I 25 anni di “Nevermind”

Storie e successi dell'ultimo disco che ha cambiato la musica rock, uscito il 24 settembre 1991

Dal punto di vista della musica rock, il 1991 fu un anno strano e a suo modo unico. Uscirono gli ultimi grandi dischi di quelli che presto sarebbero diventati dei dinosauri: i Metallica con Metallica, i Guns N’ Roses con Use Your Illusions, quello di “November Rain”; il primo disco di successo di due band che avrebbero fatto storia a sé, cioè i R.E.M. e i Red Hot Chili Peppers; e forse l’ultimo dei dischi di cui si può dire che abbia cambiato la storia del rock: Nevermind dei Nirvana.

Con Nevermind, che era il loro secondo disco, i Nirvana azzeccarono tutto quello che c’era da azzeccare: trovarono una copertina iconica come poche altre nella storia della musica leggera, quella del bambino che nuota sott’acqua cercando di afferrare una banconota appesa a un amo; un singolo e un video musicale, quelli di “Smells Like Teen Spirit”, che spinsero il disco fino al primo posto della classifica dei dischi più venduti negli Stati Uniti; almeno altre due canzoni solide e nello stile del PRIMO singolo, cioè “Come as you are” e “Lithium”; e l’immagine pubblica perfetta al momento giusto: un gruppo di ragazzi che si vestivano come quelli di un liceo americano, quando vestirsi come uno di un liceo americano sarebbe diventato definitivamente di moda solo qualche anno più tardi. Nevermind uscì il 24 settembre 1991, quattro anni dopo la formazione della band e 25 anni fa oggi. Nel giro di qualche settimana vendette decine di migliaia di copie, diventando uno dei dischi più di successo di quell’anno. A oggi si stima che abbia venduto più di 10 milioni di copie solo negli Stati Uniti.

KURT COBAIN NIRVANA Kurt Cobain, il leader dei Nirvana, durante un concerto a Daly City, California, il 9 aprile 1993 (AP Photo/Sam Morris)

Per molti la musica c’entrò pochissimo, e il successo dei Nirvana fu dovuto ad altri motivi: al loro leader Kurt Cobain – biondo, belloccio, schivo sul palco e fuori – al grandioso video di “Smells Like Teen Spirit”, che iniziò a girare su MTV prima di notte, e poi sempre più presto, e che riguardandolo oggi sembra un tetro prequel dei film per adolescenti ambientati nei licei americani; all’aura da “band del momento”, che ottennero proprio grazie a Cobain e a MTV. Per altri ancora la musica fu fondamentale: un punk rallentato e persino orecchiabile che prima di allora non si era mai sentito, in cui «gli impulsi primordiali venivano espressi attraverso impeccabili strutture del pop», e i cui testi erano semplici, quasi poetici e a tratti sconnessi («a mulatto, an Albino / a mosquito, my libido, yeah!»).

È difficile riconoscere una linea diretta che colleghi le band che hanno influenzato i Nirvana ai Nirvana stessi, dato che dentro la loro musica c’è un po’ di tutto – il punk, il pop, lo hard rock, un filo di metal – e che il rock più popolare degli anni appena precedenti fu una cosa totalmente diversa (nonostante la produzione di Nevermind fosse stata abbastanza da manuale del rock classico: fu registrato in fretta, con un batterista recuperato all’ultimo – Dave Grohl – e grazie alla “spinta” della recente rottura fra Cobain e la sua fidanzata). Per il rock la seconda metà degli anni Ottanta furono i capelli cotonati del cantante degli Europe nel video di “The Final Countdown”, le magliette strappate di Slash e di Bon Jovi e le tastiere di “Jump” dei Van Halen. «I Guns N’Roses spaccavano, cazzo: e poi è dovuto arrivare quella fichetta di Kurt Cobain a rovinare tutto quanto», dice il personaggio di Mickey Rourke in The Wrestler.

Ma i Guns N’ Roses, i Van Halen e gli Europe stavano nella bolla da appassionati della musica rock, che allora era molto più rilevante di oggi, e quelli della musica pop di fine anni Ottanta – Lionel Richie, Michael Bolton, Janet Jackson, e così via – stavano in un’altra bolla, ancora più rilevante. I fan dei Nirvana – e della futura “musica alternativa” – rientravano difficilmente in queste categorie. L’ha spiegato bene il giornalista musicale James Stafford su Diffuser:

Era l’era del metal di “Cherry Pie” e di Michael Bolton, dopo tutto, e della nascita di idoli degli adolescenti come Debby Gibson e Tiffany. Ogni canzone sembrava riguardare il fare festa a più non posso con una 17enne. Più la musica delle grandi case discografiche peggiorava, più quelli come me cercavano musica fuori dal “mainstream”. Il termine “musica alternativa” non era ancora diventato un genere, ma è ciò di cui stiamo parlando: alternativa al mainstream, ai capelli cotonati e ai cinturoni coi proiettili.

Decine di artisti di musica leggera hanno citato i Nirvana e Nevermind in particolare come un disco che li ha ispirati. La “musica alternativa” e il rock-meno-rock di quello degli anni Ottanta sono diventati un genere diffusissimo che oggi comprende di tutto, dagli Arctic Monkeys ai Foo Fighters passando per i White Stripes, ma che per la prima volta trovò la sua legittimazione e diventò “mainstream” grazie a un disco che uscì il 24 settembre 1991.

Kurt Cobain si suicidò il 5 aprile 1994, meno di un anno dopo aver registrato il terzo e ultimo disco dei Nirvana, In utero. Ancora oggi i Nirvana sono ricordati come una delle più grandi rock band degli ultimi trent’anni.

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