbacca, File)

«È stupefacente trovarmi ancora qui, alla fine di ogni giornata. Andare a letto di notte e pensare sorridendo che “ho vissuto un altro giorno”. E poi è stupefacente risvegliarsi otto ore dopo e vedere che è la mattina di un nuovo giorno, e sono sempre qui. “Sono sopravvissuto a un’altra notte”, penso, e mi viene da sorridere di nuovo. Vado a dormire sorridendo e sorridendo mi risveglio. Sono molto felice di essere ancora vivo. Da quando va così, di settimana in settimana, di mese in mese da quando sono andato in pensione, mi è nata l’illusione che quest’andazzo non finirà mai, anche se ovviamente lo so che può finire da un momento all’altro. È come un gioco che faccio giorno dopo giorno, un gioco dalla posta molto alta che per ora, contro ogni previsione, continuo a vincere. Vedremo quanto andrà ancora avanti la mia fortuna».

Lo scrittore Philip Roth, che ha 84 anni e non scrive da sette, in un’intervista a Charles McGrath pubblicata a gennaio sul New York Times

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