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  • giovedì 8 dicembre 2016

Malta ha vietato le “terapie” per convertire i gay

È il primo paese europeo a farlo, nonostante il divieto colpisca pratiche molto criticate dalla comunità scientifica internazionale

Festeggiamenti alla Valletta dopo che il Parlamento maltese ha approvato la legge sulle unioni civili, il 14 aprile 2014 (Matthew Mirabelli/AFP/Getty Images)

Il Parlamento di Malta ha approvato una legge che vieta ai medici di prescrivere le cosiddette “terapie riparative” per l’omosessualità e qualsiasi altra pratica che abbia il fine di cambiare forzosamente l’identità di genere di una persona. La legge stabilisce la depatologizzazione di tutti gli orientamenti sessuali, delle identità di genere e delle espressioni di genere, ed estende anche ai minori di 16 anni la possibilità di richiedere il cambio di genere sui documenti senza dover passare per una richiesta formale a un tribunale e senza la necessità di avere l’approvazione dei genitori. Le sanzioni previste dalla legge vanno dal pagamento di una multa fino alla pena detentiva, a seconda della gravità del reato compiuto. Malta è il primo paese europeo ad adottare un provvedimento del genere.

Le associazioni che hanno partecipato alla formulazione della nuova legge si sono dette «molto orgogliose» del risultato finale, soprattutto per essere riuscite a definire “inumane” tutte le cosiddette “terapie riparative” per gli omosessuali. Le “terapie riparative”, dette anche “terapie di conversione”, hanno l’obiettivo di ridurre e cancellare comportamenti e desideri omosessuali, sviluppando allo stesso tempo quelli eterosessuali. Sono promosse soprattutto dall’Alliance for Therapeutic Choice and Scientific Integrity, un’associazione americana che si occupa della “cura dell’omosessualità” e che fa riferimento al pensiero dello psicologo Joseph Nicolosi. Queste terapie sono state criticate molto duramente dalle altre comunità di psicologi americani e internazionali, e sono state definite non solo inefficaci ma anche dannose.

La legge sul divieto delle cure riparative è stata approvata all’unanimità dal Parlamento maltese, una cosa eccezionale se si considera che fino a cinque anni fa a Malta non era nemmeno legale il divorzio e che tutt’oggi l’aborto continua a essere vietato per legge.

Malta è un paese a maggioranza cattolica, che per lungo tempo ha mantenuto politiche conservatrici su molti temi civili. Dal 2013, tuttavia, il governo di Malta è guidato dal primo ministro laburista Joseph Muscat, che ha accelerato in maniera significativa l’approvazione di leggi progressiste, in particolar modo quelle nel campo dei diritti LGBT. Nel 2014 il Parlamento maltese ha legalizzato le unioni civili tra persone dello stesso sesso, che oggi possono anche adottare congiuntamente un bambino; e ha introdotto delle norme per evitare le discriminazioni sessuali sul posto di lavoro e per punire i crimini dettati dagli stessi motivi. Grazie a queste riforme, negli ultimi anni per due volte Malta è stata nominata dall’associazione ILGA-Europe il paese europeo che più rispetta i diritti delle lesbiche, dei gay, dei bisessuali, dei transessuali e delle persone intersessuali (cioè coloro i cui cromosomi sessuali, i genitali o i caratteri sessuali secondari non sono definibili come esclusivamente maschili o femminili).

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