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Cosa caspita è il guayule?

Eni ha deciso di mettersi a coltivarlo a Gela, in Sicilia

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Eni ha annunciato che avvierà una sperimentazione per la coltivazione in Sicilia del guayule (Parthenium argentatum), un parente della lattuga, della camomilla, del girasole e di diversi altri vegetali, che da tempo viene utilizzato come materia prima per la produzione di un lattice alternativo, con minore impatto ambientale e una maggiore tolleranza per quanto riguarda le allergie al materiale. L’iniziativa potrebbe portare a nuove possibilità di sviluppo nella Sicilia meridionale, ma sarà comunque necessario qualche anno per verificare la fattibilità del progetto.

Che cos’è il guayule
Il guayule è tipico del sud-ovest degli Stati Uniti e in parte del Messico settentrionale, il suo nome deriva da una parola in nāhuatl, una lingua uto-azteca, che significa “gomma”. Fu scoperto dal naturalista J. M. Bigelow a metà Ottocento e descritto per la prima volta da Asa Gray, considerato il più importante botanico statunitense del XIX secolo. Fu negli anni Venti del Novecento che si iniziò a sperimentare in California il guayule come materia prima alternativa per i prodotti di gomma, ma con scarso successo. Durante la Seconda guerra mondiale, sempre negli Stati Uniti, fu organizzata la coltivazione estensiva del guayule per lo stesso scopo, in seguito al blocco da parte del Giappone del lattice che gli statunitensi importavano dalla Malesia. La guerra finì prima che le piantagioni fossero pronte e l’idea fu abbandonata, perché era molto meno complicato tornare a importare il lattice.

Il lattice
Negli ultimi anni il guayule è tornato a essere al centro di sperimentazioni di vario tipo, perché ha proprietà ipoallergeniche ed è quindi meglio tollerato da chi è allergico. Semplificando, il lattice è un fluido lattiginoso e colloso che si trova nelle cellule di alcune piante e che viene estratto per essere lavorato, fino alla produzione dei prodotti di gomma. La pianta più utilizzata storicamente per questo scopo è l’albero della gomma (Hevea brasiliensis), molto diffuso in Malesia e in Sri Lanka: il lattice viene estratto incidendo la sua corteccia e viene raccolto in piccoli contenitori, solitamente applicati al tronco. In questo liquido lattiginoso c’è il caucciù, un idrocarburo che dà la tipica elasticità della gomma e che però è tra la causa di allergie tra le persone predisposte.

Allergie
Secondo gli studi condotti finora, il guayule non causa reazioni allergiche e al tempo stesso mantiene una buona elasticità, superiore ai prodotti con sostanze alternative al lattice usate da chi è allergico. Soprattutto per gli operatori sanitari, che devono indossare guanti per molte ore al giorno, la possibilità di avere un prodotto alternativo con caratteristiche molto simili a quelli in lattice naturale è un beneficio importante.

Il progetto di Eni
La sperimentazione sul guayule è stata avviata da Eni nell’ambito del “Protocollo di Intesa per l’Area di Gela”, la serie di accordi tra l’azienda, gli enti locali e il ministero dello Sviluppo economico per migliorare lo sviluppo dell’area industriale vicino a Caltanissetta, sia dal punto di vista produttivo che ambientale. Eni ha mantenuto a Gela per circa 50 anni un grande polo petrolchimico, ora in fase di dismissione con la riconversione di alcuni dei suoi impianti per la produzione di biocarburanti. Il petrolchimico ha avuto un impatto ambientale significativo e nei suoi anni di esistenza è stato al centro di diverse polemiche, sia per quanto riguarda l’inquinamento locale sia a fini politici di vario tipo.

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Il progetto di Eni prevede la produzione di lattice di gomma naturale a partire dalle piante del guayule, che sarà coltivato in tre aree agricole da identificare nei prossimi mesi. L’iniziativa è sotto la gestione di Versalis, l’azienda controllata da Eni e che ha in carico la produzione e la ricerca per quanto riguarda la chimica primaria, la petrolchimica e le materie plastiche. Il primo obiettivo è verificare se il clima siciliano sia adatto per coltivare il guayule. La produzione agricola dovrebbe essere avviata tra qualche mese, durante la primavera.

Ultimamente il guayule è stato indicato da alcune ricerche come una buona soluzione alternativa per la produzione di biocarburanti. Le sue piante non sono utilizzate per l’alimentazione, quindi si pongono meno problemi rispetto ai biocarburanti prodotti oggi, di solito utilizzando come fonti tipi di vegetali che vengono già utilizzati per scopi alimentari.