Com’era la Costa Azzurra

Album fotografico in bianco e nero della Riviera francese, tra grandi attori, artisti, hotel di lusso e lunghissime spiagge

La spiaggia di Nizza nel 1960 (Leonard G. Alsford/Fox Photos/Hulton Archive/Getty Images)

«Sull’amabile costa della Riviera francese, a metà strada circa fra Marsiglia e il confine italiano, si trova un albergo grande, imponente e color rosa. Un palmizio s’inchina a rinfrescarne la facciata arrossata, mentre di fronte a esso si stende una spiaggia stretta e luminosa. Negli ultimi tempi è divenuto il ritrovo estivo di gente importante, alla moda; dieci anni fa restava praticamente deserto non appena la clientela inglese si spostava a nord ad aprile. Ora gli si sono raggruppati attorno diversi bungalow, ma al principio di questa storia solo le cupole di una dozzina di vecchie ville marcivano come ninfee nella fitta pineta che separava l’Hotel des Ètrangers di Gausse da Cannes, otto chilometri più in là».

Ci sarebbero centinaia di cose da dire sulla Costa Azzurra, il litorale francese che prosegue la Riviera ligure fino a Saint-Tropez, secondo alcuni, o a Cassis secondo altri, ma basta l’incipit di Tenera è la notte di Francis Scott Fitzgerald (Tender is the night, qui nella traduzione di Vincenzo Latronico per minimum fax) per trasportarvi lì e farvi capire cos’era. Già il nome evoca le spiagge dorate e il mare lucente, affollati negli anni da aristocratici, uomini d’affari, artisti di tutto il mondo. A darglielo fu uno scrittore, Stéphen Liégeard, che si ispirò a quello della sua regione d’origine, la Côte-d’Or. Ora che è il cuore di un turismo miliardario e un po’ cafone, la Costa Azzurra conserva comunque un fascino fatto di magliette a righe, Brigitte Bardot che corre a piedi nudi sul lungomare, e gli altri grandi attori del festival di Cannes.

La fortuna della Costa Azzurra la fecero gli aristocratici inglesi di fine Settecento, quando Nizza e dintorni erano ancora una zona del Regno di Sardegna dove crescevano solo olive e fiori per i profumi: ci andavano soprattutto in inverno per il clima tiepido e temperato, e la costa era un ritrovo di delicate adolescenti inglesi. Cannes venne scoperta nel 1834 dal politico inglese Henry Peter Brougham, che si fermò lì non potendo raggiungere l’Italia dove c’era il colera: il posto gli piacque, si comprò una villa, ci invitò amici che a loro volta comprarono altre ville, e Cannes d’inverno divenne una piccola colonia britannica. Intanto nel 1858 Nizza passò alla Francia e sei anni dopo venne inaugurata la ferrovia che la trasformò in un centro vacanziero internazionale: nel 1865 i turisti furono 100 mila.

In quel periodo ci fu un altro fatto cruciale per il mito della Riviera: la nascita di Monte Carlo. Francia e Italia vietavano il gioco d’azzardo e il principe di Monaco Charles III ebbe l’intuizione di costruire un casinò e un resort termale. Entrambe le strutture fallirono ma l’imprenditore François Blanc strinse un accordo per costruire un altro casinò, insieme a ristoranti, hotel, giardini, e convinse navi e carrozze a farci scalo. Nel 1870 arrivò la ferrovia, portando migliaia di turisti e trasformando Monte Carlo nel centro del lusso e della bella vita che è ancora.

In Costa Azzurra si ritrovavano nobili e potenti come lo zar Alessandro II di Russia, Napoleone III, la regina Vittoria del Regno Unito e poi pittori come Auguste Renoir, Henri Matisse e Pablo Picasso, attirati dal clima, dalla brillantezza dei colori e dalla luce, che la trasformarono in un centro di artisti, intellettuali e scrittori. A inizio Novecento arrivarono gli americani, che la trovavano economicamente conveniente: ambasciatori, ricchi borghesi, politici, industriali, e poi scrittori, tra cui Henry James, Edith Wharton e soprattutto Francis Scott Fitzgerald e la moglie Zelda Saye, che arrivarono nel 1924 e visitarono Hyères, Cannes e Monte Carlo. Qui, all’hotel Saint-Raphaël, Fitzgerald terminò Il Grande Gatsby e scrisse Tenera è la notte, pieno di descrizioni memorabili del posto.

Il turismo americano trasformò la Costa Azzurra in una meta non più invernale ma estiva; contribuì anche la stilista francese Coco Chanel che fece diventare di moda l’abbronzatura e i costumi da mare, abbronzandosi lei per prima nel 1923. La Costa Azzurra uscì molto danneggiata dalla Seconda guerra mondiale ma in molti, ricchi e artisti, si impegnarono a ricostruirla: la sua leggenda era ormai nata e nel 1946 la fondazione del Festival di Cannes la consolidò, facendolo diventare il posto alla moda dove tutti desideravano andare. Un posto fatto di cocktail, auto di lusso e diamanti, dove un tempo si viveva così:

«Vorrei passare luglio al mare, ad abbronzarci e con i capelli appesantiti dall’acqua che fluttuano dietro di noi dopo un tuffo. Vorrei che le nostre più grosse preoccupazioni fossero le zanzare dell’estate. Vorrei aver fame di hot dog e di bibite, e sarebbe bello sentire il profumo dell’amido delle lenzuola e appena appena del talco nelle piscine estive… Ci stenderemo nei lunghi raggi del sole delle cinque del pomeriggio nella spiaggia di Juan-les-Pins, e ascolteremo il suono di percussioni e pianoforte trascinato sul mare dalle onde»

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