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  • sabato 26 novembre 2016

È morto Fidel Castro, davvero

Aveva 90 anni ed è stato uno dei leader mondiali più longevi e iconici, guidando il regime comunista cubano per quasi cinquant'anni

(AP Photo/Javier Galeano)

L’ex presidente cubano Fidel Castro è morto a 90 anni nella notte tra venerdì e sabato, ha annunciato suo fratello Raúl, attuale presidente di Cuba. «Il comandante della rivoluzione cubana è morto alle 22.29 di questa sera [le 4.29 di sabato mattina in Italia, ndt]», ha detto. Castro, che era nato il 13 agosto 1926, è stato una delle personalità più importanti del Novecento, diventato per via del suo carisma un’icona per la sinistra sudamericana e non solo, nonostante le continuate violazioni dei diritti umani compiute dal suo regime. Negli anni Cinquanta aveva guidato la rivoluzione che rovesciò il regime del dittatore Fulgencio Batista, e per i quasi cinquant’anni successivi ha governato Cuba, a capo di un regime comunista che nella seconda metà del Novecento fu tra i principali avversari degli Stati Uniti e tra i protagonisti della guerra fredda. Castro fu primo ministro dal 1959 al 1976, e poi presidente fino al 2008: è stato il leader nazionale che ha detenuto il potere per più tempo, nel Novecento, dopo la Regina Elisabetta II.

Da tempo Castro non era in buone condizioni di salute. Più volte negli ultimi anni era girata la falsa notizia della sua morte: il fatto che non lo si vedesse spesso in pubblico, nelle cerimonie importanti, aveva fatto pensare in diverse occasioni che stesse per morire, anche nella stessa Cuba. Falsi annunci sulla sua morte sono apparsi almeno una decina di volte sui media online. Nel 2006, in seguito a una grave malattia, Castro aveva delegato il potere al fratello Raúl, ma esercitava ancora una grande influenza sulla vita politica del paese. A volte scriveva degli editoriali sul maggior quotidiano del paese, Granma, ma già nel 2011 aveva ceduto al fratello anche la carica di primo segretario del Partito comunista. Lo scorso aprile aveva tenuto un raro discorso al Congresso del Partito Comunista Cubano.

Il governo cubano ha indetto nove giorni di lutto nazionale, a partire da oggi: saranno sospesi tutti gli eventi pubblici, le bandiere saranno a mezz’asta e le radio e le televisioni trasmetteranno programmi «di informazione, patriottici e storici». Castro sarà cremato, e le sue ceneri saranno seppellite al cimitero Santa Ifigenia di Santiago de Cuba. I funerali di stato si terranno il 4 dicembre, e il 29 novembre sarà organizzata una cerimonia pubblica a L’Avana.

Tra i primi leader internazionali a commentare la morte di Castro c’è stato il presidente russo Vladimir Putin, che lo ha definito «il simbolo di un’era», e ha ricordato la sua amicizia e alleanza con la Russia. Il presidente francese Francois Hollande ha descritto Castro come una «figura eminente del 20esimo secolo, che ha incarnato la rivoluzione cubana, sia nelle sue speranze che nelle sue successive disillusioni». Hollande però ha anche ricordato il passato di violazioni dei diritti umani della dittatura cubana. Diversi leader sudamericani e centroamericani, tra cui il presidente venezuelano Nicolas Maduro, quello ecuadoregno Rafael Correa e quello messicano Enrique Peña, Nieto hanno espresso rammarico per la morte di Castro, definita «tragica» dal primo ministro indiano Narendra Modi. Il presidente cinese Xi Jinping ha detto che Castro «vivrà per sempre», mentre il primo ministro canadese Justin Trudeau ha parlato di «una figura controversa», ma ha anche detto che Castro era un «leggendario rivoluzionario e oratore». Papa Francesco ha invece detto che è «una notizia triste». Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha fatto le condoglianze alla famiglia di Castro, e ha scritto che «la storia ricorderà e giudicherà l’enorme impatto della sua figura unica sulle persone e sul mondo intorno a lui».

Il presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump invece si è inizialmente limitato a segnalare la notizia su Twitter, e poi ha diffuso un comunicato nel quale ha scritto: «Oggi il mondo ha visto la morte di un brutale dittatore che ha oppresso la sua gente per quasi sessant’anni. L’eredità di Fidel Castro è fatta di plotoni d’esecuzione, reati, sofferenze inimmaginabili, povertà e negazioni dei diritti umani», e si è augurato che il popolo cubano possa «finalmente iniziare il suo cammino verso la prosperità e la libertà».

Castro trasformò Cuba in uno degli stati protagonisti della geopolitica internazionale durante la guerra fredda: l’importanza internazionale dell’isola ebbe il suo culmine durante la cosiddetta “crisi dei missili” del 1962, il momento di massima tensione della rivalità tra Stati Uniti e Unione Sovietica, che schierò sull’isola i suoi missili nucleari dopo un fallito tentativo di invasione degli americani. Castro aveva fatto il suo ingresso a L’Avana nel 1959 a bordo di un carro armato, in una delle immagini più famose della rivoluzione e di tutto il Novecento, e nei cinquant’anni che seguirono governò l’isola con una passione politica con pochi eguali nel mondo, che attirò sulla sua figura molte celebrazioni, insieme alle moltissime critiche e accuse per il carattere totalitario del suo regime comunista. Negli ultimi due anni, per volere di Raúl Castro e soprattutto di Barack Obama, le relazioni tra Cuba e Stati Uniti sono cambiate per la prima volta, dopo la decisione del presidente statunitense di porre fine all’embargo sull’isola e la sua successiva storica visita all’Avana. Nella notte tra venerdì e sabato, subito dopo l’arrivo della notizia della morte di Castro, decine di oppositori del regime hanno festeggiato per le strade di Little Havana, il quartiere cubano di Miami, in Florida.

Castro era figlio di un proprietario terriero di origine spagnola, Fidel Alejandro Castro Ruz. Da giovane studiò giurisprudenza e all’inizio degli anni Cinquanta fece praticantato per diventare avvocato in uno studio legale, coltivando intanto la passione per la politica. Quando nel 1952 Batista realizzò un colpo di stato, dopo la sua mancata rielezione a presidente, Castro prima lo denunciò per aver violato la Costituzione, e poi organizzò un assalto armato alla caserma della Moncada, a Santiago. L’attacco non ebbe successo ma diede il nome al gruppo di Castro e dei suoi sostenitori: da allora si chiamarono “Movimento del 26 di luglio”, dal giorno in cui avvenne l’attacco fallito.

Dopo l’assalto alla caserma della Moncada, Castro fu arrestato e condannato a 15 anni di carcere, ma grazie a un’amnistia nel 1955 poté uscire di prigione e andare in esilio, prima in Messico e poi negli Stati Uniti. Mentre era in Costa Rica, incontrò Che Guevara, che in quel periodo stava viaggiando tra i paesi dell’America Latina. Castro tornò a Cuba nel 1956: lui e gli altri organizzatori della rivoluzione, tra cui lo stesso Che Guevara, arrivarono sull’isola a bordo di una barca chiamata Granma, da cui prese il nome il più importante quotidiano di Cuba. La lotta del gruppo contro la dittatura di Batista avvenne principalmente grazie ad azioni di guerriglia: la base dei combattenti era nelle montagne della Sierra Maestra. Dopo due anni di scontri, Castro e il suo gruppo di guerriglieri, che nel tempo arrivò a essere composto di circa 800 persone, entrarono vittoriosi a L’Avana. Batista fuggì da Cuba il giorno di Capodanno del 1959.

Castro era famoso per essere un abile oratore (anche non conoscendo lo spagnolo, lo si capisce facilmente ascoltando alcuni dei suoi discorsi che erano noti anche per essere molto lunghi), ma anche per le sue doti militari che gli permisero di vincere contro l’esercito di Batista, oltre che di sventare numerosi attentati alla sua vita nel corso del tempo. Portò Cuba fuori dall’influenza politica ed economica degli Stati Uniti, dopo aver smantellato l’esercito tradizionale – quello contro cui aveva combattuto durante gli anni di guerriglia – e avere nazionalizzato le terre e le raffinerie, che erano di proprietà di aziende statunitensi. Era chiamato anche Líder Máximo (cioè “Condottiero Supremo”) da quando, nel 1961, sventò un tentativo degli Stati Uniti di mettere fine al suo governo a Cuba: nell’aprile di quell’anno, infatti, ci fu la famosa invasione fallita della baia dei Porci, dopo la quale i rapporti tra Cuba e Stati Uniti si interruppero e Cuba cominciò a ricevere aiuti economici e militari dall’Unione Sovietica.

Il governo di Castro si trasformò in breve in una dittatura comunista, anche se all’inizio non era questo l’orientamento politico di Castro, tanto che gli Stati Uniti avevano subito riconosciuto il nuovo esecutivo come legittimo. Ogni forma di dissenso politico fu repressa e la stampa cominciò a essere fortemente controllata dal governo. Almeno negli anni degli aiuti dall’Unione Sovietica, Castro mantenne un ampio consenso grazie alle conquiste sociali realizzate dalla rivoluzione. Negli anni Cuba è stata accusata più volte da organizzazioni e governi occidentali di non rispettare i diritti umani e civili fondamentali. Fin dal 1959, i rivoluzionari processarono diverse persone accusate di appoggiare Batista, che furono imprigionate o giustiziate. Lo storico Thomas Elliot Skidmore ha calcolato che ci furono 550 esecuzioni durante i primi sei mesi del 1959.

Castro ebbe sempre l’appoggio del Partido comunista cubano (PCC, che nacque dalla fusione del “Movimento del 26 di luglio” con il Partido Socialista Popularm che esisteva prima della rivoluzione) e negli anni Settanta consolidò il suo potere: fu sempre confermato come segretario del Partito e dal 1976, quando fu approvata la nuova Costituzione, fu eletto presidente del Consiglio di Stato e del nuovo Consiglio dei ministri. In questo ruolo fu riconfermato nel 1981 e nel 1986; in quel periodo iniziarono però per Cuba gli anni più complicati, legati alla fine degli aiuti sovietici.

Parte del discorso che Fidel Castro tenne davanti all’assemblea delle Nazioni Unite nel 1979, parlando delle ineguaglianze tra paesi sviluppati e no:

Dopo il 1989, la fine della Guerra Fredda e la fine dell’Unione Sovietica, il paese rimase infatti in una situazione di isolamento economico internazionale e di grande crisi. Nel 1993 l’economia cubana si era contratta del 40 per cento. Castro proseguì nell’affermazione di un modello di economia pianificata di stampo socialista: rafforzò il controllo dello Stato, nazionalizzò ulteriormente l’industria e collettivizzò l’agricoltura. Poi però si decise ad aprire in qualche modo il paese all’economia internazionale, ad esempio favorendo lo sviluppo del turismo creando degli accordi con alcune catene di hotel di lusso. Nel 2006 Castro lasciò per la prima volta l’incarico di presidente al fratello perché dovette farsi operare all’intestino; l’avvicendamento al potere in seguito divenne definitivo. Raúl è ora al suo secondo mandato: è stato eletto il 24 febbraio 2008 e poi riconfermato il 24 febbraio 2013.

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