Il caso del “mago dei trapianti” si complica

Le indagini su Paolo Macchiarini e i suoi impianti di trachea hanno portato alle dimissioni del segretario generale dell'Assemblea dei Nobel per la medicina

(SVT)
(SVT)

Il segretario generale dell’Assemblea dei Nobel per la medicina, Urban Lendahl, si è dimesso in seguito ad alcune nuove rivelazioni sul medico Paolo Macchiarini, definito un tempo dai media il “mago dei trapianti di trachea” e accusato dall’anno scorso di avere mentito o falsificato informazioni pubblicate sulle riviste scientifiche in merito alle sue attività. La vicenda di Macchiarini – che è di origini svizzere e ha lavorato in Italia, Russia e Svezia – è uno dei casi più controversi legati a presunte frodi scientifiche negli ultimi anni, e racconta molto di alcune dinamiche in ambito accademico.

Lendahl, che è un genetista presso il Karolinska Instituet (KI), una delle università mediche più importanti d’Europa, era stato coinvolto nell’assunzione di Macchiarini presso lo stesso ateneo nel 2010: dice di essersi dimesso “come segno di rispetto nei confronti dell’integrità del lavoro per i premi Nobel”. La settimana scorsa il KI ha anche fatto sapere che interromperà qualsiasi rapporto con Macchiarini a partire dal prossimo autunno, quando sarà scaduto il contratto con lui. Membro dell’Assemblea dei Nobel presso il KI dal 2000, Lendahl ne era diventato segretario generale nel 2014, entrando ufficialmente in carica l’anno seguente. L’Assemblea è costituita da 50 docenti del KI e ha il compito di indicare ogni anno il vincitore per il premio Nobel per la fisiologia o la medicina. Lo scorso ottobre fu proprio Lendahl ad annunciare i vincitori del 2015 per le loro scoperte sullo sviluppo di farmaci contro alcuni tipi di parassiti.

Gli ultimi sviluppi sono in parte dovuti al documentario “Gli esperimenti” mandato in onda lo scorso gennaio da SVT, la televisione pubblica svedese, nel quale è stata raccontata la storia di Macchiarini, ancora poco conosciuta dal pubblico. Nel 2011, presso il KI, Macchiarini impiantò in un paziente con trachea danneggiata una nuova trachea sintetica, trattata con cellule staminali dallo stesso paziente in modo da evitare il rigetto (semplificando molto: le staminali sono cellule non ancora specializzate che possono in seguito assumere più funzioni, a seconda del trattamento e dei tessuti su cui sono innestate). Nei tre anni seguenti effettuò altre sette operazioni per impiantare altrettante trachee: due al KI, una in Illinois (Stati Uniti) e quattro in Russia, dove aveva avviato un progetto sulla produzione di tessuti organici. Da allora sei pazienti su sette sono morti, ma secondo Macchiarini per cause indipendenti dal suo lavoro. Il settimo paziente è ancora vivo ma è in terapia intensiva da quando è uscito dalla sala operatoria.

Il documentario di SVT si è occupato in particolar modo di una paziente, operata in Russia, che secondo gli autori del programma non era in pericolo di vita per i suoi problemi alla trachea, suggerendo quindi che l’operazione non fosse necessaria. Il vicerettore del KI, Ander Hamsten, ha detto che questa circostanza non era ancora emersa e che certamente l’ateneo non avrebbe mai autorizzato attività in Russia di questo tipo da parte di Macchiarini, se fosse confermata la tesi del documentario.

Dopo la trasmissione del documentario, tra accademici e opinione pubblica in Svezia sono iniziati a circolare diversi dubbi sul modo in cui la vicenda è stata gestita dal KI. Già nel maggio del 2015 una commissione d’inchiesta indipendente sollevò diversi dubbi circa il lavoro di Macchiarini, accusandolo esplicitamente di avere rappresentato in modo per lo meno fuorviante i risultati delle sue ricerche in sette pubblicazioni sul tema; il medico e il suo team di ricerca risposero alle accuse presentando più di mille pagine di documentazione. A fine agosto Hamsten stabilì che le accuse di negligenza non fossero ammissibili, anche se le ricerche presentate da Macchiarini non raggiungevano gli standard imposti dal KI e veniva consigliato di pubblicare un nuovo articolo per chiarire i punti controversi delle ricerche precedenti.

In seguito alle nuove accuse mosse dal documentario e ad alcune altre verifiche, il KI ha stabilito che sarà aperta un’indagine esterna per valutare come lo stesso ateneo abbia trattato il caso in questi mesi. La trasmissione ha messo in dubbio il lavoro della commissione d’inchiesta indipendente, sottolineando come almeno quattro medici che resero noto il caso di Macchiarini all’esterno del KI ebbero molte difficoltà a farsi prendere sul serio, anche all’interno dell’ateneo. A inizio febbraio gli stessi quattro hanno pubblicato una lettera in cui elencano le difficoltà incontrate per fare emergere il caso, sostenendo che il KI non fosse a conoscenza dell’estensione e della gravità della vicenda e che in seguito furono adottate “tattiche diversive” per nascondere le responsabilità. La procura di Stoccolma ha invece aperto da tempo un’indagine sulle tre operazioni condotte da Macchiarini presso il KI, ma per ora non ha formulato accuse nei suoi confronti.