Renato Curi fotografato durante il suo ultimo allenamento con il Perugia, nel 1977 (ANSA)
  • Sport
  • lunedì 30 ottobre 2017

Quando morì Renato Curi

Il 30 ottobre del 1977 il centrocampista del Perugia morì per un arresto cardiaco durante una partita di campionato contro la Juventus, a soli 24 anni

Renato Curi fotografato durante il suo ultimo allenamento con il Perugia, nel 1977 (ANSA)

Nel 1976 Renato Curi aveva 23 anni e da due stagioni giocava come mezzala nel Perugia allenato da Ilario Castagner. La squadra era stata appena promossa in Serie A e per le prestazioni della stagione precedente, Curi aveva ottenuto una convocazione con la Nazionale italiana di Serie B, a dimostrazione del suo talento. Il Perugia con cui giocava è ricordato ancora oggi per le sue imprese e lui, con ogni probabilità, sarebbe diventato un ottimo giocatore di Serie A. Ma la sua carriera si interruppe nell’autunno dell’anno successivo, quando morì in campo durante una partita di campionato contro la Juventus, la stessa squadra a cui due stagioni prima aveva fatto perdere il campionato con un gol che determinò la vittoria dell’ultimo Scudetto del Torino.

All’ultima giornata della stagione 1975/1976 infatti, il Torino di Gigi Radice, che avrebbe dovuto giocare in casa contro il Cesena, si presentò con un vantaggio di un punto sulla Juventus, seconda in classifica e impegnata in trasferta contro il neopromosso Perugia. Il Torino pareggiò, ma allo stadio Comunale di Pian di Massiano Curi segnò il gol che permise al suo Perugia di terminare con una vittoria la sua prima storica stagione in Serie A, e al Torino di vincere il suo settimo e ultimo Scudetto.

Fu l’allora allenatore del Perugia, Ilario Castagner, a volere in squadra Curi, dopo che nella stagione precedente lo aveva visto disputare il suo primo campionato di Serie B con il Como. Con Castagner, la carriera di Curi subì una svolta inaspettata, dato che al primo anno con il nuovo allenatore la squadra ottenne la sua prima storica promozione in Serie A e lui, da giocatore praticamente sconosciuto, finì per essere una delle sorprese di quel campionato, disputato da titolare inamovibile principalmente grazie alle sue spiccate doti atletiche.

Negli anni passati in Serie A, grazie anche alla presenza in squadra di giocatori come Aldo Agroppi, Walter Novellino, Franco Vannini e Paolo Sollier, il Perugia di Castagner ottenne dei grandi risultati, fino a diventare il “Perugia dei miracoli” nella stagione 1978/1979, conclusa senza subire nemmeno una sconfitta, come mai nessun’altra squadra italiana era riuscita prima. I risultati ottenuti dal Perugia in quegli anni furono raggiunti nonostante nel mezzo di quel ciclo vincente la squadra perse Curi nel modo più tragico immaginabile.

Il 30 ottobre del 1977, una piovosa domenica pomeriggio nel centro Italia, il Perugia di Castagner ospitò la Juventus di Giovanni Trapattoni, a cui due stagioni prima aveva fatto perdere lo Scudetto. Dopo un primo tempo bloccato, al quinto minuto del secondo tempo, quando il Perugia si stava apprestando a battere una rimessa laterale, i giocatori delle due squadre cominciarono a correre verso il centro del campo, dove Curi — proprio il giocatore che aveva deciso la partita dello Scudetto — si era accasciato a terra privo di sensi. I soccorsi entrarono in campo rapidamente ma Curi non fece nemmeno in tempo ad arrivare all’Ospedale Santa Maria della Misericordia: era morto pochi minuti dopo essersi accasciato. La morte fu annunciata in diretta dal radiocronista di Tutto il calcio minuto per minuto Sandro Ciotti, lo stesso che aveva raccontato in diretta il suo gol alla Juventus del 1976.

La morte in campo di Curi generò polemiche, lunghe discussioni e anche un caso giudiziario. Lui stesso era solito scherzare dicendo di avere un “cuore matto” con dei battiti irregolari che lo costringevano a correre così tanto durante le partite; quell’irregolarità fu poi riscontrata dai medici nel corso dell’autopsia e descritta come una «malattia cronica del cuore capace di provocare morte improvvisa». Per la morte di Curi vennero processati alcuni dirigenti e il medico sociale del Perugia, oltre a quello del Centro Tec­nico di Coverciano, gli unici due professionisti che avevano avuto modo di sottoporlo a degli esami. Tutti gli imputati vennero assolti in primo grado, mentre in appello i due medici vennero condannati a un anno di reclusione con pena sospesa.

«Mi ricordo quella giornata come se fosse ieri. Ero allo stadio. Seguivo con lo sguardo mio marito, l’ho visto accasciarsi a terra. Mi precipitai negli spogliatoi. Lui era già stato trasportato in ospedale. E quando arrivai lì mi comunicarono la notizia». Il 30 ottobre del 1977 Clelia, la moglie, non poté far altro che constatare la morte del marito, che a 24 anni lasciò una figlia piccola, Sabrina, e un figlio che nacque otto mesi dopo a cui venne dato il suo nome. A quarant’anni di distanza dalla sua morte, oggi a Renato Curi è intitolato lo stadio di Perugia — il vecchio Comunale di Pian di Massiano — e la squadra di calcio di Città Sant’Angelo, la Renato Curi Angolana, società in provincia di Pescara in cui iniziò a giocare a calcio dopo essersi trasferito in Abruzzo con la famiglia.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.