Due donne vicino a un seggio di Riyadh, Arabia Saudita, 12 dicembre 2015 (AP Photo/Khalid Mohammed)

Il commento di una donna saudita eletta a Gedda

Le elezioni municipali di sabato erano le prime per le quali le donne hanno potuto votare e candidarsi, con molte difficoltà

Due donne vicino a un seggio di Riyadh, Arabia Saudita, 12 dicembre 2015 (AP Photo/Khalid Mohammed)

Alle elezioni municipali di sabato 12 dicembre in Arabia Saudita sono state elette almeno 17 donne (su 2.106 candidati vincitori in totale): erano le prime elezioni del paese in cui le donne potevano votare e alle quali potevano anche candidarsi, seppur con molte limitazioni. A Gedda, la seconda città più grande dell’Arabia Saudita dopo la capitale, sono state elette due donne nel consiglio comunale formato in totale da 20 persone: Lama Al-Sulaiman (che è stata anche la prima donna saudita ad essere stata eletta nella camera di commercio di Gedda) e Rasha Hifzi, che dopo i risultati ha detto:

«Abbiamo rubato dalla bocca del leone»

Le donne che hanno ottenuto un seggio lo hanno definito un momento storico. I consigli comunali hanno comunque poteri molto limitati e locali: devono approvare il bilancio cittadino, suggerire il piano regolatore, occuparsi della gestione dei rifiuti, della manutenzione dei parchi, delle strade e fare da collegamento fra i cittadini e le autorità di governo. Nel 2011 fu re Abdullah, morto nel gennaio del 2015, a stabilire per decreto il voto alle donne e la loro possibilità di candidarsi.

Per le candidate non è stato comunque semplice fare campagna elettorale, dovendo sottostare a delle regole molto severe e penalizzanti: le donne non hanno potuto fare comizi pubblici alla presenza di uomini e hanno dovuto nominare dei sostituti maschi per parlare al loro posto davanti alle persone; nelle loro sedi elettorali hanno dovuto creare sezioni separate per uomini e donne, hanno dovuto richiedere dei permessi speciali per le loro campagne pubblicitarie, non hanno potuto partecipare ai dibattiti in televisione, non hanno potuto pubblicare le loro foto e non hanno ottenuto una sospensione del divieto di guida per poter promuovere la loro candidatura (una candidata è stata esclusa proprio perché ha guidato un’auto). Molte delle candidate hanno fatto quindi la loro campagna attraverso Internet e i social media, comunque severamente controllati dal governo.

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