Gregory Peck a Londra durante le riprese di “Arabesque”, nel 1966. (Hulton Archive/Getty Images)

Il grande Gregory Peck

Era nato oggi un secolo fa, è conosciutissimo per due parti – una drammatica e una leggera – e per una balena, e per la sobrietà e generosità con cui fu divo

Gregory Peck a Londra durante le riprese di “Arabesque”, nel 1966. (Hulton Archive/Getty Images)

Un secolo fa nacque Gregory Peck, che sarebbe diventato uno degli attori più famosi e importanti del grande periodo del cinema hollywoodiano nei decenni del dopoguerra, lavorando tanto e in ruoli molto importanti ma costruendo una sua forma di divismo sobria e moderata, priva di un’identità che non fosse quella di una grande dignità e modestia, o di parti che lo legassero definitivamente a un ruolo. Guadagnandosi in questo modo forse minor fanatismo di altri suoi colleghi del tempo ma maggiori ammirazioni.

Gregory Peck era nato il 5 aprile 1916 a San Diego, in California. Suo padre era un farmacista di origini irlandesi, mentre sua madre aveva origini scozzesi: erano entrambi cattolici e divorziarono quando Peck aveva 5 anni; lui fu cresciuto dalla nonna materna, che lo portava al cinema ogni settimana. Dopo le scuole superiori cominciò a studiare medicina alla University of California di Berkeley, dove entrò nella squadra di canottaggio e cominciò a recitare con la compagnia dell’università. Si fece subito notare e si appassionò, e a 23 anni partì per New York con 160 dollari e una lettera di presentazione. Si iscrisse alla Neighborhood Playhouse, una storica scuola di teatro di Manhattan, dove prese lezioni di danza da Martha Graham, una delle più grandi ballerine e coreografe di sempre. Proprio durante una lezione con Graham, lei spinse con un ginocchio sulla schiena di Peck per aiutarlo in un esercizio: il risultato lo rese non idoneo al servizio militare, e gli evitò di dover combattere nella Seconda guerra Mondiale, probabilmente una delle motivazioni più rare nella storia dell’esenzione militare. Peck raccontò in seguito che le case cinematografiche dissero che si era fatto male mentre praticava il canottaggio con la squadra universitaria, perché la versione della lezione di danza non era considerata sufficientemente virile.

Peck debuttò a Broadway nel 1942, e i critici capirono subito il suo talento. Passò da sconosciuto a famoso in pochissimo tempo: due anni dopo recitò nel suo primo film, Tamara, figlia della steppa, e nel 1946 fu candidato al suo primo Oscar come miglior attore protagonista, per il film Le chiavi del paradiso, sulla vita di un missionario cattolico in Cina: e si stava già creando la categoria di ruoli che avrebbe frequentato di più, personaggi positivi, tenaci, misurati. Nel 1945 recitò insieme a Ingrid Bergman in Io ti salverò di Alfred Hitchcock (quello del famoso sogno disegnato da Salvador Dalì). Poi fece ancora Il caso Paradine, con Hitchcock.

Tra gli anni Quaranta e Cinquanta recitò in moltissimi film, lavorando con importanti registi come Elia Kazan e Raoul Walsh e ricevendo altre tre nomination all’Oscar tra il 1957 e il 1960. Nel 1953 ebbe uno dei suoi ruoli che sarebbero diventati più popolari in Vacanze romane di William Wyler – e sceneggiato da Dalton Trumbo – amatissima commedia nella quale interpreta un giornalista americano che si innamora di una principessa – Audrey Hepburn – mentre lei è in visita a Roma. Nel 1956 fece invece il capitano Achab nell’adattamento di John Huston di Moby Dick, e nel 1961 fu il protagonista di I cannoni di Navarone, uno dei film di guerra più noti di sempre. E fece diversi grandi western, tra cui Duello al sole, Un grande paese, La conquista del west.

Il suo ruolo più famoso, però, è probabilmente quello dell’avvocato Atticus Finch nel film Il buio oltre la siepe, tratto dall’omonimo romanzo di Harper Lee e che racconta la storia di un giovane afroamericano accusato ingiustamente di stupro in Alabama, all’inizio degli anni Trenta. L’interpretazione di Peck fu apprezzatissima e ci vinse un Oscar: tra le altre cose è ricordata anche perché è una specie di trasposizione cinematografica delle idee di sinistra che Peck sostenne per tutta la sua vita. Criticò la Commissione per le attività antiamericane, che negli anni Quaranta e Cinquanta accusava moltissimi cineasti di Hollywood di simpatizzare per il comunismo e l’Unione Sovietica, e si oppose alla guerra in Vietnam, in cui combatté suo figlio più grande Jonathan (si sarebbe poi suicidato nel 1975). Dopo la parte del dottor Mengele nel film fantastorico sui nazisti rifugiati in Sudamerica, I ragazzi venuti dal Brasile, l’ultimo film di Peck fu Cape Fear – Il promontorio della paura del 1991, il remake di Martin Scorsese dell’omonimo film del 1961: Peck era stato il protagonista del primo film e Scorsese lo volle per interpretare invece l’avvocato di Robert De Niro, che nel film fa la parte di un criminale psicopatico.

Peck si sposò due volte, la prima nel 1942 con Greta Kukkonen, un’attrice finlandese con la quale ebbe tre figli e dalla quale divorziò nel 1955 per sposarsi con Veronique Passani, una giornalista francese che aveva conosciuto sul set di Vacanze romane. Ebbero due figli, e rimasero insieme fino alla morte di Peck, il 12 giugno 2003, a 87 anni, per una polmonite.