Buffalo Bill fotografato nel 1900 circa (Hulton Archive/Getty Images)
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  • martedì 10 Gennaio 2017

Scelta tra la vita e la morte

Buffalo Bill fotografato nel 1900 circa (Hulton Archive/Getty Images)

«Se avessi potuto scegliere fra la vita e la morte
fra la vita e la morte, avrei scelto l’America»

Francesco De Gregori, “Bufalo Bill”, uscito nel singolo Bufalo Bill/Atlantide nel 1976

Negli Stati Uniti Buffalo Bill è una figura leggendaria e realmente esistita: il suo vero nome era William Frederick Cody, era nato a Le Claire, in Iowa, nel 1846 e morto a Denver, in Colorado, il 10 gennaio del 1917. Fu un soldato, combatté nella guerra di Secessione con gli stati dell’Unione, e poi divenne cacciatore di bisonti: si racconta che tra il 1868 e il 1872 ne avesse uccisi quattromila. È anche famoso per aver ucciso e preso lo scalpo di un guerriero Cheyenne per vendicare l’uccisione del generale George Armstrong Custer nella battaglia del Little Bighorn. Le sue imprese vennero raccontate in uno spettacolo teatrale con Buffalo Bill nel ruolo di sé stesso, e che venne rappresentato in tutto il mondo, Italia compresa.

«Il paese era molto giovane,
i soldati a cavallo erano la sua difesa.
Il verde brillante della prateria
dimostrava in maniera lampante l’esistenza di Dio,
del Dio che progetta la frontiera e costruisce la ferrovia.
A quel tempo io ero un ragazzo
che giocava a ramino, fischiava alle donne
Credulone e romantico, con due baffi da uomo
Se avessi potuto scegliere fra la vita e la morte,
fra la vita e la morte, avrei scelto l’America

Tra bufalo e locomotiva la differenza salta agli occhi:
la locomotiva ha la strada segnata,
il bufalo può scartare di lato e cadere.
Questo decise la sorte del bufalo,
l’avvenire dei miei baffi e il mio mestiere.
Ora ti voglio dire: c’è chi uccide per rubare
e c’è chi uccide per amore,
il cacciatore uccide sempre per giocare,
io uccidevo per essere il migliore.
Mio padre guardiano di mucche,
mia madre una contadina.
Io, unico figlio biondo quasi come Gesù,
avevo pochi anni e vent’anni sembran pochi,
poi ti volti a guardarli e non li trovi più.
E mi ricordo infatti di un pomeriggio triste,
io, col mio amico “Culo di gomma”, famoso meccanico,
sul ciglio di una strada a contemplare l’America,
diminuzione dei cavalli, aumento dell’ottimismo.
Mi presentarono i miei cinquant’anni
e un contratto col circo “Pacebbeene” a girare l’Europa.
E firmai col mio nome, e firmai
e il mio nome era Bufalo Bill»