Un uomo setaccia illegalmente dell'oro vicino alla città di Quibdo, in Colombia, l'11 novembre 2016. (Bloomberg photo by Nicolo Filippo Rosso)
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  • sabato 19 Novembre 2016

L’oro illegale della Colombia è dappertutto

Dagli smartphone alle auto: ed è difficile distinguerlo da quello estratto legamente, cosa che alimenta abusi e illeciti

di Andrew Willis – Bloomberg
Un uomo setaccia illegalmente dell'oro vicino alla città di Quibdo, in Colombia, l'11 novembre 2016. (Bloomberg photo by Nicolo Filippo Rosso)

Nella profondità delle giungle colombiane migliaia di piccole attività estrattive illegali – molte delle quali sono sotto il controllo di gruppi di guerrilla marxisti o trafficanti di droga – stanno facendo gli straordinari per estrarre l’oro dalla terra. I minatori scavano in posti remoti come Timbiquí e Río Quito, da dove l’oro viene trasportato tramite navi, furgoni e piccoli aerei verso le fonderie di Cali e Medellin. Insieme a certificati di buone pratiche aziendali, da lì arrivano nelle raffinerie d’oro internazionali, che comprano l’oro per poi venderlo a loro volta a grandi e piccole società americane. Per dare un’idea della portata di queste catene di approvvigionamento globali: quest’oro finisce in prodotti che vanno dagli smartphone alle auto, fino alle monete d’oro prodotte dalla zecca statunitense.

Le società, che comprano l’oro in buona fede, come le aziende che lo usano per fare gioielli, si affidano a organizzazioni che hanno il compito di garantire che la provenienza dell’oro sia legale. Molte di queste società, tra cui Apple e General Motors, svolgono anche controlli indipendenti sulle loro catene di approvvigionamento, tra cui quelle dell’oro e altri metalli. Nonostante i loro sforzi, secondo gli esperti, l’oro illegale riesce comunque a intrufolarsi nel sistema. «Aspettarsi che traccino l’oro a partire dalla miniera d’origine è una cosa poco pratica e irrealizzabile», ha detto Tyler Gillard, consulente legale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

Benché si sia detto molto circa gli sforzi di reprimere le estrazioni illegali in Africa, le attività di estrazione e commercio dell’oro in Colombia, Perù e Venezuela continuano a prosperare silenziosamente. Delle 59 tonnellate di oro prodotto l’anno scorso in Colombia circa l’85 per cento proviene da attività che non hanno licenze governative o permessi ambientali, ha detto Santiago Angel, capo dell’associazione mineraria colombiana. L’anno scorso le due principali società colombiane che si occupano di estrazione dell’oro, Mineros e Gran Colombia Gold, hanno prodotto nel loro complesso solo 7 tonnellate di oro.

Nonostante la Colombia possa ratificare un nuovo accordo di pace con le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (o FARC), ci sono molti altri gruppi che continueranno a trarre profitto dalla produzione illegale di oro. Queste attività illegali vanno da grandi miniere attrezzate con enormi macchine escavatrici del valore di centinaia di migliaia di euro a singoli minatori che setacciano i torrenti nelle giungla in cerca di pepite, che corrispondono poi una percentuale della loro produzione ai gruppi di guerriglieri locali. Questo è quello che Jeremy McDermott, cofondatore dell’istituto di ricerca InSight Crime, chiama “oro insanguinato”, le cui vendite – secondo la polizia – hanno superato quelle della cocaina come fonte principale di reddito de gruppi illegali. Oltre a finanziare le attività dei ribelli, l’estrazione illegale alimenta la prostituzione, il lavoro minorile e una diffusa devastazione ambientale, stando ad alcune scoperte fatte dalle Nazioni Unite. Gli scontri tra gruppi armati colombiani per il controllo di grandi giacimenti d’oro hanno costretto centinaia di migliaia di persone a fuggire dalle loro case, contribuendo così allo sfollamento di 7 milioni di persone all’interno del paese. L’industria estrattiva illegale «sta contaminando i nostri fiumi, non paga le tasse e maltratta i lavoratori», ha detto Angel.

Asahi Refining USA e Metalor Technologies USA sono due delle più grandi società con sede negli Stati Uniti che comprano l’oro dalla Colombia. Nonostante sostengano di essere attente a comprare solo oro estratto legalmente, l’anno scorso ognuna di queste società ha comprato più oro colombiano di quanto ne sia stato prodotto legalmente nel paese, stando ai dati dell’Agenzia di statistica della Colombia: è quindi matematicamente impossibile che abbiano comprato solo materiale ottenuto legittimamente. Un’altra azienda statunitense che compra oro in Colombia, Elemetal, non ha risposto alle richieste di commenti.

«Si può chiedere a un’azienda quanto oro compri e quanto un paese ne produca legalmente», ha detto Quinn Kepes, direttore dei programmi di Verité, un’organizzazione con sede negli Stati Uniti che si occupa di lavoro equo. «Abbiamo notato la presenza di una schema ricorrente in certe raffinerie americane che operano in zone» da cui altre società sono uscite, ha detto Kepes. Asahi Refining va «molto fiera delle nostra storia e dalle nostre pratiche aziendali di approvvigionamento responsabile dell’oro», ha detto David Dorris, portavoce dell’azienda. Asahi Refining «riconosce l’opportunità unica di poter svolgere un ruolo di primo piano nello sviluppo e realizzazione di sistemi progettati per rilevare e impedire attività commerciali che contribuiscano a finanziare gruppi armati». Jose Ramon Camino, consulente legale di Metalor, ha detto che l’azienda «si preoccupa molto dell’eventuale commercio di oro illegale o di qualsiasi altro metallo prezioso di dubbia origine. Materiali di questo tipo non sono accettabili per Metalor. Abbiamo un numero limitato di fornitori in Colombia, che conosciamo bene e con cui lavoriamo ormai da diverso tempo».

Le aziende americane che importano l’oro hanno certificati che attestano le loro pratiche aziendali responsabili, emessi da organizzazioni come la London Bullion Market Association (LBMA) e il Responsible Jewellery Council (RJC), che sostengono di sottoporre i loro membri a rigorosi processi di approvazione. Asahi Refining, Metalor Technologies e Elemetal hanno tutte certificati di questo tipo. «Tutte le raffinerie accreditate dalla LBMA presenti sulla Good Delivery List hanno predisposto sistemi di gestione interna e valutazione del rischio per evitare di acquistare oro che sia collegato a conflitti, abusi dei diritti umani e pratiche finanziarie terroristiche, e per garantire che queste società osservino alti standard contro il riciclaggio di denaro», ha detto un portavoce dell’associazione. «Tutte le aziende che fanno parte del RJC sono obbligate a svolgere verifiche sul rispetto dei diritti umani per valutare l’aumentato rischio di effetti negativi sul fronte dei diritti umani», si legge in un comunicato del Responsible Jewellery Council.

Per gli utilizzatori finali il problema è che una volta che l’oro arriva negli Stati Uniti non c’è modo di sapere se una parte è stata ottenuta originariamente da miniere illegali, il che lascia l’oro libero di entrare nelle grandi forniture destinate alla manifattura o ad altri scopi commerciali. Apple, General Motors, General Electric, Verizon Communications e Johnson & Johnson sono solo alcune delle grandi società americane che hanno comprato oro da raffinerie statunitensi, secondo i rapporti sui “minerali da conflitto” della Securities and Exchange Commission, l’ente federale statunitense che controlla la borsa. Molte altre aziende non hanno segnalato i loro fornitori. «La nostra squadra ha svolto migliaia di controlli in tutto il mondo e negli ultimi mesi abbiamo mandato investigatori in Colombia», ha detto il portavoce di Apple Ben Kobren. «Sebbene non abbiamo raccolto prove di oro illegale entrato nella nostra catena di approvvigionamento, continueremo a indagare», ha poi aggiunto. General Motors ha una «politica di tolleranza zero» verso pratiche aziendali illecite e abusi dei fornitori nei confronti dei dipendenti, ha detto il portavoce della società Patrick Morrissey. General Electric, Verizon e Johnson & Johnson hanno tutte detto di battersi per la provenienza etica dell’oro che utilizzano, nonostante un portavoce di General Electric, Josef Skoldeberg, abbia detto che «rendere conto di tutti i minerali nella catena di approvvigionamento della società è molto difficile».

Oltre a comprare oro esclusivamente da raffinerie che hanno certificati di buone pratiche aziendali, molte di queste società conducono controlli indipendenti sull’origine dei loro componenti. «Quando si compra dell’oro da un paese in cui si rischia di finanziare un conflitto, è necessario fare di più che limitarsi a controllare i certificati: ed è quello che molte di queste fanno», ha detto Gillard dell’OCSE.

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