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  • venerdì 8 aprile 2016

Il nuovo documento del Papa sul matrimonio

Contiene qualche apertura sulla comunione per i divorziati, niente di nuovo sui gay e sulla presunta "teoria del gender"

(ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Papa Francesco ha diffuso un nuovo documento che chiarisce la sua posizione su diversi temi molto controversi all’interno della Chiesa: fra le altre cose il matrimonio, le coppie di fatto e gli omosessuali. Il documento si chiama Amoris Laetitia (“La gioia dell’amore”) ed è un’esortazione apostolica post sinodale: cioè una specie di “lettera aperta” pubblicata in seguito alle discussioni dell’ultimo Sinodo sulla famiglia. Non è quindi una modifica della dottrina della Chiesa. Come si aspettavano molti giornalisti ed esperti di cose vaticane, Papa Francesco non ha proposto grandi cambiamenti bensì promosso un atteggiamento genericamente più aperto nei confronti dei divorziati che si risposano – la cui nuova unione non viene riconosciuta dalla Chiesa – e dei gay, sebbene con molti distinguo.

L’Amoris Laetitia è lungo 260 pagine, suddivise in nove capitoli e 325 paragrafi. Il documento alterna capitoli che parlano di questioni generali – il quarto si intitola “L’amore nel matrimonio”, il quinto “L’amore che diventa fecondo” – ad altri che parlano di questioni più particolari, come il capitolo sesto e l’ottavo, intitolati “Alcune prospettive pastorali” e “Accompagnare, discernere e integrare la facilità”. I passi di cui probabilmente si discuterà di più sono quelli in cui Papa Francesco invita a trovare delle soluzioni compromesso per i divorziati che decidono di risposarsi: nel paragrafo 297 il Papa spiega che «si tratta di integrare tutti, si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale», mentre tre paragrafi più avanti suggerisce che si debbano trovare delle soluzioni caso per caso, senza una regola valida universalmente:

«È comprensibile che non ci si dovesse aspettare dal Sinodo o da questa Esortazione una nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi. E’ possibile soltanto un nuovo incoraggiamento ad un responsabile discernimento personale e pastorale dei casi particolari, che dovrebbe riconoscere che, poiché “il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi”, le conseguenze o gli effetti di una norma non necessariamente devono essere sempre gli stessi».

In un passaggio sull’atteggiamento verso le persone omosessuali, contenuto nel paragrafo 250 e 251, il Papa scrive di voler «ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare “ogni marchio di ingiusta discriminazione”, e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza», mentre sul matrimonio gay si limita a citare letteralmente un passaggio molto duro della relazione finale del Sinodo, senza commentarlo.

Nel corso del dibattito sulla dignità e la missione della famiglia, i Padri sinodali hanno osservato che «circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia»; ed è inaccettabile «che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso».

Nel paragrafo 54, il Papa condanna ad esempio le pratiche di mutilazione genitale femminile e la maternità surrogata, mentre poco prima aveva parlato molto duramente contro la tossicodipendenza e i matrimoni combinati. Papa Francesco ha inoltre usato parole molto dure verso quella che gli ambienti cattolici conservatori chiamano la “teoria del gender” (che in realtà non esiste): al paragrafo 56 scrive che «è inquietante che alcune ideologie di questo tipo, che pretendono di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili, cerchino di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini.»

L’Amoris Laetitia certifica più o meno le stesse aperture (e chiusure) promosse dalla Chiesa in seguito all’ultimo Sinodo della Chiesa cattolica, cioè un’assemblea generale dei suoi vescovi, che si è concluso nell’ottobre del 2015. Già nella relazione finale del Sinodo – votata da tutti i vescovi con una maggioranza di almeno due terzi – era contenuta ad esempio l’esortazione a una maggiore apertura della Chiesa nei confronti delle persone che hanno divorziato e si sono risposate, che secondo la dottrina cattolica devono essere escluse dai “sacramenti” (comunione e matrimonio, per esempio). Un documento sullo stesso tema del Sinodo era atteso da mesi da Papa Francesco, che comunque non era vincolato a pubblicarne uno (dato che il Sinodo è un organo collegiale, il Papa non è tenuto a seguirne le indicazioni o a commentare le sue decisioni).

L’ultima esortazione post sinodale centrata sulla famiglia era stata diffusa da San Giovanni Paolo II nel 1981. Si intitolava Familiaris consortio (“l’unione della famiglia”) e conteneva toni significativamente più conservatori: a un certo punto, ad esempio, si leggeva: «fra i segni più preoccupanti di questo fenomeno [“l’oscurarsi dei valori fondamentali sotto le pressioni derivanti soprattutto dai mass-media”], i Padri Sinodali hanno sottolineato, in particolare, il diffondersi del divorzio e del ricorso ad una nuova unione da parte degli stessi fedeli, l’accettazione del matrimonio puramente civile, in contraddizione con la vocazione dei battezzati a «sposarsi nel Signore»; la celebrazione del matrimonio sacramento senza una fede viva, ma per altri motivi; il rifiuto delle norme morali che guidano e promuovono l’esercizio umano e cristiano della sessualità nel matrimonio».

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