Un gruppo di soldati ivoriani ammutinati, tra quelli che hanno preso in ostaggio il ministro della Difesa Alain Richard Donwahi a Bouaké, il 7 gennaio 2017 (SIA KAMBOU/AFP/Getty Images)
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  • domenica 8 Gennaio 2017

Il guaio con i soldati della Costa d’Avorio

Dopo un ammutinamento per chiedere stipendi più alti, hanno preso in ostaggio per un po' il ministro della Difesa, ma la situazione si è calmata

Un gruppo di soldati ivoriani ammutinati, tra quelli che hanno preso in ostaggio il ministro della Difesa Alain Richard Donwahi a Bouaké, il 7 gennaio 2017 (SIA KAMBOU/AFP/Getty Images)

Da due giorni moltissimi soldati della Costa d’Avorio – non esistono per ora stime precise – si sono ammutinati, chiedendo migliori condizioni salariali: il 7 gennaio un gruppo di soldati ha tenuto in ostaggio per alcune ore il ministro della Difesa Alain Richard Donwahi. Donwahi è stato trattenuto nella città di Bouaké, nel nord ovest del paese, fino alle 11 di sera, e in tutto il paese ci sono stati spari per le strade: in alcune città negozi, banche e scuole sono rimasti chiusi, ma non ci sono state violenze contro i civili. Nel pomeriggio di sabato c’è stata una riunione straordinaria del consiglio dei ministri ad Abidjan, la città più importante della Costa d’Avorio; alla fine della riunione il presidente ivoriano Alassane Ouattara ha annunciato di aver acconsentito alle rivendicazioni dei soldati. Nel suo discorso trasmesso in televisione, Ouattara ha anche chiesto ai soldati di «tornare nelle caserme per permettere al governo di prendere le decisioni con calma». Ha anche detto che il modo scelto dai soldati per fare le loro richieste non è «appropriato» e «danneggia l’immagine del paese dopo tutti gli sforzi fatti per far riprendere l’economia». I corrispondenti sul posto dicono che a partire da domenica la situazione è tornata a essere relativamente tranquilla nelle città che erano state prese dai soldati ribelli.

Donwahi il 6 gennaio aveva spiegato in televisione che i soldati chiedono un aumento degli stipendi, il pagamento dei premi promessi per il servizio durante l’ultima guerra civile, combattuta tra il 2010 e il 2011, passaggi di grado più rapidi all’interno della gerarchia militare e nuovi alloggi. Lo stesso Donwahi era poi andato a Bouaké per trattare con gli ammutinati, che lo hanno poi trattenuto. Recentemente il governo ha presentato un’ambiziosa riforma dell’esercito che dovrebbe consentire l’acquisto di attrezzature e cambi di personale da qui al 2020. Il problema dei gradi della gerarchia dipende dal fatto che gli ufficiali sono troppi per un esercito con un numero ristretto di effettivi.

L’ammutinamento è partito da Bouaké, che con 1,5 milioni di abitanti è la seconda città più popolosa del paese, ed è stata il centro della ribellione armata che controllava il nord della Costa d’Avorio negli anni della prima guerra civile, tra il 2001 e il 2011. Bouaké è sotto il controllo dei militari ammutinati da venerdì. BBC scrive che forse tra i soldati ammutinati ci sono persone che erano ex ribelli che si sarebbero uniti all’esercito dopo il 2011: i ribelli aiutarono Ouattara a prendere il potere dopo che il suo predecessore Laurent Gbagbo (al momento sotto processo per crimini di guerra davanti alla Corte penale internazionale) si rifiutò di accettare il risultato delle elezioni. I soldati ammutinati pretendono che siano pagati loro gli stipendi arretrati per gli anni dal 2009 al 2014, cioè anche per quando combattevano nelle file dei ribelli.

soldati costa d'avorioUn gruppo di soldati ammutinati dietro il ministro della Difesa della Costa d’Avorio Alain Richard Donwahi, al centro, durante una conferenza stampa a Bouaké, il 7 gennaio 2017 (SIA KAMBOU/AFP/Getty Images)

Secondo il resoconto di un corrispondente dell’Agence France-Presse, i militari hanno impedito al ministro e alla sua delegazione di lasciare la residenza del viceprefetto dove erano in corso le negoziazioni sugli stipendi, sparando dei colpi di arma da fuoco. Dopo aver liberato il ministro, i soldati hanno spostato le barricate che impedivano l’accesso alla città e che avevano bloccato le guardie del ministro arrivate via terra; Donwahi era arrivato a Bouaké in aereo.

Alcuni spari si sono sentiti nei campi militari di Akouédo – nella parte orientale di Abidjan – e di Tai, vicino al confine con la Liberia, a ovest, ma non erano diretti a persone. Gli spari in aria sono una forma di manifestazione di scontento per i soldati. Ad Abidjan però i militari ammutinati hanno sparato anche contro gli edifici dove si trovano le sedi dello stato maggiore dell’esercito, e sono poi entrati nella sede del ministero della Difesa, che si trova di fronte. Ci sono notizie non confermate riguardo a uno scontro ad Akouédo tra gli ammutinati e il corpo dei paracadutisti, fedele al presidente Ouattara. AFP ha scritto che a Bouaké non si sentono spari da sabato sera.

Oltre a Bouaké, le città controllate dai soldati ammutinati sono Daloa, nel centro del paese, e Korhogo, nel nord; in tutte queste città ieri negozi, banche e scuole sono rimasti chiusi. I soldati hanno organizzato delle manifestazioni a Odienné, nel nord ovest, e a Daoukro, nell’est; in queste due città la situazione è più calma. Anche nella città occidentale di Man i soldati hanno occupato le strade. A Bondoukou, nell’est del paese, è stato istituito il coprifuoco dopo le 19.