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  • giovedì 2 febbraio 2017

L’omicidio di Vasto

La storia di Fabio Di Lello, che mercoledì ha ucciso l'uomo che aveva causato la morte di sua moglie in un incidente stradale l'estate scorsa

(ANSA)

Mercoledì 1 febbraio a Vasto, in provincia di Chieti, un uomo è stato ucciso con tre colpi di pistola dal marito della donna che aveva investito la scorsa estate, causandone la morte. Fabio Di Lello, che ha 32 anni e lavora nel panificio di famiglia molto conosciuto in città, ha atteso che Italo D’Elisa (22 anni) uscisse dal bar Drink Water a poca distanza dall’incrocio dove aveva provocato l’incidente, poi secondo alcuni testimoni ha scambiato qualche parola con lui, ha estratto la pistola e gli ha sparato tre volte all’addome. Di Lello ha poi lasciato la zona. Poco dopo sono arrivati i primi soccorsi, ma D’Elisa era ormai morto.

I carabinieri di Vasto hanno cercato Di Lello per alcune ore. Sulla tomba della moglie, Roberta Smargiassi, è stata trovata la pistola utilizzata per uccidere D’Elisa. Nel tardo pomeriggio Di Lello si è costituito e ora è in stato di fermo, in attesa dei primi provvedimenti della magistratura. Repubblica scrive che, prima di costituirsi, Di Lello avrebbe chiamato un amico dicendogli di avere ucciso l’uomo che aveva provocato la morte di sua moglie, e che stava andando al cimitero per fare visita alla tomba di Smargiassi. Lì avrebbe chiamato per la prima volta il suo avvocato.

Roberta Smargiassi, 34 anni, era morta nel luglio del 2016 in un incidente stradale mentre era su uno scooter. Secondo le ricostruzioni, D’Elisa non si era fermato al semaforo rosso con la sua FIAT Punto, scontrandosi con lo scooter e con una Renault Clio che arrivava in direzione opposta. Dopo l’impatto piuttosto violento, Smargiassi era caduta sull’asfalto riportando diversi traumi e ferite. Trasportata d’urgenza in ospedale, era morta poco dopo il ricovero. Era sposata con Di Lello da pochi mesi.

Insieme agli altri parenti e amici di Smargiassi, Di Lello nelle settimane successive all’incidente aveva organizzato diverse iniziative per ricordare la moglie e chiedere alla magistratura di chiarire le responsabilità dell’incidente. La procura aveva aperto un’indagine per omicidio stradale nei confronti di D’Elisa, chiusa alla fine di novembre con un primo suo rinvio al giudice dell’udienza preliminare (GUP). D’Elisa era stato sottoposto a controlli e analisi, senza che fosse rilevata la presenza di sostanze stupefacenti o livelli di alcol nel sangue superiori a quelli consentiti.

Il fatto che D’Elisa fosse libero, come è naturale che sia secondo la legge, aveva portato ad alcune tensioni in città, soprattutto tra i suoi parenti e amici più stretti e tra quelli di Di Lello. Un paio di settimane dopo l’incidente era stata organizzata una fiaccolata in ricordo di Roberta Smargiassi per “chiedere giustizia”. Sul suo profilo Facebook, Di Lello scriveva spesso post pubblici in ricordo della moglie, ricevendo commenti e incoraggiamenti dai suoi conoscenti e dure critiche nei confronti di D’Elisa.

Secondo Pompeo Del Re, il legale di D’Elisa: “C’è stata una campagna di odio da parte dei familiari di questa ragazza. Ora ne vediamo le conseguenze. Vedevamo manifesti dappertutto. Continui incitamenti anche su Internet a fare giustizia. Alla fine c’è stato chi l’ha fatta. Si è fatto giustizia da sé. Tra l’altro dopo tempo, quindi una premeditazione. Il percorso della giustizia stava andando avanti. Italo D’Elisa sarebbe dovuto comparire nei prossimi giorni davanti al GUP”.

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