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  • sabato 14 ottobre 2017

È ora di conoscere Sebastian Kurz

Ha 31 anni, è la faccia nuova di un vecchio partito austriaco e domani potrebbe diventare il più giovane leader mondiale

(Sean Gallup/Getty Images)

Domani ci saranno in Austria le elezioni legislative: tramite un sistema proporzionale saranno eletti i 183 membri del Consiglio nazionale (Nationalrat), la camera bassa del parlamento austriaco. Il nuovo cancelliere dipenderà quindi da quale partito o quale coalizione avrà la maggioranza dei seggi. Secondo i sondaggi ci sono pochi dubbi sul partito che prenderà più voti e su chi sarà il nuovo cancelliere. L’ÖVP, di centrodestra, è nettamente in vantaggio. Gran parte del merito è del suo leader e attuale ministro degli Esteri, che si chiama Sebastian Kurz e ha 31 anni. Se Kurz venisse nominato cancelliere, diventerebbe il più giovane leader mondiale in circolazione.

Quelle di domani saranno elezioni anticipate, indette a maggio dal cancelliere uscente Christian Kern dopo mesi di tensioni nella coalizione al governo, che è formata dai socialdemocratici della SPÖ (il partito di Kern, di centrosinistra) e dall’ÖVP. SPÖ e ÖVP hanno governato il paese da decenni, da soli o in coalizione, per 44 degli ultimi 72 anni. Ora però dovrebbero separarsi, come già accaduto in Germania alla CDU e all’SPD, e sembra che saranno l’ÖVP e il suo giovane leader a trarne maggiore vantaggio.

Kurz è nato a Vienna nell’agosto del 1986, tre anni prima della caduta del Muro di Berlino. Ha iniziato a fare politica da ragazzo. Entrò nei movimenti giovanili del suo partito nel 2003, quando l’ÖVP governava insieme all’FPÖ, che al tempo era guidato da Jörg Haider. È sempre stato considerato un talento molto precoce: nel 2011, a 25 anni, fu scelto come sottosegretario agli Interni e si occupò molto di politiche di integrazione (fra cui ad esempio l’insegnamento del tedesco agli immigrati). Nel 2013, a 27 anni, divenne ministro degli Esteri: il più giovane ministro nella storia dell’Austria.

Nei suoi anni da ministro degli Esteri Kurz ha fatto parlare di sé soprattutto per come ha gestito la crisi dei migranti: è stato lui a determinare la chiusura della cosiddetta rotta balcanica o, comunque, ad impedire che quella rotta potesse condurre fino all’Austria. Decise infatti, nonostante la contrapposizione della cancelliera tedesca Angela Merkel, di impedire l’accesso in Austria a chi percorreva quella rotta, perlopiù richiedenti asilo siriani.

Grazie alle sue prese di posizione molto nette sull’immigrazione e alla visibilità ottenuta con l’incarico di ministro, Kurz ha vinto le primarie interne dell’ÖVP con grande facilità, ottenendo quasi il 99 per cento dei voti dei delegati. A luglio, poco prima delle primarie, l’ÖVP era terzo nei sondaggi, e dato sotto al 20 per cento. Oggi è stimato oltre il 30 per cento.

Kurz ha puntato gran parte della sua campagna elettorale su una rottura col passato e una notevole personalizzazione. Il colore del partito è stato cambiato dallo storico nero al turchese, e sui manifesti il suo nome è disegnato come fosse un logo. A questo giro, inoltre, molti dei candidati dell’ÖVP non vengono dalla politica. Come ha scritto il New York Times, Kurz ha puntato a un «rebranding di uno dei partiti più conservatori e tradizionali d’europa, proponendolo come qualcosa di dinamico, digitale, interessato al cambiamento».

Parlando con Reuters, l’analista politico Thomas Hofer ha spiegato: «l’ÖVP è al governo da 30 anni e i suoi manifesti elettorali dicono “È ora di cambiare”. È un’immensa contraddizione, ma con lui funziona. Molte persone proiettano su di lui quello che vorrebbero vedere e lui non fa niente per andare contro questa cosa. Dice molte cose simili a quelle di Heinz-Christian Strache [il leader di FPÖ, di estrema destra], ma le dice in un modo considerato più socialmente accettabile».

Kurz potrebbe trovarsi a governare proprio con FPÖ: che ha posizioni anti-immigrati e anti-Unione Europea più dure del suo partito. I sondaggi dicono che l’ÖVP prenderebbe circa il 33 per cento dei voti e che FPÖ e Socialdemocratici, che se la giocano per il secondo posto, sono entrambi intorno al 25 per cento.

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