Nicolas Maduro a Caracas, Venezuela. (JUAN BARRETO/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 17 Dicembre 2015

Il Venezuela avrà un nuovo Parlamento?

Il presidente Maduro ha annunciato la nascita di un "Parlamento comunale", dopo la vittoria dell'opposizione alle elezioni legislative

Nicolas Maduro a Caracas, Venezuela. (JUAN BARRETO/AFP/Getty Images)

Pochi giorni fa il governo del Venezuela ha annunciato l’istituzione di un “Parlamento nazionale comunale”, con la funzione di rafforzare il potere del Partito socialista unificato del Venezuela (PSUV), quello del presidente in carica Nicolás Maduro e prima ancora di Hugo Chávez, che lo aveva fondato. La nascita dell’organo è stata annunciata dal presidente dell’Assemblea Nazionale venezuelana, Diosdado Cabello, nove giorni dopo la netta vittoria delle opposizioni alle elezioni legislative in Venezuela. Diversi giornali internazionali, tra cui El País, hanno definito la creazione del nuovo Parlamento parte di una strategia spregiudicata dall’attuale governo per non riconoscere la vittoria delle opposizioni alle elezioni legislative del 6 dicembre e limitarne le conseguenze.

Diversi commentatori hanno scritto che il Parlamento comunale potrebbe andare a sostituire parte del potere detenuto dall’Assemblea Nazionale, il parlamento venezuelano, che dal 5 gennaio – giorno dell’insediamento del parlamento uscito dalle ultime elezioni – sarà dominato dalla coalizione che riunisce tutti i partiti di opposizione (che ha ottenuto 112 seggi su 167). Insomma sostengono che il governo voglia creare un nuovo Parlamento e affidargli i poteri del vecchio Parlamento, visto che il vecchio Parlamento ora è controllato dall’opposizione.

Non è ancora chiaro quale sarà l’organizzazione e la composizione del nuovo organo, ma il presidente Maduro però ha detto che darà «tutto il potere al Parlamento comunale, che sarà uno strumento legislativo del popolo dalla base». BBC ha scritto che la misura fa parte di un pacchetto di riforme che il governo sta cercando di approvare prima che si insedi il nuovo Parlamento: per esempio negli ultimi giorni è stata anche approvata la designazione di Susana Barreiros come nuova Defensora Pública, la carica introdotta nella Costituzione del 1999 – quella che parlò per la prima volta del concetto di “potere del popolo” – che ha come obiettivo la promozione e la difesa dei diritti umani nel paese: Barreiros è la giudice che ha condannato a 13 anni di carcere Leopoldo López, uno dei leader dell’opposizione più importanti in Venezuela.

Il Parlamento comunale in realtà non è stato pensato dall’attuale governo venezuelano, ma dall’ex presidente Chávez: nel 2010 – quando Chávez era ancora presidente – fu approvata una legge che definiva il Parlamento comunale come il “massimo organo di autogoverno dello stato comunale” e stabiliva che le sue decisioni fossero prese mediante “l’approvazione delle normative per la regolazione della vita sociale e comunitaria”. Il progetto – che in pratica doveva servire come punto di coordinamento tra i 45mila consigli comunali e i 1.500 comuni del Venezuela – non è stato però mai avviato fino a oggi. Al momento non sembra che il Parlamento comunale abbia il potere di prendere decisioni giuridicamente rilevanti, ma le cose potrebbero cambiare se il governo gli attribuisse la facoltà di legiferare in contrapposizione all’Assemblea Nazionale. L’opposizione venezuelana sostiene che il Parlamento comunale è di fatto un organo senza poteri, visto che non è citato nella Costituzione.

Le elezioni legislative di domenica 6 dicembre sono state interpretate come una specie di voto di fiducia del popolo sul governo e sul suo presidente, da tempo in grande difficoltà a causa della grave crisi economica, dell’inflazione, della diffusione della corruzione, dell’insicurezza dei cittadini e della persecuzione nei confronti del leader dell’opposizione. In Venezuela è stato stimato che l’inflazione si aggiri attorno al 200 per cento, e secondo il Fondo Monetario Internazionale a fine 2015 l’economia si sarà contratta del 10 per cento rispetto allo scorso anno. La situazione di Maduro – che è presidente dal 2013 e finirà il mandato nel 2019 – era complicata anche per altre questioni: a novembre due suoi familiari sono stati arrestati con l’accusa di essere coinvolti nel contrabbando di 800 chilogrammi di cocaina negli Stati Uniti. A novembre il principale partito di opposizione ha denunciato Maduro per crimini contro l’umanità davanti alla Corte penale internazionale dell’Aia, per la dura repressione delle proteste antichaviste del febbraio 2014. Il documento fa riferimento ad attacchi “sistematici” per indebolire “il dissenso o la semplice critica al governo”; si parla di “omicidi, torture, detenzioni illegali, persecuzioni” e di “trattamenti inumani”.