Migranti in arrivo a Crotone sulla nave di soccorso Phoenix il 27 maggio 2017 (Chris McGrath/Getty Images)
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  • lunedì 29 Maggio 2017

Il testo della “Carta di Palermo” sulla cittadinanza

L'abolizione del permesso di soggiorno e le altre proposte nel documento del 2015 sulle emergenze dell'immigrazione

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Migranti in arrivo a Crotone sulla nave di soccorso Phoenix il 27 maggio 2017 (Chris McGrath/Getty Images)

Il 15 marzo del 2015, al termine del convegno di tre giorni intitolato Io sono persona, venne firmata la Carta di Palermo, una dichiarazione di intenti all’avanguardia riguardo ai temi dell’integrazione e della cittadinanza, in cui il concetto principale è quello del diritto alla mobilità internazionale. L’unicità di questo documento sta nel dare spunti per affrontare in modo completamente nuovo la regolazione del flusso migratorio, per esempio proponendo l’abolizione dei permessi di soggiorno in favore di una radicale adozione della cittadinanza come strumento di inclusione e di partecipazione alla vita pubblica.

La soluzione alle emergenze, presenti in tutto il mondo e non soltanto nel Mediterraneo, non può prescindere, dunque, da una visione progettuale che abbia come elemento centrale il riconoscimento del migrante come persona. Occorre dunque riconoscere la mobilità di tutti e di ciascuno come un diritto umano inalienabile. Ogni altro aspetto, ivi compreso il concetto di “sicurezza”, troppe volte e impropriamente invocata, deve essere coerente con tale impostazione. Allo stesso modo ogni soluzione legislativa, amministrativa, organizzativa, comportamentale non può non partire dal presupposto che bisogna riconoscere il diritto umano alla mobilità di tutte le persone.

Questo impianto ha ispirato il convegno di Palermo intitolato IO SONO PERSONA. Accanto al titolo del Convegno di Palermo è inserita un’impronta digitale: per ricordare che ogni esigenza, a partire da quella della sicurezza, deve essere rispettosa del migrante persona umana e della mobilità come diritto.

Abolizione del permesso di soggiorno non è una provocazione, non è uno slogan velleitario. È la conferma di una scelta progettuale e valoriale, che impone l’eliminazione di apparati normativi emergenziali e disumani. La storia è piena di apparati normativi emergenziali che pervertono il valore della sicurezza e il valore del rispetto della persona umana. La storia è piena di una legalità disumana. Basti citare la pena di morte, che tuttavia persiste in numerosi Stati che pretendono di definirsi civili e democratici, e la schiavitù, prevista da leggi che consentivano – è soltanto un esempio – al grande Voltaire di arricchirsi comprando e vendendo esseri umani.
Un ruolo importante deve e può essere svolto dall’Unione Europea che può attuare il compito di una visione che si fa concretezza e vita quotidiana.

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