Jeremy Corbyn a Trafalgar Square, Londra, il 27 febbraio 2016 (Dan Kitwood/Getty Images)
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  • venerdì 29 Aprile 2016

I laburisti britannici, l’antisemitismo e Hitler

Come è cominciato lo scandalo di cui si parla da giorni sui giornali britannici, e come le cose sono poi precipitate

di Adam Taylor - Washington Post
Jeremy Corbyn a Trafalgar Square, Londra, il 27 febbraio 2016 (Dan Kitwood/Getty Images)

Giovedì la politica britannica è finita nel caos per uno scandalo su Israele e l’antisemitismo, che si è trasformato in un duro scontro su Adolf Hitler. Lo scandalo ha già provocato la sospensione dal Partito Laburista di Naz Shah, una delle poche donne musulmane che hanno un seggio al Parlamento britannico. Poi è stato sospeso anche Ken Livingstone, controverso ex sindaco di Londra: tra le altre cose, Livingstone è stato accusato pubblicamente da un collega laburista di essere un “disgustoso” apologeta del nazismo.

Nel Regno Unito molti ritengono che lo scandalo sia parte di un problema più ampio che riguarda la corrente di sinistra del Partito Laburista, diventata la forza predominante dopo l’elezione di Jeremy Corbyn come leader del partito. Gli esponenti che ne fanno parte appoggiano in generale la causa palestinese, anche se alcuni loro rivali sostengono che la loro posizione sia in qualche modo contaminata dall’antisemitismo.

Come è iniziato lo scandalo
Martedì scorso Shah, una parlamentare laburista di Bradford West, è stata accusata di antisemitismo per una serie di post pubblicati su Facebook nel 2014. Shah è entrata per la prima volta in Parlamento lo scorso anno dopo avere vinto nel collegio di Bradford, una città povera del nord dell’Inghilterra con una significativa minoranza pachistana: lei stessa ha origini pachistane e durante la sua adolescenza trascorse un periodo in Pakistan. Shah è stata sospesa dal suo partito per un post intitolato “La soluzione per il conflitto israelo-palestinese: trasferire Israele negli Stati Uniti” e rilanciato da un blog di destranel post Shah diceva che gli ebrei israeliani avrebbero dovuto essere ricollocati negli Stati Uniti. In questo modo i palestinesi avrebbero potuto “farsi la loro vita e avere indietro le loro terre”.

In un momento successivo è stato scoperto un altro post in cui Shah comparava le politiche di Israele a quelle di Hitler. In una dichiarazione diffusa poco dopo la scoperta del primo post, Shah si è scusata “senza riserve” per quello che aveva scritto, che era stato il risultato delle emozioni molto intense che le provoca il conflitto israelo-palestinese.

Poi la situazione è peggiorata
Mercoledì lo scandalo è finito sulle prime pagine dei giornali britannici. Corbyn, il leader del Partito Laburista, ha diffuso un comunicato in cui definiva le opinioni di Shah «offensive e inaccettabili» e affermava che il Partito Laburista «si opponeva categoricamente all’antisemitismo e a tutte le forme di razzismo».

Lo stesso giorno Shah ha pubblicato un secondo messaggio di scuse su Jewish News, un giornale molto letto dalla comunità ebraica britannica, e si è scusata di nuovo in Parlamento. Diversi comunque hanno detto che non era chiaro se Shah pensasse di avere scritto delle cose antisemite. Dopo essere stato accusato di non avere agito prontamente, mercoledì pomeriggio Corbyn ha sospeso Shah dal Partito Laburista.

Poi è diventato un disastro
Questo sarebbe potuto essere il modo naturale per la fine di uno scandalo. Non lo è stato, e le cose sono peggiorate ulteriormente. In un’intervista data giovedì a BBC Radio London, Ken Livingstone, ex sindaco di Londra e membro del comitato esecutivo nazionale del Partito Laburista (l’organo amministrativo a capo del partito), ha difeso Shah, sostenendo che criticare Israele non è sinonimo di antisemitismo. Livingstone ha detto: «Quando Hitler vinse le elezioni nel 1932, la sua politica era che gli ebrei dovessero spostarsi in Israele. Era un sostenitore del sionismo prima che perdesse la testa e finisse per uccidere sei milioni di ebrei». Il suo commento ha provocato reazioni immediate. Livingstone è da tempo conosciuto come una delle figure più importanti della corrente di sinistra del Partito Laburista, ma già in passato aveva fatto diversi commenti su Israele per i quali era stato accusato di antisemitismo.

Dopo le sue dichiarazioni Livingstone si è confrontato con John Mann, un altro parlamentare laburista, mentre stava andando agli uffici di BBC a Westminster. Di fronte a un gruppo di giornalisti, Mann ha urlato contro Livingstone chiamandolo una “sciagura” e un “apologeta del nazismo”.

La successiva intervista di Livingstone al programma “Daily Politics” di BBC è andata ancora peggio, e Livingstone ha ribadito: «La politica di Hitler, quando andò al potere la prima volta, era spostare gli ebrei della Germania in Israele». Nick Clegg, ex vice primo ministro britannico e l’altro ospite dello show, ha criticato il commento di Livingstone dicendogli che era entrato «in uno strano e contorto labirinto» tirando in ballo Hitler e parlando della politica di Israele oggi.

Alla fine dell’intervista, Livingstone è stato costretto a nascondersi in un bagno per scappare da una folla di giornalisti che lo aspettavano. Il Partito Laburista ha annunciato poco dopo la sospensione di Livingstone.

Cosa significa tutto questo per la politica britannica
Mentre una volta il Partito Laburista era considerato un sostenitore di Israele, negli ultimi anni le cose sono cambiate e i rapporti con lo stato ebraico sono diventati complicati. Anche sotto la leadership di Ed Miliband, figlio di ebrei europei che lasciarono il Regno Unito durante la Seconda guerra mondiale, il partito era stato accusato di aver compromesso i suoi legami con la comunità ebraica britannica. La situazione è diventata più tesa da quando Corbyn è diventato il leader del partito, lo scorso anno, visto che rispetto al suo predecessore viene considerato più critico nei confronti di Israele.

Il caos interno ai laburisti ha anche fatto passare in secondo piano i problemi che sta affrontando il Partito conservatore, che di recente si è diviso molto sia sulla possibilità che il Regno Unito esca dall’Unione Europea, sia sulla polemica relativa alle ricchezze del primo ministro conservatore David Cameron.

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