Stephen Shore. Beverly Boulevard and La Brea Avenue, Los Angeles, California, 21 giugno 1975. Chromogenic color print, printed 2013, 17 × 21 3/4″ (43.2 × 55.2 cm). The Museum of Modern Art, New York. Acquisito grazie alla generosità di Thomas e Susan Dunn. © 2017 Stephen Shore

La grande mostra su Stephen Shore a New York

Fu uno dei primi fotografi a usare il colore negli anni Settanta; ora pubblica i suoi nuovi lavori su Instagram, quasi uno al giorno

Inizia oggi al MoMa di New York, e resterà aperta fino al prossimo 28 maggio, una grande retrospettiva sul fotografo Stephen Shore, uno dei pionieri per la fotografia a colori, che raccoglie centinaia di immagini realizzate da inizio carriera a oggi: dalle prime stampe in gelatina d’argento ai lavori contemporanei su Instagram, insieme a libri e altri oggetti esposti in ordine cronologico.

Stephen Shore nacque a New York nel 1947 – oggi ha 70 anni – e iniziò a lavorare presto come fotografo. A 10 anni ricevette in regalo un libro del fotografo americano Walker EvansAmerican Photographs, che lo influenzò molto: quando aveva 14 anni Edward Steichen, allora curatore delle mostre di fotografia del MoMA di New York, comprò tre sue fotografie. Negli anni Sessanta frequentò Andy Warhol e il suo studio ritraendo le persone famose che ci gravitavano fino al 1967. Iniziò a utilizzare il colore dai primi anni Settanta, quando ancora era una scelta insolita; nel 1971, quando aveva 24 anni, il Metropolitan Museum of Art gli dedicò una retrospettiva: fu il secondo fotografo vivente ad avere una mostra personale nel museo.

Nel marzo del 1972 Shore iniziò a fotografare la sua vita quotidiana e i suoi viaggi on the road negli Stati Uniti: strade, camere d’albergo, schermi televisivi, persone, letti sfatti e piatti di cibo, vetrine e cartelloni pubblicitari. Le fotografie furono esposte alla Light Gallery di New York con il titolo American Surfaces. Shore continuò a fotografare oggetti e situazioni quotidiane e apparentemente banali nel suo lavoro successivo, uno dei più famosi: Uncommon Places, iniziato nel 1972 e terminato 10 anni dopo. Shore si è ispirato a movimenti artistici come il pop, l’arte concettuale e il fotorealismo; il suo modo di lavorare si distingue per la ricerca della massima chiarezza possibile, l’assenza di ritocco e il rispetto per la luce naturale, cercando di limitare il più possibile il numero di scatti.

Dall’estate 2014 Shore ha concentrato il suo lavoro su Instagram: sul suo account pubblica un’immagine quasi ogni giorno (nella mostra saranno visibili sui tablet).

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