• Cultura
  • venerdì 10 febbraio 2017

La volta che contestarono Luciano Lama, nel ’77

Repubblica ricorda l'anniversario di una giornata celebre in quell'anno di contestazioni, facendo parlare due che c'erano (e che ancora non l'hanno superata)

Il 17 febbraio 1977 il capo del sindacato CGIL Luciano Lama fu contestato durante un comizio all’università “La Sapienza” di Roma da parte di alcuni movimenti studenteschi e non solo che in quell’anno furono protagonisti di iniziative e proteste politiche molto vivaci in diverse parti dell’Italia, e che poi presero il retrospettivo nome di “Il Settantasette”: la contestazione contro Lama fu aggressiva e violenta, e lo costrinse a interrompere il comizio e abbandonare l’università. Quella giornata fu letta come il simbolo di una ormai consumata rottura tra la sinistra radicale e le istituzioni più tradizionali della sinistra italiana, il PCI e il sindacato.
Con qualche giorno di anticipo sul quarantesimo anniversario di quella contestazione, Repubblica ha fatto incontrare due persone che c’erano, con un ruolo rilevante dalle rispettive parti: l’autista di Lama e uno dei leader della contestazione, che hanno oggi 78 e 74 anni, e ha riraccontato la storia in un articolo di Concetto Vecchio.

Le foto di quel giorno di 40 anni fa sono squadernate sul tavolo: «Questo sono io», Antonio Lippa indica con il dito un’immagine che lo raffigura dietro al leader della Cgil, Luciano Lama, che pallido, la pipa stretta in bocca, guadagna l’uscita dall’università di Roma rincorso da centinaia di autonomi: “La cacciata di Lama”, appunto, lo psicodramma della sinistra italiana. Un trauma così profondo, anche a distanza di decenni, che quando arriva l’autonomo Vincenzo Miliucci, il leader dei duri del Collettivo di via dei Volsci, i due “nemici” si stringono la mano abbassando lo sguardo. «Voi del Pci poi costruiste un dossier infame contro di noi, in un fotomontaggio venni raffigurato con un bastone in mano!», lo affronta Miliucci. «Se questi sono i presupposti meglio non discutere con lei», gli ribatte Lippa. «La ferita è ancora aperta, vedo», alza la voce Miliucci. «Certo che sì», dice Lippa scosso.

(continua a leggere sulla rassegna stampa di Cinquantamila)

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