(GK Hart-Vikki Hart)

I babbuini più famosi di Internet

Lo avete visto quel meme con i babbuini in ufficio? Due fotografi ci hanno messo più di dieci anni ma alla fine ce l'hanno fatta, a farli arrivare ovunque

(GK Hart-Vikki Hart)

Nel 2003 due fotografi di San Francisco girarono dei video di alcuni babbuini che facevano cose piuttosto strane, quasi sempre dentro degli uffici. I babbuini leggevano giornali, sedevano intorno a scrivanie indicando e guardando grafici a torta, tenevano in mano cornette del telefono, usavano mouse e tastiere, prendevano computer e li facevano cadere per terra. I due fotografi – G.K. e Vikki Hart – sono marito e moglie e si sono specializzati in foto di animali, di solito piuttosto buffe: «Il bello degli animali è che sono universali, e piacciono alla gente di ogni paese», ha detto lui. Per molti anni quei video dei babbuini in ufficio sono passati piuttosto inosservati; da qualche anno però sono improvvisamente diventati popolarissimi e quei video – spesso trasformati in GIF – sono diventati dei meme. Quei babbuini sono quindi finiti in un film e nelle bacheche Facebook di moltissime persone: ci sono grandi possibilità che da qualche parte li abbiate già visti.

Il sito Know Your Meme – una sorta di database che prova a ricostruire la nascita e la diffusione dei più famosi meme di internet – spiega che tra il dicembre 2011 e il febbraio 2012 gli Hart caricarono 48 video di babbuini su Getty Images, un’agenzia fotografica che offre immagini e video di stock a chi si abbona al servizio: quando un’agenzia pubblicitaria o di comunicazione ha bisogno di un video o di un’immagine va sul sito, la scarica e la usa come preferisce. Gli Hart hanno spiegato a Quartz che il loro intento era mettere a disposizione dei clienti delle immagini da usare in contesti lavorativi per ravvivare un po’ delle altrimenti noiose presentazioni.

Già nel 2010, ancora prima che le foto fossero caricate su Getty Images, i babbuini fecero la loro prima importante comparsa nella cultura popolare. Li si vede in una scena di A cena con un cretino, un film comico con Steve Carell. Hart ha detto: «È stato divertente, andammo al cinema ci sedemmo e a un certo punto ci mettemmo a dire “oh, guarda, i nostri babbuini” mentre tutti pensarono che eravamo matti».

Il film diede un po’ di fama ai babbuini ma non li fece diventare meme e per anni quasi nessuno fece loro caso. Il primo uso documentato di quei babbuini in un contesto umoristico è dell’aprile 2014, quando l’utente “risingtensions” caricò una loro GIF su Tumblr, scrivendo: «Un babbuino ripreso in piano americano tiene in mano mazzette di soldi e fa le facce».

La GIF su Tumblr fu commentata da qualche centinaia di utenti ma nemmeno in quel caso i babbuini diventarono un meme: si fecero notare, ma non invasero le pagine Facebook o Twitter della maggior parte degli utenti, nemmeno di quelli statunitensi. Il vero successo arrivò nell’agosto 2015, quando l’utente “BMacGoat” pubblicò un breve video su Twitter. Ne va ancora particolarmente fiero e il tweet – ritwittato più di 20mila volte – è ancora fissato in alto nel suo profilo.

È da quel momento che i babbuini sono diventati un meme.

Si, ok, ma i babbuini?

Vox ha spiegato che i due fotografi ci hanno messo circa un mese per fare i video. Hanno per esempio dovuto ricreare o recuperare oggetti che fossero a misura di babbuino e inventarsi modi per far muovere le cose durante i video (le sedie che si girano lo fanno per esempio perché qualcuno le tirava con dei cavi). I babbuini usati nei video sono tre e con loro c’erano anche degli addestratori che provavano a fargli fare quello che c’era bisogno di fare. In molti casi i babbuini hanno però improvvisato: è successo con il computer che cade dalla scrivania e con il babbuino che mangia un pezzo di carta. Il computer che cade era vero ed erano vere anche le mazzette di banconote.

I video dei babbuini sono su Getty Images ma i diritti dei video sono dei fotografi. Hart ha spiegato però di non avere problemi con l’uso non autorizzato di quelle immagini. «Certo, potremmo farci ancora più soldi, ma non si può comprare il fatto che la gente ne faccia l’uso che vuole, divertendosi».

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