I batteri che causano la gonorrea, osservati al microscopio elettronico (NIAID - Wikimedia)

La gonorrea sta diventando resistente agli antibiotici

Lo ha annunciato l'Organizzazione Mondiale della Sanità: servono nuovi farmaci per fermare la malattia

I batteri che causano la gonorrea, osservati al microscopio elettronico (NIAID - Wikimedia)

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha annunciato che la gonorrea sta diventando sempre più resistente agli antibiotici e difficile da curare, se non impossibile in alcuni casi, come negli anni Venti del Novecento quando non c’erano ancora farmaci adatti per arrestarne la diffusione. Negli ultimi decenni, il batterio che causa la gonorrea ha dimostrato di sapersi evolvere e di diventare resistente alle classi di antibiotici introdotte per trattare le infezioni. I dati dell’OMS sono stati raccolti in 77 paesi in giro per il mondo dove la malattia è piuttosto comune: un nuovo farmaco in fase di sviluppo dovrebbe consentire in futuro di tenere sotto controllo i nuovi casi.

La gonorrea (o scolo) è una malattia che si trasmette sessualmente ed è causata dal batterio Neisseria gonorrhoeae. La sua trasmissione può avvenire per contatto diretto con chi è già infetto o tramite le sue secrezioni. Nelle femmine causa infiammazioni e perdite vaginali, accompagnate da altri disturbi come nausea e febbre. In molti casi è però asintomatica e diventa più difficile la sua diagnosi. Nei maschi causa soprattutto infiammazioni al pene e difficoltà a urinare. La gonorrea viene trattata con antibiotici per distruggere le colonie dei batteri che causano le infezioni. Le complicazioni, che riguardano soprattutto le donne, possono portare all’infertilità e fanno aumentare il rischio di contrarre l’HIV.

L’OMS stima che ogni anno in tutto il mondo 78 milioni di persone contraggano la gonorrea. La malattia è tornata a diffondersi sensibilmente a causa dell’uso meno frequente dei preservativi, la maggiore facilità con cui si viaggia e ci si sposta nel mondo, minori diagnosi precoci della malattia e difficoltà nel trattarla con classi di antibiotici adeguati. I primi farmaci per curare la gonorrea furono introdotti negli anni Trenta, con ulteriori innovazioni nei decenni seguenti. La loro ampia diffusione, e un uso talvolta eccessivo e ingiustificato, ha fatto sì che il batterio si sia evoluto e abbia maturato una resistenza. Negli anni Ottanta la malattia era facilmente curabile: c’erano molte classi di antibiotici adatte, ora invece il batterio è diventato più resistente al punto da essere difficile da contrastare nei casi più gravi.

Ancora prima dell’annuncio dell’OMS, negli anni scorsi le principali autorità sanitarie di Europa, Stati Uniti e Canada avevano segnalato l’emergere di batteri che causano la gonorrea resistenti ai tradizionali antibiotici. Uno studio pubblicato questa settimana, sulla rivista scientifica PLoS Medicine, dice che è ormai riscontrabile una netta resistenza del batterio della gonorrea a tre tipi di antibiotici solitamente prescritti per trattare la malattia. Molti paesi segnalano una resistenza nel 97 per cento dei casi alla ciprofloxacina, l’antibiotico più economico e diffuso contro la gonorrea, seguita dall’azitromicina (81 per cento) e dalle cefalosporine (66 per cento).

L’OMS dal 2016 ha avviato una collaborazione con la Drugs for Neglected Diseases initiative (DNDi), un’organizzazione non governativa che ha sede a Ginevra, in Svizzera, e che si occupa di valutare lo stato di avanzamento nella produzione di nuovi farmaci per curare particolari malattie. DNDi ha svolto le sue indagini e ha notato un rallentamento nel processo di approvazione della zoliflodacina, un nuovo tipo di antibiotico non ancora introdotto e verso il quale la malattia non ha quindi potuto maturare una resistenza. Il farmaco è stato sviluppato da Entasis Therapeutics, un’azienda statunitense che aveva ricevuto finanziamenti pubblici per svolgere test clinici sul suo antibiotico nel 2015. Questi avevano portato a risultati molto incoraggianti, con la maggior parte dei pazienti curati dalla gonorrea, ma la mancanza di ulteriori investimenti aveva impedito all’azienda di portare avanti il suo progetto.

Grazie all’interessamento di DNDi, ora Entasis potrà avviare una nuova fase di test sulla zoliflodacina coinvolgendo circa 650 volontari negli Stati Uniti, in Thailandia, in Sudafrica e in alcuni altri paesi. I test saranno però avviati nel novembre del 2018 e potrebbero quindi essere necessari un paio di anni prima dell’approvazione definitiva. Entasis, che ha il brevetto del farmaco, ha già annunciato che consentirà ai produttori di farmaci generici di vendere il suo antibiotico a basso costo nei paesi più poveri. L’azienda manterrà invece l’esclusiva per i paesi occidentali a reddito più alto. In parallelo, DNDi avvierà studi e rilevazioni per assicurarsi che il nuovo antibiotico non sia utilizzato in modo improprio, per evitare che il batterio che causa la gonorrea si adatti rapidamente al farmaco.

Secondo ricercatori ed esperti, ai nuovi trattamenti con antibiotici si dovrebbero affiancare sistemi più rapidi e affidabili per diagnosticare la gonorrea. La diagnosi passa attraverso il prelievo di un campione delle secrezioni della persona che si pensa sia infetta, che deve essere poi analizzato in laboratorio. La procedura richiede tempo e talvolta per precauzione la cura antibiotica viene avviata prima di avere i risultati, che possono dare indicazioni più precise sulla sottospecie del batterio contratto che ha causato la gonorrea. Il rischio è che il nuovo farmaco sia usato indiscriminatamente per trattare tutti i tipi di gonorrea, rendendo più probabile la maturazione di una resistenza all’antibiotico da parte del batterio.