Una manifestazione per i diritti delle donne, a Delhi il 13 dicembre. (SAJJAD HUSSAIN/AFP/Getty Images)

«Il suo nome era Jyoti Singh»

La madre della ragazza stuprata e uccisa a Delhi nel 2012 ha detto pubblicamente il suo nome per la prima volta: in India è vietato, per evitare l'emarginazione delle famiglie delle vittime

Una manifestazione per i diritti delle donne, a Delhi il 13 dicembre. (SAJJAD HUSSAIN/AFP/Getty Images)

Asha Singh, una donna indiana madre della ragazza stuprata e uccisa a Delhi il 16 dicembre del 2012 da sei uomini, ha detto per la prima volta pubblicamente il nome di sua figlia, Jyoti Singh. In India, paese con un altissimo numero di violenze contro le donne, è vietato dire il nome delle vittime di stupro per evitare che le loro famiglie vengano emarginate dalla società. Asha Singh ha parlato pubblicamente davanti a una piccola folla nel terzo anniversario dello stupro di sua figlia, dicendo:

Lo dico qui davanti a tutti voi: il suo nome era Jyoti Singh. Non dobbiamo vergognarci. Sono gli autori di crimini terribili che devono vergognarsi di loro stessi.

Jyoti Singh fu stuprata e picchiata da sei uomini mentre tornava da casa in autobus dopo essere stata al cinema con un amico, il 16 dicembre del 2012. Morì in ospedale 12 giorni dopo, tra il 28 e il 29 dicembre, per le ferite riportate durante l’aggressione. Il suo stupro, particolarmente violento, causò proteste in tutta l’India e se ne parlò in tutto il mondo. I sei responsabili furono arrestati: uno di loro morì in cella nel 2013, altri quattro sono stati condannati a morte dopo un lungo processo, il sesto, minorenne, dovrebbe essere rilasciato nelle prossime settimane dopo aver scontato tre anni di reclusione in un carcere minorile, il massimo della pena prevista per i minorenni dal sistema giudiziario indiano.