• Italia
  • sabato 31 dicembre 2016

I messaggi di fine anno dei presidenti della Repubblica

Pezzi di storia d'Italia e del mondo, raccontati in un tipico italiano "presidenziale": il primo a farlo fu Einaudi, i più famosi sono quelli di Cossiga e Pertini

Alle 20.30 di oggi, sabato 31 dicembre, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella terrà il suo secondo messaggio di fine anno agli italiani: sarà trasmesso in diretta in contemporanea sulle tv Rai, Mediaset e La7 e si potrà seguire anche in streaming, per esempio sul sito della Rai. I discorsi di fine anno della più importante carica politica esistono in molti stati e il primo a farlo in Italia fu Luigi Einaudi nel 1949: Einaudi è stato il secondo presidente della Repubblica, in carica dal maggio 1948, quando prese il posto di Enrico De Nicola. Da quel momento ogni presidente ha tenuto ogni anno un discorso di fine anno: prima li si faceva via radio, poi anche in tv.

Einaudi iniziò il suo primo messaggio di fine anno dicendo: «Nel rigoglio di intimi affetti suscitato da questa trasmissione mi è caro interpretare con la mia parola il fervore di sentimenti che, come sulla soglia di ogni anno, cosi nell’attuale vigilia tutti ci accomuna in un palpito di mutua comprensione e di fraterna solidarietà». Augurò un anno «per tutti foriero almeno di talune fra le soddisfazioni desiderate», e si augurò che potesse «confortarsi di una atmosfera di pace in cui sia a tutti dato di realizzare nuove tappe sulle vie del civile progresso». Questo è invece il discorso del 1950, registrato dalla INCOM (Industria Corti Metraggi Milano). In realtà ne furono registrati due: uno per gli italiani in Italia e uno per quelli all’estero.

Il primo messaggio a essere trasmesso in tv fu però quello del 1954. Einaudi parlò di una «patria vieppiù impegnata nella vasta opera di perfezionamento e di sviluppo del comune patrimonio di beni morali e materiali» e la parola più usata fu “pensiero”. Non ne esiste online una versione video, ma qui c’è l’audio.

Un altro discorso piuttosto noto è quello con cui nel 1962 Antonio Segni, presidente della Repubblica dal 1962 al 1964, quando si dimise. Segni si augurò che il 1963 potesse accrescere il benessere dell’Italia, nonostante nell’anno che stava per finire non fossero «mancati drammatici eventi che [avevano] tenuto in trepidazione e angustia i popoli e gli individui pensosi del destino dell’umana civiltà».

Uno dei messaggi più importanti di sempre è invece quello di Sandro Pertini nel 1978, pochi mesi dopo che era diventato presidente della Repubblica e alcuni mesi dopo l’omicidio di Aldo Moro, il 8 maggio. Pertini iniziò così: «Italiane e italiani, vi confesso che non volevo introdurmi nell’intimità delle vostre case in questo giorno in cui festeggiate il sorgere dell’anno nuovo ma il mio silenzio sarebbe stato male interpretato». Pertini disse anche: «bisogna riconoscere con franchezza che non siamo sufficientemente attrezzati per affrontare il terrorismo» e durante il discorso si rivolse soprattutto ai giovani.

Nel 1989 il suo successore Francesco Cossiga parlò della caduta del muro di Berlino «per l’incombere pacifico, e quindi anche più perentorio, di centinaia di migliaia di cittadini che liberamente si sono radunati, liberati dalla paura e dall’angoscia e coraggiosamente fiduciosi nell’avvento di un’era nuova». Nel 1991 invece, il suo ultimo anno da presidente della Repubblica Cossiga parlò solo tre minuti e mezzo, che impiegò a spiegare perché non aveva voglia di dire niente.

Nel 1992 Oscar Luigi Scalfaro esordì in modo piuttosto originale, dicendo «Buona sera a tutti, Buon anno! È l’augurio, il primo mio augurio; mi emoziona nel presentarlo, quasi lo vedessi partire da me e giungere a voi, a tutti voi: a chi lo accoglie con bontà, e gli sono grato… a chi non lo gradisce, ed io me ne scuso». Nel 1998 scelse invece di parlare da un salottino del Quirinale, e non dalla solita scrivania. Scalfaro è famoso soprattutto per il discorso del “Non ci sto“, ma non fu pronunciato durante un messaggio di fine anno.

L’ultimo messaggio di fine anno del Novecento lo fece Carlo Azeglio Ciampi, che in tutti i suoi messaggi di fine anno usò 69 volte la parola “tutti”, 48 volte “Italia”, 42 “mondo” e 36 “pace”. Queste sono invece le parole più usate da Giorgio Napolitano nei suoi nove messaggi di fine anno. Fu suo anche il primo messaggio di fine anno messo su YouTube, nel 2009.

Il messaggio del 31 dicembre 2015, il primo di Sergio Mattarella, fu tradizionale sia nella sua struttura che nel linguaggio. Mattarella parlò soprattutto di lavoro, ambiente, evasione fiscale e immigrazione. Citò direttamente Valeria Solesin, la ragazza italiana uccisa negli attentati di Parigi; Aylan Kurdi, il bambino siriano morto annegato mentre cercava di raggiungere l’Europa; Papa Francesco; l’astronauta Samantha Cristoforetti; la direttrice del CERN Fabiola Gianotti; l’atleta paralimpica Nicole Orlando.

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