Procedure di voto in un seggio del Michigan alle elezioni presidenziali del 2008 (Bill Pugliano/Getty Images)
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  • martedì 30 Agosto 2016

L’attacco informatico contro i sistemi elettorali di Illinois e Arizona

Anche stavolta gli hacker probabilmente sono russi, dice l'FBI, che ha aperto un'indagine: non hanno fatto danni, ma è preoccupante

Procedure di voto in un seggio del Michigan alle elezioni presidenziali del 2008 (Bill Pugliano/Getty Images)

Negli Stati Uniti i sistemi di registrazione del voto degli elettori di Illinois e Arizona sono stati colpiti da un attacco informatico che secondo l’FBI è stato fatto da hacker russi, ha raccontato il Washington Post. Secondo l’FBI la minaccia rappresentata dall’attacco è attendibile e significativa; non ha però specificato se gli hacker fossero stati assoldati dal governo russo, che secondo le agenzie di intelligence è legato al trafugamento di email del Partito Democratico americano pubblicate il 24 luglio da WikiLeaks, oppure fossero semplici criminali. Matt Roberts, portavoce del segretario di Stato dell’Arizona Michele Reagan, ha definito la minaccia “un 8 su una scala da uno a 10”. Per questa ragione Reagan ha temporaneamente chiuso il sistema di registrazione di voto dell’Arizona, anche se l’unica cosa che gli hacker hanno fatto è stata rubare lo username e la password di un funzionario. Nel caso dell’Illinois, invece, gli hacker hanno avuto accesso ai dati di archivio sugli elettori, ma li hanno visualizzati solo in minima percentuale.

Fonti del Washington Post riferiscono che anche i sistemi informatici di altri due stati, oltre ad Arizona e Illinois, potrebbero essere stati colpiti e che si sta indagando in merito. Questi attacchi sono particolarmente preoccupanti perché indicano che gli hacker potrebbero modificare o cancellare informazioni dai database sugli elettori e quindi in qualche modo compromettere i risultati delle elezioni, ha detto Brian Kalkin, vicepresidente operativo del Center for ­Internet Security, un’organizzazione che aiuta le agenzie governative a combattere le minacce informatiche.

Secondo Tom Hicks, presidente di una commissione federale che vigila sullo svolgimento delle elezioni, la Election Assistance Commission, gli stati dovrebbero comunque avere i mezzi per difendersi dalla manipolazione dei dati. Per esempio se anche un hacker cancellasse il nome di uno o più elettori dalla lista elettorale di un dato collegio, quegli elettori potrebbero comunque votare grazie al “provisional ballot“, un voto che viene espresso ma conteggiato solo dopo che se ne sia verificata la validità. Inoltre, per ora i voti degli elettori statunitensi non vengono conteggiati usando sistemi connessi a Internet – anche se più di 30 stati permettono di farlo ai loro cittadini all’estero oppure impossibilitati a votare nei loro seggi perché nell’esercito – e quindi le procedure di voto dovrebbero essere al sicuro da attacchi informatici.

Tuttavia secondo Rich Barger di ThreatConnect, una società che si occupa di sicurezza informatica, il solo fatto che qualcuno si stia introducendo nei sistemi di registrazione dei dati degli elettori è preoccupante. Nel caso delle email rubate al Partito Democratico, le agenzie di intelligence americane hanno detto di non essere ancora certe che l’attacco hacker sia stato uno sforzo deliberato per manipolare le elezioni presidenziali del 2016. La questione della responsabilità è ancora più complicata dall’inusuale coinvolgimento del governo russo nell’attuale campagna elettorale: come hanno scritto diversi giornali americani e internazionali, è evidente da tempo che il presidente russo Vladimir Putin appoggi il candidato Repubblicano Donald Trump, sia per ragioni politiche che economiche.