L'aula bunker del carcere romano di Rebibbia, dove l'8 marzo 2011 furono sentiti il pentito Gaspare Spatuzza e il boss mafioso Giuseppe Graviano (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
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  • sabato 10 Giugno 2017

La strategia di Graviano

Attilio Bolzoni su Repubblica spiega perché bisogna diffidare delle registrazioni contro Berlusconi diffuse ieri

L'aula bunker del carcere romano di Rebibbia, dove l'8 marzo 2011 furono sentiti il pentito Gaspare Spatuzza e il boss mafioso Giuseppe Graviano (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Su Repubblica, Attilio Bolzoni ha cercato di ridimensionare la rilevanza di alcune intercettazioni diffuse ieri in cui il boss mafioso Giuseppe Graviano tira in ballo l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi facendo intendere che avesse rapporti con la mafia. Bolzoni innanzitutto fa notare che «quelli intercettati sono “discorsi” e non fatti», e che Graviano molto probabilmente sapeva di essere intercettato (e quindi anche che le sue parole avrebbero creato un centro trambusto). Bolzoni ricorda anche che Berlusconi negli ultimi 20 anni è stato indagato più volte per presunti contatti con Cosa Nostra, ma che non ha mai ricevuto incriminazioni o condanne.

Sulla scena delle stragi di mafia precipita un’altra volta “M” o se preferite “Alfa” o anche “Autore 1”, tutte misteriose sigle per non segnare sul registro degli indagati un nome molto eccellente accanto a quelle bombe e a quei morti.
Anche perché il personaggio indicato dai pentiti come possibile mandante dei massacri più spaventosi avvenuti negli ultimi venticinque anni nel nostro Paese, Silvio Berlusconi, era nel contempo pure il capo del Governo italiano. Oggi però il Cavaliere è scivolato ancora nella fossa dei sospetti.
Materia da brivido se non fosse che per quel Giuseppe Graviano, dopo quasi un quarto di secolo di carcere duro, Berlusconi è diventata una vera e propria ossessione. Sarà per via di certi soldi di droga che in passato hanno preso la via del Nord, sarà che l’ex premier non ha mai goduto in generale di buona reputazione per la sua amicizia con Marcello Dell’Utri e una tessera della P2 in tasca, ma la “cortesia”, la “bella cosa” che avrebbe chiesto Berlusconi personalmente – e questo personalmente significa che si sarebbero incontrati e si sarebbero parlati – al boss di Brancaccio sembra davvero un messaggio molto obliquo. Lanciato da “Madre Natura” (così veniva chiamato dai suoi il Graviano) per farlo sapere a tutti.

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