Due uomini costruiscono uno scheletro in plastica nel 1949. (Fox Photos/Getty Images)

«Donate il mio corpo alla scienza!»

Il New Yorker racconta la storia di uno storico dell'architettura che voleva donare le proprie ossa alla sua università, e da morto ha lasciato un bel grattacapo alla famiglia

Due uomini costruiscono uno scheletro in plastica nel 1949. (Fox Photos/Getty Images)

Christopher Gray era uno storico dell’architettura, morto a 66 anni lo scorso 10 marzo a New York: Gray aveva tenuto dal 1987 al 2014 una rubrica sull’architettura di New York sul New York Times, che infatti alla sua morte gli ha dedicato un necrologio. Gray era ammalato di polmonite, e ha avuto delle non meglio precisate complicazioni che ne hanno causato la morte: prima, però, aveva lasciato una richiesta bizzarra, che è stata raccontata recentemente dal New Yorker.

In una mail spedita alla St. Paul’s School di Concord, in New Hampshire, la sua università, Gray aveva scritto: «È mio desiderio, quando muoio, che il mio scheletro sia spolpato (non chiedete!), montato con delle articolazioni e donato a un istituto meritevole che non sia completamente in imbarazzo a essere collegato al mio nome, perché sia esposto nel laboratorio di scienze». Gray aggiunse anche una donazione alla scuola, che però sarebbe stata fatta solo se avessero accettato lo scheletro e lo avessero esposto «per 10 anni? Oppure finché non viene rubato da quelli dell’ultimo anno. Qualunque cosa succeda prima». La famiglia di Grey è rimasta un po’ sorpresa dalla sua richiesta, quando l’hanno scoperta dopo la sua morte. Ma volevano esaudire il suo desiderio, e non avevano particolari problemi a farlo: «Siamo gente di scienza. Crediamo che l’associazione culturale tra gli scheletri e le ossa e la morte sia ridicola». Ma c’era un problema: come trasformare il corpo di Grey in uno scheletro che potesse essere esposto in un’università?

Prima si sono rivolti alla società che aveva indicato lo stesso Grey, la Skulls Unlimited International, Inc. di Oklahoma City, che si occupa di pulire scheletri di animali, principalmente per i cacciatori. Ma una dipendente ha risposto loro che, anche se a volte trattano corpi umani, lo fanno solo per gli ospedali e le scuole di medicina: «Altrimenti ci sarebbe gente che mette la nonna sul divano in soggiorno». La famiglia Grey ha ottenuto risposte simili da altri centri specializzati dove viene studiata la decomposizione dei cadaveri, mentre la Sam Houston State University ha detto che avrebbero potuto accettare e trattare il corpo, ma che non avrebbero restituito le ossa. L’unica risposta utile è stata quella dell’University of Tennessee, che ha spiegato che a volte si occupano di “scheletrizzare” i cadaveri per conto di altre istituzioni con cui hanno un rapporto di amicizia, come lo Smithsonian’s National Museum of Natural History di Washington, DC.

La famiglia Grey si è rivolta allora allo Smithsonian, che ha una collezione di circa 30mila scheletri umani. Il dottor David Hunt, che gestisce la collezione, ha spiegato al New Yorker che è più facile per gli studenti imparare da scheletri veri, con le loro particolarità e imperfezioni, piuttosto che dalle repliche costruite dalle ditte specializzate. La maggior parte degli scheletri erano di persone amiche del museo, come l’antropologo Grover Krantz, morto nel 2002, che aveva motivato la sua decisione dicendo di essere stato un insegnante per tutta la vita, e che quindi tanto valeva continuare anche da morto. La famiglia Grey ebbe un’idea per fare arrivare lo scheletro di Christopher Grey alla St. Paul School: avrebbero donato il corpo allo Smithsonian, che lo avrebbe fatto trattare dalla University of Tennessee, ricevuto sotto forma di scheletro e infine prestato a lungo termine alla St. Paul School. Attualmente il corpo si trova alla University of Tennessee, dove impiegherà circa 18 mesi per decomporsi sufficientemente perché gli studenti possano usare delle spazzole per pulire le ossa, e trasformarlo in uno scheletro che possa essere esposto. Nel frattempo, gli studenti di medicina lo useranno per fare pratica di vario tipo. Una volta pulite le ossa, saranno montate e collegate allo Smithsonian da Paul Rhymer, il tassidermista del museo. Infine, il figlio Peter lo caricherà in auto e lo porterà da Washington al New Hampshire.

Theresa Gerardo-Gettens, una docente di biologia della St. Paul School, ha spiegato che nella scuola c’è già uno scheletro vero: quando lo fa vedere agli studenti, ricorda sempre loro che quelle ossa appartenevano a una persona – vissuta negli anni Trenta o Quaranta, dice – con una vita e una storia, e questo porta sempre a discussioni interessanti sulla morte. Ha detto che vuole scoprire più cose sulla vita di Grey, per quando lo scheletro sarà pronto.