Katrina Esau, una delle poche persone a parlare ancora una lingua Khoisan in Sudafrica (MUJAHID SAFODIEN/AFP/Getty Images)
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  • domenica 4 Dicembre 2016

La lingua con più suoni del mondo

Ha più di 100 consonanti e 40 vocali, si basa sull'uso degli schiocchi e ha anche una parola per descrivere il rumore che produce un uovo marcio quando viene scosso

Katrina Esau, una delle poche persone a parlare ancora una lingua Khoisan in Sudafrica (MUJAHID SAFODIEN/AFP/Getty Images)

Sentire parlare lingue straniere, soprattutto quelle molto diverse dalla nostra, è una cosa affascinante che ci può far scoprire dei suoni che non pensavamo potessero essere usati per costruire delle parole di senso compiuto. Non è facile, tuttavia, contare il numero di suoni appartenenti a una certa lingua e spesso sono gli stessi linguisti a non essere d’accordo tra loro. Molti che hanno provato a fare una specie di inventario dei suoni di una lingua sostengono che quella che ne usa il maggior numero sia la lingua Taa, parlata da poche migliaia di persone del Botswana e della Namibia, due stati dell’Africa meridionale confinanti con il Sudafrica. Il Taa contiene più di 100 consonanti (alcuni linguisti arrivano a contarne 164), cinque diversi tipi di clic (gli schiocchi) e diversi toni e vocali stridenti.

Il Taa è studiato da tempo – di recente la sua origine e le sue caratteristiche sono stati raccontati dal New York Times – ed è conosciuto anche con il nome di !Xoo, quello di una delle due varianti del Taa, l’unica ad esistere ancora. Fa parte delle lingue khoisan, il più piccolo raggruppamento linguistico africano che ha la particolarità di avere tra i suoi suoni i clic (gli schiocchi), cioè quelle consonanti non polmonari prodotte facendo schioccare la lingua contro il palato o contro i denti (non tutte le lingue con i clic comunque sono khoisan).

Un esempio di come si pronunciano le consonanti clic

Il Taa ha cinque clic, ciascuno indicato con un segno diverso. Il primo è il clic dentale (indicato nella scrittura con il simbolo |), che si riproduce appoggiando la lingua dietro agli incisivi, come quando si chiama un gatto; il secondo è il clic del palato (indicato con il simbolo ǂ), e si fa appoggiando la lingua in mezzo al palato, con un piccolo schiocco; il terzo è il clic alveolare (indicato con il simbolo !), che si riproduce mettendo la lingua sulla cresta alveolare, tra i denti superiori e il palato duro (a metà strada tra i punti dei primi due casi); il quarto è il click laterale (indicato con il simbolo ǁ), che si fa appoggiando la lingua sul lato del palato, come quando si chiama un cavallo; il quinto e più raro è il clic bilabiale (indicato con il simbolo ʘ), che si fa con entrambe le labbra, come quando si cerca di distribuire con omogeneità il rossetto dopo esserselo applicato sulle labbra.

Combinando questi cinque clic con altri suoni, la lingua Taa è in grado di produrre 43 consonanti clic diverse. Bonn Sands, linguista della Northern Arizona University, ha detto al New York Times che l’uso dei clic consente di raggruppare molte informazioni all’interno di parole brevi: «Nella lingua Taa molti concetti possono essere espressi in una singola sillaba, gli stessi che in inglese richiederebbero l’impiego di tre o quattro sillabe». Nella lingua Taa sono state inventate anche parole per indicare dei suoni molto particolari, che in italiano – così come in molte altre lingue – non sono definibili con un termine solo: per esempio esiste una parola per descrivere il rumore prodotto dall’impatto di un oggetto affilato sulla sabbia, oppure quello del momento in cui l’erba viene strappata da un animale che bruca, oppure quello che si sente quando si scuote un uovo marcio. È anche una lingua molto rumorosa, diciamo così, ed è molto difficile riuscire a parlarla sussurrando. Richiede grandi capacità di coniugare la pronuncia e la respirazione: spesso si devono pronunciare delle sillabe che cominciano con una consonante clic e che richiedono un’immediata inspirazione, e che poi si trasformano molto rapidamente in una vocale pronunciata buttando fuori il respiro.

Nel corso degli ultimi decenni molte lingue khoisan si sono estinte: per esempio tra le lingue tuu, quelle parlate nell’Africa sudoccidentale (Namibia, Botswana, Angola e Sudafrica), l’unica rimasta vitale è proprio la !Xoo, mentre le altre sono praticamente scomparse.