Un ex parlamentare russo anti-Putin è stato ucciso a Kiev

Denis Voronenkov si era trasferito in Ucraina e un mese fa aveva detto in tv: «Non voglio nascondermi, succederà quello che succederà»

(Roman Yarovitcyn/Kommersant Photo via AP)

Giovedì 23 marzo è stato ucciso a Kiev, in Ucraina, Denis Voronenkov, ex deputato della Duma (la camera bassa del parlamento russo) e noto critico del governo di Vladimir Putin. Voronenkov si trovava davanti a un hotel nel centro della città, quando un uomo non identificato gli ha sparato. Nel 2011 era stato eletto con il Partito Comunista della Federazione Russa, il secondo partito russo per numero di seggi in parlamento dopo Russia Unita (il partito di Putin). Alle elezioni dello scorso autunno Voronenkov non era stato rieletto e si era trasferito con la moglie in Ucraina, dove aveva preso la cittadinanza. Aveva detto che era stato costretto a lasciare la Russia perché i servizi segreti russi lo perseguitavano. Da qualche mese era diventato un attivo critico di Putin, e soprattutto delle sue politiche in Ucraina: in realtà nella seduta parlamentare sull’annessione della Crimea, nel 2014, Voronenkov aveva votato a favore, e per questo la concessione della cittadinanza fu molto criticata in Ucraina. Lui si difese dicendo che anche se il suo voto era stato registrato, quel giorno non era in aula.

Un mese prima di morire, in un’intervista alla televisione Radio Free Europe, Voronenkov aveva detto:

«Credo che succederà quello che succederà. Non voglio nascondermi. Penso anche che i servizi segreti ucraini siano molto migliorati negli ultimi tre anni, perciò non sono preoccupato».