Non si deve più pagare WhatsApp

L'amministratore delegato ha detto che è stata cancellata la quota annuale di 89 centesimi per utilizzare l'app, che rimarrà comunque senza pubblicità

Non si devono più pagare gli 89 centesimi di abbonamento annuale per l’utilizzo di WhatsApp, la più diffusa app di messaggistica istantanea: lo ha detto lunedì 18 gennaio Jan Koum – co-fondatore e amministratore delegato della società – durante la Digital Life Design (DLD), una conferenza su questioni di tecnologia che si tiene a Monaco, in Germania. WhatsApp era gratuito per il primo anno ma bisognava pagare un abbonamento annuale di 89 centesimi. Secondo Koum però le cose non stavano funzionando molto bene: benché il costo dell’abbonamento fosse molto basso andava comunque pagato tramite carta di credito e questo rallentava l’espansione del servizio in mercati emergenti come quello africano dove i pagamenti elettronici sono ancora poco diffusi. Per chi ha già pagato la quota non sono previsti rimborsi, ma l’annullamento avrà valenza immediata.

«Semplicemente non vogliamo dare alla gente l’impressione che a un certo punto gli verrà tolta la possibilità di comunicare con il resto del mondo» ha detto Koum. WhatsApp non farà comunque ricorso alla pubblicità per finanziarsi, si legge sul blog dell’azienda: verranno provati dei servizi a pagamento per permettere agli utenti di usare WhatsApp per comunicazioni ufficiali e di lavoro, come ricevere notizie dalla propria banca su una transazione fraudolenta e cose del genere. Normalmente per questo tipo di comunicazioni le aziende si basano ancora sulle telefonate e gli SMS.

WhatsApp ha circa 900 milioni di utenti nel mondo, è stata fondata da Koum e Brian Acton nel 2009 ed è stata poi acquisita da Facebook per circa 19 miliardi di dollari.

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