Neymar abbracciato a Messi dopo l'incredibile rimonta contro il PSG (Laurence Griffiths/Getty Images)
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  • giovedì 3 Agosto 2017

Perché Neymar lascia il Barcellona

In teoria il Barcellona è il massimo a cui un calciatore può aspirare, ma ci sono altre ragioni per cui uno come lui può voler andare in un campionato meno competitivo

Neymar abbracciato a Messi dopo l'incredibile rimonta contro il PSG (Laurence Griffiths/Getty Images)

Per alcuni la risposta è facile: se ne va per i soldi, naturalmente, che saranno tantissimi, molti di più di quelli che gli ha dato il Barcellona, visto che si parla di 30 milioni di euro netti a stagione per cinque anni e di circa 40 milioni di euro che spetteranno al padre/agente e che quindi resteranno in famiglia, senza contare tutte le sponsorizzazioni che arriveranno dopo. Ma Neymar, a 25 anni , è anche considerato il terzo miglior giocatore al mondo, è stato capitano del Brasile, di cui è tuttora il giocatore più forte e popolare, e con Cristiano Ronaldo e Messi ormai trentenni ha davanti a sé tutto il tempo per diventare il miglior giocatore al mondo nel pieno della sua maturità, ed esserlo poi per anni senza molti altri contendenti.

Nonostante questo, sembra che Neymar abbia scelto di andare a giocare con il Paris Saint-Germain: un club ricchissimo che ormai da un paio di anni è fra i più quotati per vincere la Champions League, che però gioca nel quinto campionato d’Europa per importanza. Il livello della Ligue 1 francese è infatti molto inferiore a quello della Liga spagnola, ed è inferiore anche a Premier League, Bundesliga e Serie A. Per dirla con le parole di José Mourinho, provocatorie ma fino a un certo punto: «Ho visto una partita di campionato del PSG e credo che il mio allenamento di sabato con il Chelsea sia stato più duro di quell’incontro».

Detto che i motivi che lo hanno spinto a lasciare il miglior club del mondo li dirà probabilmente lui dopo che sarà stato presentato ufficialmente dalla sua nuova squadra, i soldi non spiegano tutto: non solo perché Neymar ne guadagna già tanti, ma perché è più che probabile che il Barcellona avrebbe acconsentito alla sua eventuale richiesta di un aumento. Forse invece proprio far parte del trio d’attacco del Barcellona, uno dei più forti e prolifici mai visti, potrebbe essere alla base delle motivazioni che lo hanno spinto ad andarsene. Come ha scritto recentemente Sid Lowe, giornalista inglese del Guardian che vive in Spagna e segue da anni il calcio spagnolo, pur avendo tutte le caratteristiche di un campione, giocare accanto a Messi, che non solo è il giocatore più forte dell’ultimo decennio ma probabilmente della storia del calcio — insieme a Diego Armando Maradona — ha rappresentato un limite alle sue ambizioni. La bravura di un giocatore sta infatti anche nell’influenza che riesce a dare alla squadra in cui gioca. Nelle vittorie del Barcellona, Messi ha avuto un impatto ben maggiore di tutti gli altri suoi compagni di squadra; Maradona fu il giocatore che trascinò letteralmente il Napoli verso successi senza precedenti.

Nell’incredibile ritorno dell’ottavo di finale di Champions League tra Barcellona e Paris Saint-Germain, già passato alla storia come la più grande rimonta di sempre del calcio, Neymar segnò due gol decisivi negli ultimi due minuti di partita, una splendida punizione e un calcio di rigore. Al quinto minuto di recupero fornì l’assist al gol decisivo di Sergi Roberto, che completò la rimonta ed eliminò il PSG. Neymar fu elogiato da mezzo mondo eppure la maggior parte delle attenzioni furono rivolte a Messi in quanto Messi, che quella sera di gol ne fece uno. Lasciare il Barcellona di Messi può essere per Neymar un modo per cercare di diventare davvero il numero uno, da solo, senza essere oscurato o limitato da altre presenze ingombranti (e anche cominciare a sfidarlo, Messi, proprio allo scopo di diventare il numero uno).

messi-barca-psgLa foto-emblema di quella partita (Santi Garcés/FC Barcelona)

Giocare in un trio d’attacco con Messi e Luis Suarez, uno dei tre centravanti più forti al mondo, ha implicato anche un minor impatto sulle prestazioni della squadra. Nel tridente d’attacco al completo Neymar veniva schierato come esterno sinistro, con Suarez punta centrale e Messi a destra ma libero di muoversi praticamente ovunque. Le caratteristiche di Messi e Suarez e la loro importanza nelle gerarchie del Barcellona hanno quindi in un certo senso limitato le qualità di Neymar: in qualsiasi altra squadra giocherebbe in una posizione più centrale e gli verrebbe data carta bianca nei movimenti. Ai tempi del Santos, Neymar giocava accanto a un centravanti “di peso” – per quanto se ne possano trovare nel campionato brasiliano – cioè giocatori meno dotati tecnicamente, meno veloci e più alti di lui. Con il Brasile ai Mondiali in casa del 2014, dove fu l’uomo simbolo della nazionale, giocò dietro Fred, un centravanti vero e proprio, bravo di testa ma lento. Quasi tutte le azioni offensive del Brasile passavano per Neymar, che partendo dalla trequarti era libero di scegliere come impostare le azioni della squadra.

Nell’attacco del PSG troverà le ali Julian Draxler, Lucas e Angel Di Maria e il centravanti titolare Edinson Cavani. Uno di questi potrebbe essere ceduto per fargli spazio, anche dal punto di vista economico, ma con un trasferimento che complessivamente potrebbe costare al club circa 400 milioni di euro, nelle gerarchie della squadra Neymar si troverebbe già il più in alto possibile. Nel prossimo attacco titolare del PSG, Neymar potrebbe quindi giocare attorno a Edinson Cavani (come Messi gioca attorno a Suarez), magari in presenza di un altro attaccante esterno dai movimenti più limitati (che farebbe quello che ha fatto Neymar al Barcellona).

Infine c’è la questione fiscale, che in Spagna è più complicata che in altri paesi, come dimostrano le multe e le condanne che le autorità spagnole infliggono regolarmente da alcuni anni a club e giocatori, principalmente per evasione fiscale. Nei tre anni al Barcellona Neymar ebbe problemi soprattutto con il fisco brasiliano, ma nel 2016 anche il fisco spagnolo iniziò a interessarsi al suo caso, coinvolgendo anche la sua famiglia.

Nel settembre del 2015, infatti, un tribunale federale brasiliano gli bloccò beni e proprietà per un valore di circa 42,3 milioni di euro. Fu accusato da un procuratore del ministero dell’Economia brasiliano di avere evaso dalle tasse per circa 14 milioni di euro fra il 2011 e il 2013 e il tribunale lo accusò di avere «omesso fonti di reddito dall’estero», citando il Barcellona come una delle fonti dei soldi non dichiarati. I metodi di pagamento del trasferimento di Neymar, che il Barcellona comprò dal Santos nel 2013, sono sempre stati ritenuti piuttosto controversi: il Barcellona è stato accusato dall’agenzia delle tasse spagnole di aver versato soldi a Neymar e alla sua famiglia quando ancora lui era un giocatore del Santos. E Neymar è stato accusato di non averli dichiarati al fisco brasiliano. Nel febbraio del 2014 il Barcellona pagò 13,5 milioni di euro all’agenzia delle tasse spagnola nell’ambito di una sorta di “patteggiamento” per i soldi non dichiarati nel corso del suo acquisto. Secondo Sandro Rosell, che è stato presidente del Barcellona dal 2010 al 2014, l’acquisto di Neymar costò al Barcellona 57 milioni di euro. Josep Maria Bartomeu, che è diventato presidente nel gennaio del 2014 e lo è tuttora, disse che a causa di alcuni soldi versati a Neymar e alla sua famiglia il costo per il trasferimento del calciatore salì fino a 86,2 milioni di euro.

In Francia, anche grazie alla proprietà qatariota del PSG, Neymar avrebbe probabilmente molti problemi in meno a cui pensare e sarebbe al riparo da ulteriori indagini del fisco spagnolo.