È stato scoperto un nuovo pianeta nel sistema solare?

Due astronomi americani hanno pubblicato nuove ipotesi sul “nono pianeta”, che però non è mai stato visto direttamente

di Joel Achenbach e Rachel Feltman – Washington Post
Mike Brown presenta le sue scoperte mercoledì 20 gennaio (should read FREDERIC J BROWN/AFP/Getty Images)

Mercoledì 20 gennaio alcuni astronomi del California Institute of Technology (Caltech) hanno annunciato di aver trovato nuove prove dell’esistenza di un enorme pianeta ghiacciato che si nasconde nell’oscurità del nostro sistema solare, oltre l’orbita di Plutone. Lo hanno chiamato “Pianeta Nove”.

La loro ricerca – pubblicata dalla rivista Astronomical Journal – descrive la massa del pianeta come dieci volte superiore a quella della Terra. Gli autori – gli astronomi Michael Brown e Konstantin Batygin – non hanno però osservato il pianeta direttamente. Ne hanno dedotto l’esistenza grazie al moto di alcuni pianeti nani di recente scoperta e altri piccoli corpi nel sistema solare esterno. L’orbita di questi piccoli corpi sembra essere influenzata dalla gravità di un pianeta nascosto, un “enorme corpo perturbatore”, che secondo gli astronomi potrebbe essere stato scagliato nelle profondità dello Spazio dalla forza gravitazionale di Giove o Saturno molto tempo fa. Telescopi in almeno due continenti stanno cercando il pianeta, che è in media venti volte più lontano da noi rispetto all’ottavo pianeta, Nettuno. Se il Pianeta Nove esiste, deve essere grande. La sua dimensione stimata sarebbe dalle due alle quattro volte superiore al diametro della Terra, il che lo renderebbe il quinto pianeta più grande dopo Giove, Saturno, Urano e Nettuno. Ma vista la notevole distanza, il pianeta rifletterebbe così poca luce da poter sfuggire anche ai telescopi più potenti.

La conferma dell’esistenza del pianeta porterebbe alla riconfigurazione dei modelli del sistema solare. Plutone – scoperto nel 1930 – ha mantenuto per 75 anni la fama di nono pianeta, prima di subire un controverso declassamento dieci anni fa, soprattutto a causa di Brown. Le sue osservazioni del sistema solare esterno avevano portato alla scoperta di diversi pianeti minori – alcuni della dimensione di Plutone – spingendo l’International Astronomical Union (IAU, l’ente che riunisce le società astronomiche del mondo) a rivedere la definizione di pianeta. Lo IAU ha votato per modificare la classificazione di Plutone in “pianeta nano”, una decisione che è stata diverse volte oggetto di derisione l’anno scorso, quando la sonda della NASA New Horizons ha oltrepassato Plutone, rivelando un pianeta con un’atmosfera, clima e una superficie volatile e dinamica. Brown – presente su Twitter con lo username @plutokiller (killer di Plutone) e autore del libro “How I killed Pluto and Why It Had It Coming” (“Come ho ucciso Plutone e perché se l’è cercata”) – ha detto che potrebbe essere arrivato di nuovo il momento di riscrivere i libri. «Mia figlia ce l’ha ancora con me per il declassamento di Plutone, anche se all’epoca era appena nata», ha raccontato Brown, «Qualche anno fa mi ha detto che se avessi trovato un nuovo pianeta, mi avrebbe perdonato. Quindi, credo di averci lavorato per lei».

Mercoledì scorso, il direttore di scienze planetarie della NASA Jim Green ha detto che potrebbero esserci altre spiegazioni per il moto osservato nei piccoli corpi nel sistema solare esterno, citando la famosa massima di Carl Sagan, secondo cui «un’affermazione straordinaria richiede prove straordinarie». «La regola di Sagan è valida. Se esiste, vi sfido: trovatelo. Qualcuno là fuori dovrà trovarlo», ha detto Green, aggiungendo però di essere personalmente entusiasta per la nuova ricerca: «In che epoca viviamo! Stiamo scoprendo cose nuove sul nostro sistema solare, che fino a pochi anni fa non avremmo creduto possibili».

Brown e Batygin erano inizialmente intenzionati a dimostrare che il Pianeta Nove non esistesse. La loro ricerca si basa su studi precedenti di altri due astronomi, che avevano rivelato l’esistenza di uno strano raggruppamento di piccoli corpi ghiacciati, scoperti negli ultimi 10 anni circa nelle regioni più remote del sistema solare. Nel 2014, Scott Sheppard del Carnegie Institution of Science di Washington e Chad Trujillo del Gemini Observatory delle Hawaii avevano pubblicato una ricerca sulla rivista Nature, in cui si discuteva della possibile esistenza di un pianeta gigante che influenzava le orbite dei pianeti nani. Sheppard e Trujillo avevano notato che quei corpi avevano un moto simile nel punto di maggiore prossimità al Sole. «Credevamo che la loro idea fosse assurda» ha detto Brown, spiegando che la scoperta di nuovi pianeti è sempre la prima cosa a cui pensano gli astronomi in presenza di movimenti orbitali che non riescono a spiegare. Ma Brown e Batygin si sono impegnati per smentire l’ipotesi dell’esistenza di un nono pianeta. Hanno usato equazioni e successivamente modelli computerizzati, arrivando infine alla conclusione che la spiegazione più convincente per quel raggruppamento di piccoli corpi fossero gli effetti gravitazionali prodotti da qualcosa di decisamente più grande. Un raggruppamento di questo tipo è simile a quello degli asteroidi equidistanti da Sole e Terra, che hanno orbite stabili che li tengono lontani della Terra e al sicuro da ogni interferenza significativa da parte della gravità terrestre.

«Fino ad allora, neanche noi credevamo davvero ai nostri risultati. Non avevano senso», ha detto Brown. Ma i loro modelli dimostravano che un pianeta con una massa superiore di dieci volte a quella della Terra avrebbe esercitato un’influenza sulle orbite dei corpi minori, impedendo loro di avvicinarsi al Sole come avrebbero dovuto. Il pianeta, inoltre, modificherebbe le orbite di novanta gradi, ponendole periodicamente in posizione perpendicolare rispetto al livello del sistema solare. «Da qualche parte nel cervello, avevo questo ricordo assillante di questi corpi modulabili, che qualcuno aveva scoperto senza sapere cosa farne», ha raccontato Brown. «Di sicuro questi corpi esistono. E si trovavano esattamente dove ipotizzato dalla nostra teoria». È stato allora che i ricercatori del Caltech hanno iniziato a prendere il Pianeta Nove sul serio. «Quello è stato davvero il momento più incredibile, quando siamo passati da una piccola idea suggestiva a qualcosa che poteva esistere sul serio», ha detto Brown.

Sheppard – co-autore della ricerca che Brown e Batygin volevano inizialmente smentire – dice che l’esistenza di un pianeta nascosto rappresenta ancora un grande punto di domanda. «Fino a che non lo vedremo davvero, la sua esistenza sarà sempre in dubbio», ha detto Sheppard, sottolineando come gli ultimi calcoli siano basati su un numero di corpi conosciuti relativamente piccolo, e che ulteriori osservazioni e rilevazioni di corpi perturbati rafforzerebbero l’ipotesi. Ad ogni modo, secondo Sheppard le probabilità di scoprire il nuovo pianeta sono aumentate sensibilmente, dal quaranta al sessanta per cento. «C’è chi le ha prese sul serio, ma molti non lo hanno fatto», ha detto in merito alle scoperte del suo studio. «Con questo nuovo lavoro, lo studio è molto più rigoroso, e ora verrà preso più seriamente». Secondo Brown, le possibilità che il Pianeta Nove esista davvero sono «forse al novanta per cento». Dall’Osservatorio della Costa Azzurra di Nizza, il planetologo Alessandro Morbidelli concorda sul fatto che le prove siano più evidenti, questa volta. «Ho pensato immediatamente che questo studio, per la prima volta, fornisse prove convincenti sull’esistenza di un nuovo pianeta nel sistema solare», ha detto Morbidelli, esperto di questo tipo di movimenti orbitali che non è stato coinvolto in nessuno dei due studi. «Non vedo nessuna spiegazione alternativa a quella proposta da Brown e Batygin», ha aggiunto, «Lo troveremo prima o poi. Il punto è quando».

Negli ultimi vent’anni c’è stato un aumento di scoperte, con gli astronomi che hanno studiato la luce proveniente da stelle distanti e cercato segni di pianeti in orbita. Oltre mille pianeti fuori dal sistema solare di questo tipo sono stati rilevati grazie all’analisi dei lunghi viaggi della luce stellare. Brown e Batygin, però, hanno cercato più vicino a casa, alla ricerca di corpi che orbitassero intorno al Sole senza essere notati, a causa della grande oscurità nelle regioni esterne del sistema solare. L’esistenza di un pianeta nascosto più grande della Terra è affascinante, ma è ancora troppo presto per pronunciarsi sulle sue ipotetiche condizioni. Secondo Brown, si tratterebbe di un piccolo pianeta ghiacciato e roccioso, circondato da un sottile strato di gas, che sarebbe potuto essere il nucleo di un gigante gassoso, se non fosse finito all’interno di un’orbita instabile e molto ellittica. Potrebbe raggiungere il punto di maggior vicinanza al Sole solo ogni diecimila anni, e pure in quel frangente si troverebbe comunque ben al di là dei pianeti conosciuti.

La situazione sembra ricalcare quanto successo nel diciannovesimo secolo, quando un’attenta osservazione del settimo pianeta, Urano, segnalò la presenza di un altro corpo nello spazio remoto che ne influenzava l’orbita. Quel lavoro portò alla scoperta di Nettuno.

Sarebbe difficile capire se il nono pianeta si trovi o sia prossimo a raggiungere il punto più vicino al sole. Brown sostiene che non sia ancora così, perché altrimenti sarebbe già stato avvistato. Ma ritiene che i telescopi più potenti del pianeta sarebbero in grado di individuarlo anche nel punto più distante dal Sole, se puntati nella direzione esatta. «Lo stiamo cercando da un po’ di tempo, ma il cielo è piuttosto grande», ha detto Brown. «Conosciamo il suo percorso, ma non sappiamo a che punto del percorso si trovi».

Brown e Batygin sperano che la pubblicazione del loro studio infonda nuova energia alla ricerca. «Se altre persone – astronomi più capaci – si entusiasmeranno all’idea di scovare il Pianeta Nove, potremmo trovarlo nel giro di un paio di anni», ha detto Brown. I due scienziati sanno che potrebbero non prendersi il merito della scoperta. Fino a che il pianeta non sarà avvistato direttamente con un telescopio, gli studi sull’argomento rimangono teorici. Brown, Batygin e gli altri scienziati che perorano la causa dell’esistenza del Pianeta Nove stanno mettendo a disposizione le mappe del tesoro e gli indizi, ma qualcun altro potrebbe trovare l’oro prima di loro.

Se e quando verrà trovato, il Pianeta Nove sarà sottoposto agli stessi criteri che hanno decretato il declassamento di Plutone, e Brown ne è preoccupato. «È fuori discussione: si tratta sicuramente di un pianeta», ha detto. Uno dei criteri più delicati per ottenere lo status di pianeta, secondo gli standard dell’International Astronomical Union, è la “dominanza orbitale”: il pianeta deve avere la capacità gravitazionale di modificare l’orbita di altri corpi. «Il Pianeta Nove spinge tutti i corpi intercettati all’interno della sua orbita a disallinearsi. Soddisfa perfettamente questo criterio», ha detto Brown. «Per non parlare del fatto che ha un massa superiore di cinquemila volte a quella di Plutone», ha aggiunto il killer di Plutone.

© The Washington Post 2016

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