8 cose che forse non sapete su “Rocky”

Uscì quarant'anni fa oggi, vinse tre Oscar ed ebbe un successo pazzesco, all'altezza delle vicende del suo protagonista

Il 21 novembre 1976, quarant’anni fa, fu presentato a New York l’opera prima di un attore americano semi-professionista, che aveva insistito per fare la parte del protagonista in un film che voleva essere autobiografico. Il film costò pochissimo e fu girato in meno di un mese; nel cast non c’era nessun attore famoso o quantomeno riconoscibile. Parlava di un pugile italo-americano di Philadelphia che passa metà del film a borbottare battute poco comprensibili. C’erano tutti gli elementi per un risultato disastroso: invece il film in questione, Rocky, divenne il più visto dell’anno, vinse tre Oscar tra cui quello per il miglior film, e avviò una saga che in totale ha guadagnato più di un miliardo di dollari dalla sola vendita dei biglietti.

Gran parte del merito del successo di Rocky va a Sylvester Stallone, che scrisse il film – diventò il terzo dopo Charlie Chaplin e Orson Welles a ricevere la nomination all’Oscar sia come sceneggiatore che come attore per lo stesso film – e oggi è celebre in tutto il mondo proprio grazie al personaggio del pugile Rocky Balboa e del reduce di guerra Rambo, ma che allora era uno sconosciuto: e che proprio come Balboa ebbe una vita piuttosto travagliata prima di ottenere riconoscimento internazionale. A quarant’anni di distanza, girano ancora molte storie su come fu realizzato Rocky e sul suo successo: abbiamo messo insieme le più notevoli.

1. Stallone prima di Rocky
Era quasi uno sconosciuto, appunto. Dopo aver avuto diversi problemi al liceo – il New York Times racconta che cambiò 12 scuole prima di compiere 15 anni, facendosi cacciare dalla maggior parte – e un breve periodo passato in Svizzera, studiò da attore alla University of Miami per poi trasferirsi a New York – la sua città natale – per tentare di lavorare nel cinema. Nei primi anni Settanta riuscì a ottenere piccole parti a Hollywood – recitò fra gli altri in Il dittatore dello stato libero di Bananas di Woody Allen e Prigioniero della seconda strada con Jack Lemmon – e fu protagonista di Brooklyn Graffiti, un film a basso costo su un gruppo di ragazzi newyorchesi.

A New York non gli andò molto bene però: per tirare avanti Stallone fece diversi lavoretti – come pulire le gabbie dei leoni dello zoo di Central Park, oppure il parcheggiatore e la maschera a teatro – finché nel 1975 decise di scrivere una sceneggiatura. La prima bozza di Rocky – scritta da Stallone in tre giorni su un blocco per gli appunti – piacque molto agli addetti ai lavori, ma in un primo momento i futuri produttori del film offrirono a Stallone la possibilità di realizzarlo solo scegliendo qualcun altro come protagonista. Per la sola sceneggiatura gli offrirono cifre notevoli – superiori ai 300mila dollari, si dice – ma nonostante avesse bisogno di soldi, Stallone si impuntò per recitare lui stesso la parte del protagonista e alla fine la spuntò (fu pagato il minimo sindacale per un attore, 350 dollari a settimana).

2. L’ispirazione
L’idea per Rocky venne a Stallone il 24 marzo 1975 mentre era al cinema a guardare un incontro di boxe fra Mohammed Ali, il leggendario pugile americano, e Chuck Wepner, uno sconosciuto pugile del New Jersey. Per Ali doveva essere un incontro piuttosto facile ma Wepner riuscì a rimanere in gara fino al 15esimo round (e quasi a mettere KO Ali, nel nono round). A proposito di quell’incontro, Stallone ha detto: «stavo guardando l’incontro in un cinema e pensai: “parliamo di ambizioni cocciute e sogni infranti, e di gente che siede sul bordo del marciapiede che vede i propri sogni andare giù nello scarico”». Rocky in effetti parla di un pugile dilettante che lavora come scagnozzo per la mafia locale, e che a sorpresa ottiene un incontro contro il campione del momento (Apollo Creed, nero come Ali).

L’ispirazione è costata a Stallone qualche soldo: nel 2003 Wepner fece causa a Stallone per non aver mai riconosciuto che fu la sua storia ad ispirare la saga. Stallone patteggiò versando a Wepner una cifra che non è mai stata resa nota.

3. I protagonisti dovevano essere diversi
Per fare la parte di Rocky, i produttori volevano un grande nome: si parlò di Burt Reynolds – che all’epoca era già famosissimo – e anche di James Caan e Ryan O’Neal, all’epoca noti rispettivamente per 40.000 dollari per non morire e Love Story. Anche Adriana, che nel film è una commessa in un negozio di animali che diventa la fidanzata di Rocky, originariamente non doveva essere interpretata da Talia Shire (l’unica attrice del cast che era già nota, avendo recitato nel primo film del Padrino): erano state prese in considerazione anche Bette Midler – che rifiutò –  e Cher, mentre Stallone e i produttori decisero che Susan Sarandon non era adatta perché “troppo sensuale”.

4. Stallone e la boxe
Uno dei primi problemi del film fu che Stallone non aveva mai praticato la boxe: per entrare nella parte si allenò per sei ore al giorno per cinque mesi, riuscendo a conservare il fisico anche per la fase di promozione del film. Il New York Times ha raccontato che durante l’allenamento Stallone «si alzava all’alba per fare jogging sulla spiaggia e tirare pugni all’aria in giro per casa», e che in generale preparò molto a lungo la scena dell’incontro finale contro Apollo Creed. Dopo il primo film su Rocky, Stallone ha continuato a fare boxe anche per esigenze di scena. Mentre girava Rocky IV ha raccontato di aver rischiato di morire per via di un colpo ricevuto da Dolph Lundgren, l’attore che interpreta il pugile Ivan Drago. In un video che di recente è circolato molto, Stallone viene mostrato mentre si allena con la cantante e attrice americana Demi Lovato (che riesce anche ad atterrarlo).

5. La musica
Uno degli elementi più riconoscibili di tutta la saga di Rocky è la colonna sonora, che in quasi tutti i film è stata realizzata dal compositore americano Bill Conti. Rocky fu il primo successo nella carriera di Conti, che allora aveva 33 anni: “Gonna Fly Now”, la canzone principale del film, vinse l’Oscar come miglior canzone e nel 1977 arrivò fino al numero 1 della classifica americana dei singoli più venduti. Nella sua carriera Conti ha vinto anche un Oscar per la miglior colonna sonora per Uomini veri del 1984; dal Duemila a oggi ha lavorato molto più di rado, e il suo ultimo lavoro cinematografico è stato per Rocky Balboa, il sesto film della saga di Rocky.

“Gonna Fly Now” non è l’unica canzone memorabile usata nella saga di Rocky: la più famosa in assoluto è probabilmente “Eye of the Tiger” dei Survivor, utilizzata come canzone principale in Rocky III.

6. Gli stratagemmi per pagare di meno
Il film fu girato in 28 giorni e con un budget di un solo milione di dollari. Alcune scene rimaste memorabili sono state girate in quel modo proprio per ragioni economiche: la scena del primo appuntamento fra Rocky e Adriana, quello in cui lui parla ininterrottamente mentre lei pattina su una pista deserta da pattinaggio sul ghiaccio, non era prevista in questo modo dal copione. Stallone aveva pensato di girarla mentre la pista era piena, ma il regista John G. Avildsen lo convinse a cambiarla perché assumere delle comparse sarebbe stato troppo costoso.

Un’altra scena piuttosto famosa, quella del dialogo fra Rocky e Adriana la notte prima dell’incontro contro Apollo Creed, rischiava di non essere nemmeno girata: dato che la produzione era in ritardo sui tempi, suggerì di tagliare la scena. Stallone insistette per girarla ma ebbe a disposizione un unico tentativo, che fu quello che poi finì nel film.

7. Le scene di corsa
Sempre a causa del budget ridotto, le famose scene in cui Rocky corre per le strade di Philadelphia vennero registrate praticamente di nascosto, senza alcun tipo di permessi: quando per esempio Rocky attraversa correndo un mercato durante il suo allenamento mattutino, attorno a lui non c’erano comparse ma semplici clienti del mercato (che infatti guardano Stallone piuttosto incuriositi). Nella stessa scena qualcuno lancia a Stallone un’arancia: nonostante non fosse previsto dal copione, finì lo stesso nella versione finale del film.

Il primo Rocky contiene anche un’altra celebre scena di corsa, che poi verrà ripresa anche nei film successivi: quella della scalinata davanti al Philadelphia Museum of Art, dove oggi c’è una statua dedicata proprio a Rocky Balboa. La scena di Rocky Balboa che corre per le strade di Philadelphia con la musica in sottofondo è diventata talmente iconica che è stata ripresa praticamente in tutti i film della saga (e anche molto presa in giro). Qualcuno ha realizzato un supercut con tutte le scene di corsa presenti nei film della saga: dura 14 minuti.

8. Era un brutto film?
Rocky ebbe un successo pazzesco: ottenne tre premi Oscar – miglior film, miglior regia e miglior montaggio – e fu nominato per altri sette, ma soprattutto avviò una delle saghe più di successo nella storia del cinema: fra film incentrati su Rocky e spin-off (di cui l’ultimo, Creed, ha ottenuto ottime recensioni) sono stati realizzati sette film. Il primo, Rocky, incassò complessivamente più di 300 milioni di dollari (su superato solo da Rocky III e Rocky IV, che però ebbero un budget molto più alto). Qualcuno però si è chiesto se tutto questo successo – soprattutto del primo film – fosse meritato.

BBC ha notato per esempio che il primo film ha un sacco di difetti: ci sono diverse scene superflue, sottotrame che non hanno sviluppi e diversi difetti tipici dei film a budget ridotto (nelle scene in cui Balboa si allena in palestra, per esempio, è evidente che le comparse che recitano da pugili non si colpiscono davvero). Anche alcuni pezzi della trama principale oggi sembrano fragili: in una delle scene più commoventi del film, Mickey – l’allenatore di Balboa – gli fa un discorso sul saper cogliere le opportunità della propria carriera. Rocky lo caccia via in malo modo, ma dopo poche scene i due tornano a lavorare insieme, senza che venga spiegato chi ha cambiato idea e per quale motivo.

BBC ipotizza comunque che anche questi aspetti “artigianali” di Rocky abbiano contribuito a renderlo popolare, perché rafforzano il tema principale del film, e cioè dell’underdog un po’ sfigato che alla fine riesce a realizzare la sua carriera. Il successo di Rocky è stato una cosa da Rocky.

Mostra commenti ( )