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  • venerdì 18 novembre 2016

A Miami Beach sta finendo la sabbia

L'amministrazione locale sta provando a trovare nuove soluzioni, ma sono tutte molto complicate e costose, ha raccontato The Verge

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Miami Beach, una città vicino a Miami (Florida) di quasi 100mila abitanti, è famosa soprattutto per la sua spiaggia lunga e bianca. Un recente articolo di The Verge – “Sand’s End“, scritto da Josh Dzieza – ha spiegato che tutta la sabbia della spiaggia di Miami Beach è artificiale ed è stata portata lì nel corso degli anni; il problema è che sta finendo e trovarne di nuova è un procedimento molto costoso e complicato.

Per anni l’oceano si è mangiato la costa, e la città ha speso milioni di dollari per pompare sabbia dal fondo dell’oceano, e rimpiazzare quella che spariva; solo che poi l’oceano se la rimangiava di nuovo. Ogni granello di sabbia di Miami Beach è stato messo lì da qualcuno. La sabbia sta sparendo sempre più in fretta. L’acqua davanti a Miami sale di 2,5 centimetri l’anno, e lo farà con ritmo sempre maggiore.

Il problema della spiaggia di Miami Beach è comune a quello di molte altre spiagge, «intrappolate in un ciclo che diventerà sempre più complicato man mano che gli oceani saliranno», ha scritto Dzieza. Da qualche tempo l’oceano davanti all’hotel Fontainebleu – uno dei più famosi della città – ha risucchiato quasi tutta la sabbia, arrivando a poco spazio dal toccare l’altrettanto famosa promenade, il lungomare. Fino a poco tempo fa la soluzione sarebbe stata facile: si sarebbe cercata altra sabbia nelle vicinanze – ma lontano dalle zone con hotel e turisti – e la si sarebbe messa dove serviva. Oggi però quella sabbia è praticamente finita e Miami Beach si sta trovando davanti a un problema che tra qualche anno potrebbe riguardare molte altre spiagge del mondo.

La sabbia delle spiagge è fatta di detriti, sminuzzati e bellissimi, ma detriti. Quella delle Maldive è fatta di coralli polverizzati; quella di Shark Bay, in Australia, di conchiglie; quella di Fort Bay, in California, di pezzi di vetro, piccolissimi e levigati dal vento e dall’acqua. Le spiagge più belle, quelle da copertine di riviste, sono in genere fatte da piccolissimi pezzetti di quarzo o carbonato di calcio. Le spiagge mutano nel tempo: in estrema sintesi si può dire che le grandi mareggiate invernali rubano la sabbia dalle spiagge, mentre le onde estive – solitamente più piccole – ne riportano un po’ a riva.

Il problema è che spesso, specie se la spiaggia è stata creata artificialmente, la sabbia che sparisce è sempre di più di quella che ritorna. Per questo motivo da decenni c’è chi si occupa di fare artificialmente quello che l’oceano da solo non riesce a fare a sufficienza: negli Stati Uniti l’ente che se ne occupa è l’USACE, la sezione dell’esercito americano con compiti di ingegneria e progettazione. È un lavoro complicato e costoso. La parola che riassume tutte le fasi del processo è “ripascimento artificiale”: ripascimento significa “nutrire nuovamente” con grandi prelievi, di solito dal fondo dell’oceano, spostamenti e riposizionamenti di sabbia. «Una volta che s’inizia a fare ripascimento non si può più smettere», ha scritto The Verge.

Per fare le spiagge serve una sabbia di un certo tipo: quella delle dune è troppo levigata e quella fatta sminuzzando la maggior parte delle rocce è quasi sempre troppo irregolare. In generale la sabbia deve essere omogenea nella forma, nella dimensione e persino nel colore, per questioni estetiche ma non solo. Come ha spiegato Kevin Bodge, consulente per l’ingegneria costiera, «bisogna attenersi il più possibile al tipo di sabbia che c’era in origine, perché se era fatta in quel modo un motivo c’era». Una sabbia troppo scura, per esempio, trattiene il calore in modo diverso, causando mutamenti nel sesso delle tartarughe che ci nascono.

Non solo serve trovare la sabbia, e trovare quella giusta; bisogna anche faticare per riuscire a usarla per farci le spiagge. La Cina ne usa tantissima per costruire nuove isole e in generale miliardi di tonnellate di sabbia sono usati per fare calcestruzzo. Dato che vicino a Miami Beach la sabbia giusta non c’è più, bisogna cercarla altrove, un po’ più a nord, anche se sempre in Florida. The Verge ha scritto che è iniziata «quella che i funzionari pubblici dell’area definiscono la “guerra della sabbia”». Miami Beach ha bisogno di sabbia per mantenere i suoi grandi ricavi turistici. Allo stesso tempo, però, non sta riuscendo a trovare altre contee o altri comuni vicini disponibili – anche dietro a pagamento – a rinunciare alla propria sabbia, che sta diventando un bene prezioso. Sarah Heard, una politica che fa parte di una commissione della Contea di Martin, a nord di Miami, ha detto: «Hanno dissipato la loro sabbia, hanno costruito troppo, hanno rovinato le loro risorse naturali, e ora vogliono venire a prendersi le nostre». Heard è Repubblicana e si è anche lamentata del fatto che il suo partito neghi il riscaldamento globale. The Verge ha scritto: «Così come è difficile trovare un ateo in una trincea di guerra, è anche difficile trovare un politico locale che in Florida neghi il riscaldamento globale».

Aerial View Of Miami Beach HotelsMiami Beach nel 1930 (Hulton Archive/Getty Images)

Miami Beach ha quindi provato a cercare sabbia altrove, alle Bahamas, a circa 80 chilometri di distanza. Lì c’è una sabbia compatibile con quella di Miami, «roba di prima qualità», ha scritto The Verge. All’inizio le autorità delle Bahamas si sono rifiutate di vendere la loro sabbia, poi però hanno capito che sarebbe finita comunque nell’oceano, prima o poi, e tanto valeva venderne un po’. Nel frattempo Miami Beach ha provato anche un’altra strada: tritare sassi di Witherspoon, una miniera a circa 160 chilometri più a nord. Da giugno la miniera sta producendo sabbia per la spiaggia di Miami Beach, giorno e notte. Ogni giorno partono circa trecento camion che trasportano settemila tonnellate di sabbia verso la città, soprattutto il tratto davanti al Fontainebleau. Si stima che il costo complessivo dell’operazione – si andrà avanti finché la sabbia non tornerà a un livello normale – sarà di 12 milioni di euro.

fontainebleauIl Fontainebleau (Tripadvisor)

Il problema è che anche quella sabbia prima o poi finirà e anche quella miniera prima o poi diventerà inutilizzabile o troppo costosa da mantenere. Stesso discorso per la sabbia delle Bahamas. Nonostante tutto «senza spiaggia non ci sarebbe motivo di andare a Miami Beach», scrive The Verge e «Miami Beach continuerà quindi a fare cose assurde per mantenere la sua spiaggia, fino al momento in cui non rischierà di sprofondare nel mare». Anche perché la spiaggia, in realtà, è un ottimo modo per rallentare l’alzarsi del livello dell’acqua. Una cosa che non va per niente bene sono invece i palazzi, gli hotel e gli edifici che si costruiscono dietro le spiagge, che rischiano di venire in parte sommersi. Il futuro immaginato da The Verge è questo:

L’acqua si alzerà, la costa finirà per essere blindata [per evitare che il mare la sommerga], la sabbia se ne andrà e la costa sembrerà una fortezza di rocce e cemento. Le spiagge che rimarranno saranno solo “parchi di divertimento” mantenuti con altissimi costi […], ricostruite di frequente con sabbia che arriverà da sempre più lontano.

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