Manuel Vázquez Montalbán a Roma (ALESSIA PARADISI/AFP/Getty Images)

Nel 2018 uscirà un nuovo libro su Pepe Carvalho

E non lo sta scrivendo il suo inventore, Manuel Vázquez Montalbán, ma un altro scrittore

Manuel Vázquez Montalbán a Roma (ALESSIA PARADISI/AFP/Getty Images)

Pepe Carvalho è il detective più famoso della letteratura spagnola, protagonista di una serie di romanzi e racconti usciti dal 1972 – il primo è Ho ammazzato J. F. Kennedy – al 2000, che ha venduto più di 12 milioni di copie in tutto il mondo. Il prossimo libro della saga uscirà nel 2018, a oltre 18 anni dall’ultimo e a 15 dalla morte del suo autore, cioè il poeta, romanziere ed esperto di cucina catalano Manuel Vázquez Montalbán. Non si tratta di un romanzo postumo, anzi è ancora in fase di scrittura: la sua esistenza è il risultato di un accordo tra gli eredi di Vázquez Montalbán e il gruppo Planeta, la casa editrice che lo pubblicava, che hanno affidato al romanziere Carlos Zanón la stesura di una nuova storia di Carvalho. La data di uscita non è ancora certa. Si sa poco della trama, se non – ha spiegato Zanón – che sarà ambientata nella Barcellona contemporanea con i suoi scandali di corruzione, la nascita di nuovi partiti come Podemos, e le istanze del movimento indipendentista.

Il personaggio, l’ambientazione e la struttura del romanzo ricalcheranno quindi quelli originali, dove le indagini di Carvalho – ex comunista, ex agente della CIA, appassionato di cucina («Sherlock Holmes suonava il violino. Io cucino») e piromane di libri letti – fornivano lo spunto per raccontare le vicende sociali e politiche dell’epoca. «Rispetto molto il personaggio, ma sarà un libro scritto da me» ha detto Zanón al giornale La Vanguardia, che ha dato la notizia dell’accordo e su cui, a luglio scorso, Zanón aveva pubblicato un racconto con protagonista Carvalho nei giorni nostri.

Zanón è nato a Barcellona nel 1966 ed è uno degli scrittori di noir spagnoli più rilevanti del momento, diventato famoso per Tarde, mal y nunca, pubblicato in Italia da e/o con il titolo Fuori tempo massimo, Yo fui Johnny Thunders e Marley estaba muerto. Oltre che per il genere, Zanón è stato scelto per l’ambientazione dei romanzi, che come quelli di Vázquez Montalbán raccontano Barcellona, le sue strade e i suoi abitanti, anche se Zanón di solito si concentra di più sulle classi disagiate e i problemi sociali.

Zanón ha spiegato al Guardian che Carvalho «è l’unico personaggio letterario rimasto. Vázquez Montalbán ha creato una specie di figura mitologica: Carvalho era uno strumento che gli permetteva di andare in giro per le strade e vedere che succedeva. Vázquez Montalbán aveva un vero talento nel setacciare le cose e intuire quali questioni erano importanti e quali no». Come il suo personaggio, anche Vázquez Montalbán è una figura leggendaria: figlio di un dissidente del Partito socialista unificato della Catalogna che lui conobbe a cinque anni quando uscì dal carcere, nel 1962, a 23 anni fu a sua volta condannato a tre anni di carcere per aver preso parte alla Resistenza antifranchista; fu lì che iniziò a scrivere il suo primo libro. Poi fece un po’ di tutto: oltre che romanzi scrisse saggi, poesie, articoli di giornale, era un grande tifoso del Barcellona e raffinato esperto di cucina, su cui pubblicò molti libri. Morì per un infarto a Bangkok nel 2003, a 64 anni.

Vázquez Montalbán fu pubblicato per la prima volta in Italia nel 1980 con Manifesto subnormale da Pellicanolibri Edizioni, grazie all’interessamento di Leonardo Sciascia. Poi uscì a lungo con Sellerio, mentre ora è pubblicato da Feltrinelli. La maggior parte della saga di Pepe Carvalho è stata tradotta dalla scrittrice catalana Hado Lyria. Il nome di Vázquez Montalbán sopravvive in quello del commissario Montalbano, scelto appositamente dal suo amico Andrea Camilleri, e in quello del premio a lui intitolato e dedicato a scrittori di gialli e polizieschi. In attesa del nuovo romanzo Booket, che fa parte del gruppo editoriale Planeta, ripubblicherà i libri di Pepe Carvalho in formato tascabile.

In Spagna non c’è la tradizione di far sopravvivere un personaggio letterario alla morte dell’autore, ma la pratica è abbastanza diffusa nella letteratura noir. Gli eredi di Arthur Conan Doyle affidarono a Anthony Horowitz il compito di continuare la saga di Sherlock Holmes, per esempio, e nel 2011 uscì La casa della seta. Sherlock Holmes è stato anche ripreso in una popolare serie tv di BBC, scritta da Mark Gatiss e Steven Moffat, con protagonisti Benedict Cumberbatch e Martin Freeman. Nel 2014 uscì invece Tre stanze per un delitto: Il ritorno di Poirot, scritto dall’inglese Sophie Hannah su richiesta della fondazione Agatha Christie presieduta dal bisnipote della scrittrice: riportò in libreria una nuova storia sul detective belga Hércules Poirot, protagonista di una saga scritta da Christie dal 1920 al 1975. James Bond di Ian Fleming è stato ripreso nel tempo da molti scrittori tra cui Kingsley Amis, padre di Martin Amis, William Boyd e Sebastian Faulks, e lo stesso è successo a Philip Marlowe, l’investigatore privato inventato nel 1939 da Raymond Chandler, recuperato da Robert Parker e recentemente da John Banville in La bionda dagli occhi neri. Uno dei casi più recenti è infine la saga Millennium di Stieg Larsson, continuata dopo la morte dell’autore, nel 2003, dallo scrittore svedese David Lagercrantz con Quello che non uccide, uscito 2015.

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