(GABRIELLE LURIE/AFP/Getty Images)

Il futuro di Apple sono i servizi?

Fino a qualche anno fa il punto di forza della società erano i dispositivi, il calo delle vendite sembra aver cambiato un po' le cose

di Hayley Tsukayama – The Washington Post
(GABRIELLE LURIE/AFP/Getty Images)

In passato, ho raccontato apertamente di non essere una grande fan di iTunes, il software per la musica di Apple una volta considerato rivoluzionario. Lo dico in maniera un po’ esagerata, ma credo che iTunes si sia trasformato in un incubo per la gestione dei contenuti multimediali, con il suo stile sconclusionato e un menù complicato che prova a “organizzare” i miei contenuti in modi che non ho mai voluto. Ma se da una parte ogni tanto mi fa rimpiangere i giorni delle mie ordinate raccolte di CD, in qualche modo oggi ho un rinnovato rispetto per il programma e per quello che riesce a fare per Apple. Dopo la diffusione della relazione sui profitti di Apple della settimana scorsa, è difficile negare il fatto che con iTunes la società abbia trovato un’incredibile gallina dalle uova d’oro. Apple ha comunicato che nell’ultimo trimestre il suo settore dei “servizi” – quello che la maggior parte delle persone chiama “le cose controllate da iTunes” – ha ottenuto 6 miliardi di dollari ed è cresciuto del 19 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Fino a oggi, quest’anno il settore “servizi” ha fatto guadagnare ad Apple ben 23 miliardi di dollari: dei risultati impressionanti. Il CEO di Apple Tim Cook, inoltre, ha detto che la società prevede che entro la fine del 2017 il settore avrà ottenuto ricavi pari a quelli di una delle 100 maggiori aziende americane nell’elenco della rivista Fortune. Può sembrare un’affermazione azzardata, ma Northwestern Mutual – che occupa la centesima posizione nella lista di Fortune – ha ricavi annuali per 28 miliardi di dollari. Se si pensa poi a iTunes e alle società che il settore servizi di Apple è riuscito a mettere sotto sopra, le parole di Cook risultano in realtà piuttosto credibili.

C’è un motivo se iTunes è diventato un gigante in espansione nel campo dei software: compete con moltissime società. Si occupa di musica, certamente, ma anche di film, software (sotto forma di app), e anche dell’iCloud. Calcolare quanto Apple guadagni in tutti questi campi è un po’ difficile. Ma anche senza conoscere esattamente i ricavi della società nel settore della vendita e del noleggio dei film, per esempio, vale la pena ricordare che Blockbuster aveva ricavi per 6 miliardi di dollari all’anno. Per fare un confronto più attuale, in tutto il 2015 i ricavi di Netflix sono stati di 6,78 miliardi di dollari. L’attenzione sui servizi sembra rappresentare un cambiamento nel modo in cui Apple considera i suoi prodotti. Apple è famosa per controllare sia l’hardware che i software di iPhone, iPad e Mac. Gli hardware sono sempre stati l’elemento principale della società, ma con il calo delle vendite di telefoni, tablet e computer, le cose stanno incominciando a ribaltarsi. Se diminuisce il numero di persone che prevede di correre a comprare un nuovo telefono ogni anno – cioè la tendenza dell’ultimo anno circa – allora Apple deve continuare a guadagnare grazie ai telefoni che ha già venduto. Questo non significa che Apple dovrebbe accantonare completamente il settore degli hardware – che non sembra una cosa possibile – ma aiuta a spiegare un cambiamento che i clienti potrebbero aver già notato. Pensate, per esempio, alle voci riguardo al programma di Apple sulle auto (non ancora confermato, ma ritenuto ampiamente verosimile). Secondo alcuni resoconti Apple sarebbe più che altro interessata a sviluppare software per le auto: una differenza drastica rispetto ad anni di resoconti che dicevano che avremmo visto un’auto di Apple, o iCar, progettata e prodotta dalla società stessa. Quello sulle auto sarebbe però un grosso investimento che non porterebbe guadagni nemmeno vicini a quelli a cui Apple è abituata, all’inizio perlomeno. Probabilmente, Apple produrrebbe solo uno o due modelli, per competere con società come Tesla. Non è un paragone perfettamente calzante, ma l’anno scorso Tesla ha avuto ricavi per soli 4 miliardi di dollari, meno di quanto Apple guadagna con gli iPad.

Per avere un’ulteriore dimostrazione del cambiamento di Apple, basta guardare le sue pubblicità. Gli spot di Apple sono sempre stati incentrati su quello che si può fare con uno dei dispositivi della società: non erano tanto del tipo «guarda che bello questo telefono», quanto «guarda quante cose puoi farci». Rispetto alle prime pubblicità dell’App Store di Apple, ora la società è passata al «guarda le cose che puoi fare qui e non puoi fare da nessun’altra parte». Una volta Apple agganciava i suoi clienti con i dispositivi e poi ti rinchiudeva nel suo ecosistema. Ora l’ecosistema stesso è diventato un punto vendita per i dispositivi.

Questa tendenza è destinata ad allargarsi. Apple si è già avventurata in modo interessante nel settore dei video originali. Di recente, la società ha annunciato che produrrà una serie autonoma di Carpool Karaoke, basata sullo sketch del programma tv americano The Late Late Show With James Corden, in cui dei personaggi famosi cantano in auto con il conduttore. Per quanto riguarda app e software mobili, Apple sta “aprendo” Siri e iMessage ad altri sviluppatori per creare altre piattaforme di servizi. La cosa più indicativa, però, è il fatto che Apple si stia sforzando molto per rivendicare la sua eredità nel settore della musica, nonostante il dispositivo che aveva permesso alla società di imporsi nel campo, l’iPod, è calato nelle vendite a tal punto che Apple non ne rivela più i dati. Circolano delle voci insistenti sulla possibilità che Apple stia per comprare Tidal, il servizio di streaming musicale del rapper Jay-Z, sostenuto da diverse celebrità e con molti contenuti esclusivi. Nel fine settimana, la voce è stata ulteriormente alimentata da alcuni tweet di Kanye West che invitavano Cook a interrompere ogni trattativa in corso e limitarsi a «dare a Jay il suo assegno».

Per non farsi prendere la mano sul futuro dei servizi di Apple, è bene ricordare che la società non è ancora famosa per avere servizi particolarmente efficaci. In passato, Apple è stata molto presa in giro per programmi difettosi come MobileMe. Nonostante la società sia sicuramente migliorata rispetto a quel brutto periodo, la sua ultima versione dei servizi in cloud lascia a desiderare. Se Apple ha davvero intenzione di puntare sui servizi come attività principale, avrà bisogno di far meglio. Ovviamente, mi piacerebbe che Apple iniziasse da iTunes. Ma nonostante pensi ancora che il programma sia un casino, devo riconoscere i suoi meriti. La cosa più importante per Apple è che iTunes trova ancora quello che mi serve; e poi, finché non deciderò di smettere di usare i suoi prodotti, Apple mi tiene prigioniera. Fin dall’inizio, questa è stata la cosa geniale di iTunes.

© 2016 – The Washington Post

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