(STR/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 14 Gennaio 2016

Nessuno è arrivato in cima all’Everest, nel 2015

Ed è la prima volta dal 1974: colpa soprattutto del terremoto in Nepal che ha reso impraticabili e troppo pericolosi i normali percorsi degli scalatori

(STR/AFP/Getty Images)

Per la prima volta dal 1974, l’anno scorso nessuno ha raggiunto la cima della montagna più alta del mondo: tragedie, misure governative e semplice sfortuna hanno reso la conquista dell’Everest virtualmente impossibile. La notizia è stata confermata al Washington Post da scalatori, osservatori dell’Everest di lunga data e dall’Himalayan Database, che compila i rapporti delle spedizioni sul versante nepalese dell’Himalaya.

Sebbene secondo gli scalatori ci siano stati diversi ostacoli che hanno complicato il raggiungimento della vetta nel 2015, il più grave è stato sicuramente la valanga causata dal terremoto dello scorso aprile, che ucciso ventiquattro persone e trasformato un mattino altrimenti normale nella giornata più mortale nella cupa storia dell’Everest. Il terremoto di magnitudo 7,8 che ha colpito la zona più densamente popolata del Nepal ha ucciso in tutto oltre 8 mila persone e ne ha ferite altre 21 mila, radendo al suolo gran parte di Kathmandu e delle regioni rurali meno sviluppate intorno alla capitale.

«Anche se non è mai stato ufficialmente chiuso alle scalate dal governo nepalese, l’Everest è rimasto praticamente isolato, dal momento che il percorso principale per le scalate attraversa la cascata di ghiaccio di Khumbu, e gli sherpa che gestiscono il percorso hanno smesso di occuparsi della sua conservazione, visto il pericolo», ha raccontato al Washington Post Alan Arnette, giornalista esperto di alpinismo che si trovava sull’Everest durante il terremoto. «Inoltre, tutti i team hanno deciso indipendentemente di interrompere le scalate, a causa dei rischi eccessivi». «Sul versante tibetano», ha aggiunto Arnette, «il governo cinese ha deciso attraverso la China Tibet Mountaineering Association (CTMA) di chiudere in tutto il Tibet i percorsi di scalata, Everest compreso, per il giorno successivo e il resto dell’anno, a causa delle possibili scosse di assestamento e dei rischi eccessivi».

Secondo Yahoo News, lo scorso ottobre uno scalatore giapponese con un solo dito che tentava di raggiungere la vetta dell’Everest è stato costretto a tornare indietro quando le condizioni si sono fatte troppo pericolose. Nobukazu Kuriki – che nel 2012 aveva perso nove dita sulla montagna – voleva diventare la prima persona a raggiungere la cima a 8.848 metri di altitudine dopo la valanga di aprile. «Ho fatto del mio meglio, ma ho capito che se fossi andato avanti non sarei tornato vivo, a causa dei forti venti e delle nevicate», ha scritto il trentatreenne su Twitter a ottobre.

L’anno scorso è stato il secondo di fila in cui l’Everest è stato colpito da gravi tragedie. Nel 2014, sedici sherpa erano morti in una valanga causata dal distaccamento di un enorme seracco (un grande blocco ghiaccio che si forma su un ghiacciaio) proprio sopra il campo base della cascata del ghiaccio di Khumbu, ha spiegato Arnette. Tilak Ram Pandey del dipartimento di alpinismo del ministero del turismo nepalese ha detto alla CNN che la valanga ha colpito un gruppo di cinquanta persone a più di seimila metri di altezza. Secondo l’Himalayan Database, fino al 2013 erano centinaia gli scalatori che riuscivano ad arrivare in cima ogni anno. Solo nel 2013, 658 scalatori avevano raggiunto la vetta dell’Everest, mentre otto persone erano morte sulla montagna.

Come raccontato a maggio dal giornalista del Washington Post Chris Mooney, il cambiamento climatico potrebbe causare una riduzione del 70 percento della superficie dei ghiacciai dell’Everest. «Secondo la ricerca, inoltre, questo processo di scioglimento potrebbe generare occasionalmente delle grandi scariche d’acqua provenienti dai laghi disciolti dai ghiacciai. Una brutta notizia per una regione già colpita da un terremoto devastante», ha scritto Mooney. Phil Powers, CEO dell’American Alpine Club, ha detto che se l’Everest diventerà più instabile, i pericoli per gli scalatori saranno destinati a intensificarsi. Non mancano zone pericolose, ha detto Powers, ma una delle più precarie è di sicuro la cascata di ghiaccio di Khumbu, un lento fiume di crepacci ed enormi banchi di ghiaccio che gli scalatori devono affrontare quando lasciano il campo base in direzione del campo 1. «Se la cascata di ghiaccio continua a peggiorare, diventando sempre più pericolosa e difficile da attraversare, possiamo aspettarci che in futuro il numero degli scalatori sull’Everest si ridurrà molto», ha detto Powers.

Le valanghe mortali del 2014 e del 2015 hanno convinto Powers del fatto che l’alpinismo sull’Everest si appresti ad entrare in una nuova era. Dopo la morte di otto persone durante la famosa tempesta del 1996 – raccontata nel bestseller di John Krakauer Aria Sottile e nel film del 2015 Everest – gli scalatori decisero di cambiare il modo in cui era gestito l’aumento di attività commerciali sull’Everest.Vent’anni dopo, le difficoltà che gli scalatori sono chiamati ad affrontare vanno al di là del controllo umano, dice Powers. «Se la temperatura media del pianeta aumenta, anche le fluttuazioni dalla media saranno maggiori: questi cambiamenti si possono osservare sulla montagna», ha detto Powers. «Detto in modo semplice: attraversare quel ghiacciaio sarà sempre più difficile».

Nel corso del tempo, il numero degli scalatori potrebbe calare. Ma se la risposta alla terribile stagione di scalata del 2014 è in qualche modo indicativa, non è detto che la valanga dell’anno scorso riduca il flusso di scalatori decisi a tentare la fortuna sull’Everest. L’anno scorso i timori che la valanga del 2014 avrebbe tenuto lontani gli aspiranti scalatori si sono rivelati infondati, ha scritto Arnette sul suo blog. «In ogni caso, la storia si dimostra ancora una volta capace di prevedere il futuro», ha scritto Arnette. «Gli anni seguenti alle morti record del 1996, 2006 e 2012 hanno portato il maggior numero di scalatori mai registrato sull’Everest; il 2015 non è stato diverso. Anche dal Tibet è stato concesso un numero record di permessi, duecento dei quali a stranieri».

«Secondo me», Arnette ha raccontato al Washington Post questa settimana, «le recenti tragedie non fermeranno il desiderio di scalare l’Everest o altre alte montagne, perché la maggior parte degli scalatori accetta il rischio. Alcune persone nella comunità sherpa hanno deciso di non fare più da guida sull’Everest a causa dei crescenti pericoli e dell’insistenza delle loro famiglie, ma i vantaggi economici di fare la guida sull’Everest spesso pesano più del rischio».