Vladimir Putin al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, il primo giugno 2017 (AP Photo/Dmitry Lovetsky, pool)

Putin ha cambiato un po’ versione sugli attacchi informatici al Partito Democratico americano

Ha ammesso che potrebbero essere stati fatti da hacker russi «patriottici», ma non su ordine del suo governo

Vladimir Putin al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, il primo giugno 2017 (AP Photo/Dmitry Lovetsky, pool)

Il presidente russo Vladimir Putin ha cambiato versione sugli attacchi informatici subiti nel corso del 2016 dal Partito Democratico statunitense: ha detto che degli hacker russi, «patriottici», potrebbero avere avuto un ruolo negli attacchi su loro iniziativa personale per favorire l’elezione di Donald Trump. Finora la Russia aveva negato qualsiasi tipo di coinvolgimento russo nella vicenda, anche dopo che la CIA aveva pubblicato i risultati della propria indagine, secondo cui sarebbe stato proprio Putin a ordinare gli attacchi. Putin ha detto che gli hacker «sono come artisti» che scelgono i loro obiettivi a seconda del modo in cui si sentono «quando si svegliano al mattino», e ha aggiunto:

«Se sono patriottici, cominciano a fare la loro parte – che è la cosa giusta da fare, dal loro punto di vista – per combattere contro chi dice cose brutte sulla Russia».

Putin ha però ribadito che gli organi di stato russi e i loro dipendenti non hanno nulla a che vedere con gli attacchi informatici. Ha anche detto che potrebbero esistere strumenti tecnologici in grado di far sembrare che gli attacchi siano arrivati dalla Russia: secondo il New York Times avrebbe detto questa cosa per anticipare la presentazione di eventuali prove da parte delle agenzie di intelligence americane sul legame tra gli attacchi informatici e la Russia.