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  • lunedì 22 Maggio 2017

La Svizzera ha votato a favore del graduale abbandono dell’energia nucleare

Un referendum ha confermato la legge che prevede di ridurre i consumi di energia e promuovere la produzione da fonti rinnovabili

(Friso Gentsch/picture-alliance/dpa/AP Images

Domenica 21 maggio in Svizzera è stata approvata con un referendum la prima fase di attuazione della “Strategia energetica 2050”, un piano di revisione per tappe della legge sull’energia che prevede di ridurre il consumo di elettricità nel paese, di aumentare l’efficienza energetica, di promuovere la produzione da fonti rinnovabili e, dunque, di abbandonare gradualmente l’energia nucleare. La percentuale dei favorevoli ha raggiunto il 58,2 per cento e quella dei contrari il 41,8 per cento: su 26 cantoni solo quattro hanno rifiutato la nuova legge. L’affluenza è stata del 42,3 per cento, nella media delle ultime votazioni in un paese dove gli elettori e le elettrici sono chiamati a votare su diverse questioni tre o quattro volte all’anno.

«Per tutti gli ecologisti è una giornata storica e la Svizzera è finalmente entrata nel ventunesimo secolo», ha commentato la consigliera nazionale dei Verdi Adèle Thorens sulla tv pubblica RTS. Le reazioni positive sono arrivate anche da Greenpeace e altre organizzazioni che si occupano di ambiente. Il referendum contro la nuova legge sull’energia voluta dalla maggioranza del Consiglio Federale e del Parlamento era stato voluto dal partito di destra dell’Unione democratica di centro (Udc), affiancato da alcuni esponenti politici di altri partiti e da alcune associazioni legate alle industrie.

In Svizzera la quota di energia elettrica di origine nucleare è circa il 40 per cento del totale, e proviene da cinque centrali entrate in funzione tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta. La “Strategia energetica 2050” prevede il divieto di costruzione di nuove centrali nucleari e una serie di misure per ridurre in generale il consumo di energia: quella degli edifici, per esempio, attraverso un sostegno economico a chi li rinnova e rende più efficienti, e quella delle auto attraverso l’inasprimento e l’estensione delle prescrizioni relative alle emissioni di anidride carbonica. Il piano prevede poi di aumentare l’efficienza energetica e la produzione di energie rinnovabili attraverso un contributo per le grandi centrali idroelettriche nuove e un sostegno alle centrali idroelettriche esistenti. Gli impianti per l’impiego di energie rinnovabili saranno poi riconosciuti di interesse nazionale alla pari della protezione della natura e del paesaggio.

Secondo i sostenitori della riforma il progetto rafforzerà la Svizzera: contiene incentivi per ridurre il consumo di energia e la quota di combustibili fossili importati come il petrolio. Permetterà quindi di diminuire la dipendenza energetica dai paesi stranieri, preservare il clima, promuovere la produzione di energie rinnovabili locali come quella solare, eolica, geotermica e da biomassa e rafforzare l’energia idroelettrica. Il progetto rafforzerà infine l’innovazione, promuoverà gli investimenti e creerà nuovi posti di lavoro. Secondo gli oppositori, invece, l’attuazione della “Strategia energetica 2050” comporterà costi eccessivi per le aziende e lo Stato, aumenterà la burocrazia e i divieti, metterà a rischio l’approvvigionamento energetico e deturperà il paesaggio.