Il funerale del giornalista Ruben Espinosa a Guadalajara in Messico. Espinosa è stato ucciso l'1 agosto 2015 a Città del Messico. (HECTOR GUERRERO/AFP/Getty Images)
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  • martedì 29 Dicembre 2015

I giornalisti uccisi nel 2015

Sono stati 110, secondo Reporter senza frontiere: e a differenza dell'anno scorso, tre quarti si trovavano in paesi in pace

Il funerale del giornalista Ruben Espinosa a Guadalajara in Messico. Espinosa è stato ucciso l'1 agosto 2015 a Città del Messico. (HECTOR GUERRERO/AFP/Getty Images)

Reporter senza frontiere – un’organizzazione non governativa che ha come obiettivo la difesa della libertà di stampa – ha pubblicato il suo annuale report sui giornalisti uccisi nel 2015. Secondo le ricerche sono stati 110: 49 sono stati uccisi intenzionalmente per il loro lavoro, 18 mentre stavano lavorando, mentre per i restanti 43 non è stato possibile stabilire con certezza se siano stati vittime in quanto giornalisti o meno.

Reporter senza frontiere ha però specificato che in molti di quei 43 casi non è stato possibile stabilire un nesso certo tra la professione di giornalista e la morte violenta a causa di mancanze o parzialità nelle inchieste ufficiali, soprattutto in paesi con scarsa democrazia e stabilità politica. Il dato degli omicidi legati direttamente alla professione (in totale sono 67, 49 più 18, accantonando i 43 incerti) è in linea con quelli degli scorsi anni: 66 nel 2014, 71 nel 2013. Secondo i dati di Reporter senza frontiere, dal 2005 sono stati uccisi 787 giornalisti a causa del proprio lavoro.

Nel 2014 tre quarti dei giornalisti uccisi si trovava in zone di guerra. Il 2015 è stato esattamente l’opposto: tre quarti dei giornalisti uccisi si trovavano in paesi teoricamente in pace. Ha inciso molto l’attentato al giornale francese Charlie Hebdo, quando furono uccise 12 persone tra cui 8 giornalisti. I paesi più pericolosi al mondo per i giornalisti rimangono comunque quelli delle zone di guerra: in Iraq quest’anno sono morti 11 giornalisti, in Siria 10. Le città più pericolose della regione sono Aleppo, dove i giornalisti si sono trovati in mezzo al fuoco incrociato delle truppe di Bashar al Assad e dei vari gruppi ribelli, e Mosul, controllata dallo Stato Islamico e considerata “un buco nero dell’informazione”. Il paese africano più pericoloso è il Sud Sudan, dove quest’anno sono morti 7 giornalisti, mentre il primo paese americano è il Messico dove sono morti 8 giornalisti nel 2015.

Reporter senza frontiere ha anche stilato un elenco dei 5 eventi più gravi del 2015 per i giornalisti: tra questi c’è ovviamente la strage dei giornalisti di Charlie Hebdo, e poi l’omicidio di quattro blogger in Bangladesh e l’esecuzione filmata e diffusa dall’ISIS di Kenji Goto. Nel report vengono anche citati i giornalisti rapiti o in stato di detenzione quest’anno: 54 sono stati presi in ostaggio – 26 dei quali in Siria – e 153 si trovano in stato di detenzione. Il paese con il più alto numero di giornalisti incarcerati è la Cina con 23.

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