(Da "The Wolf of Wall Street")
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  • sabato 25 Marzo 2017

Il divieto su tablet e portatili in aereo serve a qualcosa?

Negli Stati Uniti entra in vigore oggi, fra lamentele e disagi: il problema esiste, ma paradossalmente le nuove norme sono troppo poco capillari per essere efficaci

(Da "The Wolf of Wall Street")

A inizio settimana gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno imposto nuove misure di sicurezza che riguardano i passeggeri provenienti dai voli di alcuni paesi Medio Oriente, dal Nord Africa e della Turchia. A chiunque prenda un volo verso Stati Uniti o Regno Unito partendo da quei paesi – o meglio, da alcuni aeroporti di quei paesi – sarà vietato portare con sé in cabina dispositivi elettronici più grandi di un normale smartphone: quindi niente laptop e niente tablet. Per quanto riguarda gli Stati Uniti il divieto è attivo da oggi, nel caso del Regno Unito è in piedi da un po’ ma erano stati previsti alcuni giorni per permettere alle compagnie aeree di adeguarsi.

Le regole decise da Stati Uniti e Regno Unito sono leggermente diverse tra loro, ma uguali nel principio di base: in quei paesi, molti dei quali considerati a rischio terrorismo, i controlli di sicurezza non sono totalmente affidabili e da tempo esiste la possibilità di nascondere dell’esplosivo in quel tipo di dispositivi (per esempio nella batteria di un laptop).  Oltre a causare diversi disagi per migliaia di passeggeri “normali”, le nuove regole imposte da Stati niti e Regno Unito sono state messe in discussione da diversi esperti di sicurezza, che dubitano della loro reale efficacia.

Perché proprio ora?
Un comunicato del dipartimento della Sicurezza interna degli Stati Uniti ha spiegato che “informazioni di intelligence analizzate indicano che gruppi terroristici continuano a colpire l’aviazione civile, incluso il rischio che dispositivi esplosivi vengano nascosti in diversi articoli di consumo”. Il caso noto più recente è successo nel febbraio 2016 su un aereo somalo, quando un uomo attivò dal suo laptop una bomba, finendo però risucchiato dal buco fatto dall’esplosione (l’aereo poi atterrò e ci furono solo due feriti). Non sembra però esserci – almeno a livello ufficiale – una chiara e imminente minaccia. È però probabile che grandi gruppi terroristici come al Shabaab, lo Stato Islamico o al Qaida abbiano raggiungo le competenze per costruire dispositivi sufficientemente sofisticati da superare superficiali controlli di sicurezza.

La questione degli aeroporti
Nel caso degli Stati Uniti il divieto riguarda aeroporti di certi paesi, ma non interi paesi. Due analisti del Washington Post hanno ipotizzato che possa essere una forma di protezionismo economico, perché sono aeroporti in cui non partono o arrivano aerei di compagnie statunitensi. Sarebbe un modo per penalizzare compagnie come Emirates, Etihad Airways e Qatar Airways (ne abbiamo parlato un po’ più nel dettaglio qui). È però un fatto che i controlli di sicurezza di aeroporti diversi abbiano diversi livelli di sicurezza.

Come ha scritto su The Conversation Michaela Preddy, che si occupa di gestione della sicurezza degli aeroporti e insegna alla University of Central Lancashire: «Si sa che gli scanner dei bagagli di alcuni paesi in via di sviluppo non sono abbastanza sofisticati per individuare dispositivi esplosivi di ultima generazione, che possono essere nascosti in dispositivi elettronici. Ma limitare il divieto a soli 10 specifici aeroporti lascia aperti rischi significativi» e, soprattutto, Preddy ha anche scritto che «alcuni di quegli aeroporti operano con alti standard e hanno sistemi di sicurezza tra i più aggiornati». Di conseguenza, «se il divieto riguarda solo questi aeroporti, cosa dovrebbe essere di molti altri aeroporti con sistemi di sicurezza molto meno avanzati?».

E gli smartphone?
Il divieto riguarda anche altri oggetti come certe console per videogiochi o le fotocamere, ma non gli smartphone: a parte quelli molto grossi, più grandi di 16 centimetri d’altezza e 9,3 di larghezza. Gli smartphone non fanno parte del divieto semplicemente per una questione pratica: è possibile mettere una bomba (cioè dell’esplosivo) in un iPhone, ma quell’esplosivo non sarebbe particolarmente potente. Gli smartphone restano però un dispositivo grazie al quale si può far partire la detonazione di un esplosivo messo altrove.

Dalla cabina alla stiva
Philip Baum, esperto di sicurezza aeroportuale che collabora con Aviation Security International ha detto che sarebbe difficile, ma non impossibile, attivare con lo smartphone dalla cabina una bomba che si trova nella stiva. Ha anche fatto notare che i controlli di sicurezza fatti ai bagagli da portare in cabina sono più efficaci di quelli fatti ai bagagli da portare in stiva: perché nel caso della cabina si tratta di bagagli più piccoli, controllati più accuratamente, avendo davanti la persona che possiede la valigia. Il divieto – che non vale per gli equipaggi – non può nulla contro un’eventuale collaborazione di un dipendente dell’aeroporto: (la bomba sull’aereo somalo ci arrivò proprio grazie a una situazione simile.

E nel caso di voli di collegamento?
Il divieto riguarda solo voli diretti da paese interessato a Stati Uniti (o Regno Unito). Nel caso di voli di collegamento – per esempio con uno scalo di un paio d’ore a Parigi o Roma – il divieto non è attivo. Si può quindi volare da uno dei paesi verso Roma, con il proprio tablet in cabina, e da lì andarci negli Stati Uniti, sempre tenendoselo in cabina. Il fatto è che Stati Uniti e Regno Unito si fidano più dei controlli europei rispetto a quelli di altri paesi: comunque per volare negli Stati Uniti ci si deve sottoporre di solito a un nuovo controllo di sicurezza, anche se non si è usciti dall’aeroporto.

Non è nemmeno chiaro cosa succederà a quei voli che si fermano in alcuni aeroporti per fare rifornimento e, già che ci sono, caricano alcuni nuovi passeggeri, come se facessero una fermata intermedia.

Come è stato preso il divieto?
Male, da diversi attivisti che ne hanno parlato come di una cosa che discrimina, senza basi solidissime, i viaggiatori provenienti da alcuni paesi. Qualcuno ha anche fatto notare i problemi di privacy e sicurezza personale conseguenti a dover obbligare certe persone a separarsi da un dispositivo elettronico che potrebbe contenere informazioni riservate.

Ovviamente la cosa non fa piacere nemmeno alle compagnie che volano dai paesi o dagli aeroporti interessati ma, comunque, almeno sui social, molte di loro l’hanno presa sul ridere.