(Getty Images)
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  • martedì 17 Maggio 2016

Le auto ibride elettriche col filo

Toyota, Hyundai e Honda stanno investendo nelle macchine che si caricano attaccandole a una presa, in attesa delle tecnologie all'idrogeno

(Getty Images)

Honda, Hyundai e Toyota sono i principali produttori di automobili a batterie al mondo, e pensano che un giorno tutti guideremo automobili alimentate a idrogeno: o almeno lo sperano per i loro affari. Il problema è che le tecnologie per l’auto a idrogeno sono ancora costose, poco diffuse e da sviluppare, per essere pienamente sostenibili. Per questo motivo, in attesa di tempi migliori, le tre case automobilistiche hanno deciso di concentrare i loro investimenti nelle auto ibride elettriche plug-in (PHEV), le cui batterie possono essere caricate attraverso una presa per la corrente elettrica e non solo tramite il motore a combustione interna. Automobili di questo tipo sono considerate più versatili e in alcune circostanze più economiche: un buon compromesso in attesa di soluzioni più radicali come l’alimentazione esclusivamente a idrogeno.

Nelle classiche auto ibride elettriche ci sono due motori: uno a combustione interna e uno elettrico. Il primo, oltre a generare il movimento, carica le batterie per il secondo: in alcuni modelli, come la Prius di Toyota, il motore elettrico può funzionare da solo escludendo quello a combustione; in altre auto si attiva per dare più potenza a quello tradizionale. Per rendere più efficiente il sistema, alcune automobili trasformano inoltre l’energia delle frenate in energia elettrica, consentendo di ridurre ulteriormente il consumo di benzina. Fino a qualche anno fa il circuito delle auto ibride elettriche era chiuso: la carica delle batterie avveniva internamente e senza la possibilità di collegarle ad altre fonti per accumulare energia. Le cose sono cambiate con l’introduzione delle PHEV, che permettono ai loro proprietari di collegarle a una presa elettrica per caricare le batterie, rendendo meno costosa la ricarica rispetto a quella basata sulla benzina che fa muovere il motore a combustione.

Le principali case automobilistiche statunitensi hanno messo in vendita negli ultimi anni alcune PHEV, ottenendo i primi successi in un settore di dimensioni contenute se confrontato con quello delle automobili tradizionali. Secondo gli analisti, nei prossimi anni la loro quota di mercato aumenterà sensibilmente e per questo motivo le giapponesi Honda, Hyundai e Toyota hanno in programma di concentrarsi sulle PHEV, con l’obiettivo di recuperare nei confronti della concorrenza. Le analisi di mercato più recenti dicono che le vendite delle PHEV negli Stati Uniti sono aumentate del 40 per cento nei primi tre mesi del 2016 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Toyota vende già quattro automobili ibride elettriche che possono essere adattate per diventare PHEV. L’azienda ha inoltre annunciato che entro la fine dell’anno introdurrà una variante della Prius, la sua automobile ibrida più famosa, che si può collegare alla presa per caricare le sue batterie. Il CEO di Toyota per il Nord America, Jim Lentz, ha spiegato ad Automotive News che le PHEV sono una buona soluzione per aumentare l’autonomia senza spendere troppo denaro in ricerca e sviluppo, trattandosi di modifiche poco impegnative e che possono essere realizzate su modelli già in produzione. Honda ha già annunciato da tempo che entro il 2030 il suo catalogo sarà costituito per due terzi da veicoli con motore elettrico, ma nel frattempo lavorerà per introdurre le PHEV.

Le automobili ibride elettriche di questo tipo sono considerate una buona opportunità per iniziare a diffondere l’idea di sistemi diversi al classico rifornimento di benzina. Secondo Elon Musk, il CEO di Tesla, in futuro sarà naturale collegare la propria automobile a una presa elettrica per ricaricarla, così come facciamo oggi con gli smartphone. Le auto prodotte da Tesla sono già esclusivamente elettriche, ma si basano su un principio diverso da quello immaginato da molte altre case automobilistiche che puntano invece sull’idrogeno. Nel primo caso le batterie sono caricate con energia elettrica prodotta dalle centrali, nel secondo l’idrogeno è utilizzato come carburante e fatto bruciare in un motore a combustione interna o facendolo reagire con l’ossigeno in una pila a combustibile, che produce poi elettricità. Questo sistema ha il vantaggio di rendere i tempi di ricarica più rapida, ma l’estrazione dell’idrogeno è ancora costosa e manca una rete distributiva.

Come tutte le soluzioni ibride, anche quella usata dalle PHEV ha pregi e difetti. Secondo una ricerca condotta nel 2014 dalla Lamar University nell’Iowa, le PHEV permettono di risparmiare il 60 per cento dei costi per l’energia rispetto alle automobili tradizionali, e il 40 per cento rispetto alle classiche automobili ibride elettriche (HEV). Lo studio ha però evidenziato che per chi percorre molti chilometri al giorno le HVE sono più convenienti, perché il motore tradizionale interviene più spesso per la carica delle batterie. Le PHEV sono comunque una soluzione per ridurre i consumi, soprattutto nei modelli che offrono batterie più grandi, che i motori a combustione delle HEV non riuscirebbero a caricare da soli. La convenienza dipende anche dalla presenza di sovvenzioni statali, offerte delle case automobilistiche e incentivi di vario tipo, tesi a sostenere il mercato delle automobili elettriche.

Stando alle rilevazioni dello scorso febbraio, in Italia le automobili ibride elettriche sono ancora poco diffuse rispetto al resto del mercato. Le loro vendite costituiscono solo il 2 per cento, ma il dato è comunque in sensibile crescita rispetto ai primi mesi del 2015, quando era dell’1,4 per cento.