La polizia di guardia a un seggio, Chautara, 26 novembre 2017 (PRAKASH MATHEMA/AFP/Getty Images)
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  • domenica 3 Dicembre 2017

Le elezioni in Nepal hanno preso una piega violenta

Si vota la prossima settimana, ma intanto la campagna elettorale è stata segnata dagli attentati organizzati dagli ex ribelli maoisti

La polizia di guardia a un seggio, Chautara, 26 novembre 2017 (PRAKASH MATHEMA/AFP/Getty Images)

Il prossimo 7 dicembre si terrà in Nepal la seconda fase delle elezioni politiche: le prime dalla fine della guerra civile nel paese, durata dal 1995 al 2006, e le prime a essere democratiche dalla fine della monarchia, nel 2008. La prima fase delle elezioni si è tenuta lo scorso 26 novembre. Tra la prima e la seconda votazione i militanti maoisti hanno organizzato però una serie di attentati per far saltare le elezioni: hanno sparato contro alcuni politici, hanno fatto esplodere delle bombe e hanno attaccato anche dei civili. Per ora ci sono almeno 17 persone ferite, alcune delle quali sono in gravi condizioni.

Il Nepal è uno stato dell’Asia meridionale che confina con India e Cina ed è privo di sbocchi sul mare. La sua capitale è Kathmandu. Dal 1997 al 2006 è stato sconvolto da una sanguinosa guerra civile che ha provocato la morte di oltre 17 mila persone. I guerriglieri maoisti avevano deciso di combattere il governo centrale con l’obiettivo di abbattere una struttura sociale e istituzionale considerata ancora di livello feudale, e di abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione. La lotta armata aveva causato molte vittime su entrambi i fronti, anche tra i civili, ed era stata particolarmente cruenta soprattutto dopo l’ascesa al trono nel 2001 di re Gyanendra. Soltanto dopo le rivolte di piazza dell’aprile del 2006, e la conseguente uscita di scena di re Gyanendra, era iniziato il processo di disarmo e di riavvicinamento fra il partito dei maoisti e il governo nepalese, che aveva portato all’accordo del 16 dicembre 2006. Il partito maoista, uscito dalla clandestinità, era quindi entrato sia in Parlamento sia nel governo ad interim, presentandosi poi alle elezioni per l’Assemblea Costituente che si erano tenute il 10 aprile 2008. L’Assemblea Costituente poco dopo aveva sancito il passaggio definitivo dalla monarchia alla repubblica.

L’Assemblea Costituente era stata eletta con un mandato di due anni, ma questo termine era stato prorogato più volte poiché i partiti non erano riusciti a trovare un accordo sulla nuova Costituzione, soprattutto sulla divisione del paese in unità politiche più piccole. Un dibattito sulla riforma era finito con i deputati dell’opposizione maoista che lanciavano sedie e microfoni contro il presidente dell’assemblea. C’erano state proteste nelle piazze, a Kathmandu era stato indetto uno sciopero generale, c’erano stati degli scontri con la polizia e decine di arresti. Le continue discordie politiche avevano dunque portato a un grande ritardo nell’adozione di una costituzione fino a settembre 2015. Nel frattempo una serie di terremoti devastanti aveva scosso il paese, uccidendo quasi 9000 persone e distruggendo centinaia di migliaia di case. La ricostruzione era stata lenta e complicata. Oltre alla scarsità di fondi, l’incertezza politica aveva fatto sì che anche i fondi già stanziati e gli aiuti ricevuti da paesi stranieri non fossero stati assegnati e spesi.

Nonostante tutto questo nel maggio del 2017 si erano tenute le elezioni amministrative per la prima volta in vent’anni e poi lo scorso novembre le elezioni politiche per eleggere i 275 membri della Camera dei Deputati e le assemblee regionali (la Costituzione entrata in vigore nel 2015 aveva trasferito parte dei poteri dal governo centrale a quelli delle sette regioni in cui era stato diviso il paese). Il voto era stato considerato un momento storico e di potenziale svolta per il paese. Secondo alcuni osservatori, però, l’esito delle elezioni – che si conoscerà alla fine della seconda fase e dunque dopo il 7 dicembre – non porterà a un vero cambiamento poiché la maggior parte dei seggi andrà ai tre partiti che hanno dominato la politica dalla fine del conflitto.

In vista delle elezioni, il partito maoista degli ex ribelli che avevano fatto cominciare la guerra civile ha formato un’alleanza elettorale con il Partito Comunista CPN-UML e con altri partiti minori per contrastare il principale partito attualmente al governo, il Partito del Congresso del Nepal, centrista, di cui fa parte anche l’attuale primo ministro Sher Bahadur Deuba. Il leader del Partito Comunista del Nepal CPN-UML è Khadga Prasad Sharma Oli e quello del Partito Comunista Unificato del Nepal (maoista) è Pushpa Kamal Dahal, primo ministro fino al giugno del 2017. Gli attacchi degli ultimi giorni sono stati organizzati da una parte dei ribelli maoisti guidati da Om Prakash Pun contro il loro stesso leader, Dahal, accusato di aver ammorbidito le proprie posizioni in vista delle elezioni. L’obiettivo dei presenti attacchi sarebbe dunque, secondo quanto detto da Pun al New York Times, indirizzare i loro leader. Finora gli attacchi si sono concentrati nei distretti che confinano con Kathmandu, dove vivono milioni di persone. Il primo ministro Sher Bahadur Deuba ha detto che per la seconda fase delle elezioni ha disposto ulteriori misure di sicurezza, per esempio lo schieramento di 300 mila agenti di polizia vicino ai seggi.