• Italia
  • lunedì 20 marzo 2017

Le seconde generazioni a scuola

Un po' di grafici per sapere, tra le altre cose, quanti sono gli alunni stranieri nelle scuole italiane, dove pensano di vivere da grandi e quanti di loro si sentono italiani

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Una bambina scrive sulla lavagna in una foto d'archivio (ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)

Nel 2016, l’Istat ha presentato un rapporto sull’integrazione scolastica e sociale delle seconde generazioni, prendendo in considerazione la vita scolastica dei figli dei cittadini stranieri nati in Italia o arrivati da bambini. Il rapporto fa riferimento ai dati raccolti durante il 2015 e analizza sotto vari aspetti la vita degli studenti stranieri: per esempio, oltre alle domande relative al rendimento scolastico e al rapporto con gli insegnanti, è stato chiesto ai ragazzi come passino il loro tempo libero, dove vorrebbero vivere da grandi e se si sentano o meno italiani.

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Chi rientra nella seconda generazione

Nel 2015, prendendo in considerazione le scuole dove fossero iscritti almeno 5 cittadini stranieri, gli studenti non italiani erano circa 148 mila nelle scuole medie e 157 mila alle superiori. Di questi, il 30,4 per cento è nato in Italia, il 23,5 per cento è arrivato prima dei sei anni di età, il 26,2 per cento è entrato in Italia tra i sei e i dieci anni e il 19,9 per cento è arrivato dopo aver compiuto undici anni. Nell’analisi non sono state quindi considerate soltanto le “seconde generazioni” in senso stretto, ovvero quelle nate da genitori stranieri in un paese di immigrazione, ma anche chi è arrivato in Italia prima della maggiore età. Più nello specifico invece, gli studi danno nomi diversi in base al momento in cui il minore si è trasferito, a partire dalla sigla “G2” che identifica le seconde generazioni nate in Italia, dove G sta per generazione e 2 per seconda: si parla quindi di G 1,75 per chi si è trasferito in Italia prima di iniziare ad andare a scuola (1,75 perché essendo arrivati in età prescolare sono considerati i più vicini ai G2 nati qui); di G 1,5 per coloro che hanno iniziato le elementari nel paese di origine, ma hanno completato l’educazione scolastica all’estero; infine di G 1,25 per chi è arrivato in Italia tra i 13 e i 17 anni.

Nelle classi

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Se si osserva la presenza di studenti stranieri differenziando in base alla cittadinanza e all’età di arrivo in Italia, si possono notare i tempi diversi di arrivo dei diversi gruppi di appartenenza. Per esempio, più della metà degli alunni cinesi (59,3%) e filippini (55,4%) è ormai nata in Italia, mentre la maggioranza degli studenti ucraini e moldavi è arrivata e ha iniziato a frequentare le scuole italiane dopo gli 11 anni.

Fuori da scuola

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I rapporti con i compagni di scuola fuori dall’orario scolastico sono vari: tra gli alunni delle scuole medie il 9,3 per cento degli italiani dice di non frequentare i propri compagni, mentre tra gli stranieri la percentuale è più alta, arrivando intorno al 21,6 per cento. Queste differenze sono meno marcate alle superiori. Guardando alle nazionalità, più della metà degli alunni italiani dice di frequentare sia compagni italiani che stranieri, mentre il restante 47,4 per cento esce solo con altri italiani. La maggioranza degli stranieri frequenta principalmente coetanei italiani; c’è poi un 37,5 per cento che vede sia italiani che stranieri e un 13,8 per cento che invece sta solo con altri stranieri. Tra questi ultimi, sono soprattutto i cinesi e i filippini a frequentare per lo più solo stranieri e in particolare connazionali; mentre gli ucraini, gli albanesi e i romeni si vedono più spesso con coetanei italiani.


Dove vivresti da grande?

Le risposte dei minori italiani e stranieri a questa domanda si somigliano molto: rispettivamente, il 46,5 e il 42,6 per cento dice di immaginare il proprio futuro all’estero. Dal primo all’ultimo, i primi dieci paesi che gli intervistati sceglierebbero sono: gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Germania, la Francia, l’Australia, la Spagna, il Canada, il Giappone, la Svizzera e il Brasile. Gli Stati Uniti sono al primo posto anche tra le preferenze date rispettivamente dagli italiani, dai nati in Italia e dai nati all’estero. Sul secondo posto ci sono differenze: nelle classifiche degli italiani e dei nati in Italia c’è il Regno Unito, mentre per i nati all’estero la Germania. Rispetto alla nazionalità, la preferenza per l’Italia è maggiore tra i moldavi (49,4%) e gli ucraini (46,1%).


Chi si sente italiano

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Il fatto di sentirsi o meno italiani dipende molto dal luogo in cui si è nati o dall’età in cui si è arrivati in Italia. Nell’insieme, il 38 per cento degli intervistati si sente italiano, il 33 straniero, mentre il 29 dice di non saper rispondere alla domanda. Rispetto alla provenienza, i minori di origine asiatica o dell’America Latina sono tra coloro che più frequentemente si sentono stranieri; intorno al 45 per cento è invece la percentuale di romeni che si sente italiana.

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