• Italia
  • mercoledì 28 giugno 2017

Cosa chiede l’Italia all’Europa sui migranti

Oggi tutti i soccorritori sono vincolati a portare i migranti in Italia: il governo vuole condividere quest'onere, ma non sarà semplice

(ANSA/Manuel Scordo)

Nel primo pomeriggio di oggi si è tenuto a Bruxelles un incontro fra il rappresentante permanente dell’Italia nell’Unione Europea, Maurizio Massari, e il Commissario europeo per le migrazioni Dimitris Avramopoulos. Secondo alcuni giornali italiani, l’Italia ha fatto sapere ad Avramopoulos che intende chiudere i propri porti alle navi straniere, cioè in sostanza quelle delle ong che soccorrono i migranti nei pressi delle coste africane. Una fonte diplomatica che era presente all’incontro fra Massari e Avramopoulos ha spiegato al Post che non si è parlato esplicitamente di questa possibilità, ma che il governo italiano – che ha dato incarico a Massari di rappresentarlo – ritiene l’attuale situazione insostenibile, e che nel caso non si riuscisse a a trovare una soluzione intende impedire ulteriori sbarchi di migranti nei porti italiani.

Il problema posto dal governo italiano – e da molti critici del meccanismo di gestione dei flussi migratori dell’Unione Europea – è che da diversi anni le navi che soccorrono i migranti nel tratto di mare fra Italia e Nord Africa sbarcano solamente in Italia, lasciando al sistema di accoglienza italiano l’onere di occuparsi di decine di migliaia di persone. La situazione si è aggravata negli ultimi mesi, quando in seguito alla chiusura della “rotta balcanica”, all’inizio del 2016, il tratto di mare fra Italia e Libia è diventato il canale principale della migrazione via mare verso l’Europa.

Nello specifico, il problema di questi mesi nasce dal fatto che tutti gli enti coinvolti nelle operazioni di soccorso sono in qualche modo vincolati a sbarcare in Italia. La Guardia costiera italiana si comporta così perché opera solamente nei porti italiani; le navi di Frontex che compiono operazioni di soccorso tornano in Italia perché esplicitamente vincolate dagli accordi dell’operazione Triton, mentre le ong applicano la cosiddetta convenzione di Amburgo del 1979 sul soccorso marittimo, che prevede che gli sbarchi debbano avvenire nel primo “porto sicuro” – anche dal punto di vista del rispetto dei diritti umani – per prossimità geografica, e quindi scelgono l’Italia.

La fonte diplomatica contattata dal Post ha chiarito che il governo italiano ritiene di avere un problema soprattutto con le navi delle ong internazionali, e non con quelle di Frontex o altre missioni europee (come invece hanno scritto alcuni, fra cui ANSA). Secondo la stessa fonte negli ultimi tempi l’Italia sta cercando soluzioni alternative e si sta concentrando soprattutto sulla possibilità di chiedere ad altri paesi europei di accettare gli sbarchi delle navi che trasportano migranti. Per cambiare le misure della missione Triton di Frontex è necessario un voto all’unanimità del Consiglio Europeo, cosa molto difficile: di conseguenza è probabile che l’oggetto di questi discorsi siano le navi della Guardia Costiera e delle ong. Non è chiaro però in che modo si cercherà di convincere le ong a sbarcare le persone soccorse in porti più lontani di quelli italiani, cosa che andrebbe contro il diritto marittimo e limiterebbe la possibilità di compiere lo stesso numero di operazioni di soccorso.

La possibilità di chiudere i porti paventata dal governo italiano sarebbe una misura senza precedenti e che probabilmente attirerebbe molte critiche da parte delle istituzioni europee e dalle associazioni internazionali che si occupano di diritti umani.

Di recente la situazione è diventata particolarmente delicata per le autorità italiane: nelle ultime 48 ore, ventidue navi con a bordo complessivamente 12mila migranti sono sbarcate o stanno per sbarcare nei porti italiani. Fino alla settimana scorsa, i migranti arrivati via mare nel 2017 erano stati 78mila, in leggero aumento rispetto allo stesso periodo del 2016.

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