• Moda
  • lunedì 9 novembre 2015

Il “capitalismo umanistico” di Brunello Cucinelli

I suoi dipendenti non lavorano mai dopo le 5 e mezza, sono vietate le mail di lavoro serali, e la società ha investito moltissimo nel piccolo borgo umbro dove ha sede

(Brunello Cucinelli/Facebook)

In questi giorni un articolo di Bloomberg ripreso anche da Business of Fashion, uno dei più autorevoli giornali di moda del mondo, racconta il modello aziendale di Brunello Cucinelli – l’azienda produttrice di capi in cashmere che porta il nome dell’imprenditore italiano 62enne che l’ha fondata più di 35 anni fa. In particolare l’articolo di Bloomberg racconta della filosofia imprenditoriale che Cucinelli stesso ha chiamato “capitalismo umanistico”, che prevede orari di lavoro limitati per i dipendenti e investimenti per migliorare la vita nel paesino umbro che ospita la società. Bloomberg però scrive anche che i meno impressionati da questo modello aziendale sono gli analisti, dal momento che, dopo anni di ottimi affari e risultati economici notevoli, per l’azienda le cose sono un po’ peggiorate, a causa di costi di produzione alti e margini operativi più bassi della media.

L’azienda di Brunello Cucinelli è stata fondata nel 1978 dopo che lui aveva lasciato gli studi alla facoltà di ingegneria e aveva cominciato a produrre maglioni in cashmere colorati, diventando famoso proprio per questa scelta, che ai tempi era inusuale. Nel 2012 la società – che oggi ha circa 1.400 dipendenti e opera in oltre 50 paesi – si è quotata in borsa con successo, aumentando i profitti netti del 52 per cento, fino a 43,9 milioni. Nel 2014 le vendite sono aumentate del 10,4 per cento, fino a 472,8 milioni, e ora l’azienda ha un valore di mercato di circa un miliardo di euro. La società ha sede a Solomeo, un borgo medievale con 406 abitanti, frazione del comune di Corciano, in provincia di Perugia, in Umbria, ed è conosciuta, oltre che per i suoi vestiti, per i buoni risultati economici e per una filosofia molto sensibile alla vita privata dei suoi dipendenti e al miglioramento delle condizioni del paese che la ospita.

Brunello Cucinelli, ad esempio, vuole che i suoi impiegati finiscano il lavoro alle cinque e mezza e non si mandino email di lavoro fuori orario, per “conservare la propria energia creativa”.  Sull’importanza di non esagerare con il lavoro Cucinelli ha detto in diverse occasioni: «Se ti faccio lavorare troppo, ti rubo l’anima». Anche per questo motivo i suoi dipendenti fanno una pausa pranzo di un’ora e mezza all’una, durante la quale possono mangiare nella mensa convenzionata. La Brunello Cucinelli negli anni ha investito molto anche nel paese di Solomeo, finanziando diversi progetti culturali e di restauro. Prima di tutto Cucinelli ha restaurato il castello medievale che è stato la prima sede dell’azienda, nel 1987; poi – quando la produzione è stata spostata in altre strutture a causa della crescita dell’azienda – nel castello, dove sono rimasti gli uffici amministrativi, è stata creata la “Scuola dei mestieri”, dove si insegnano materie come “rammendo e rimaglio”, “taglio e confezione”, “sartoria e arti murarie”.
Il prossimo progetto di Cucinelli prevede la costruzione di tre parchi (Parco Agrario, Parco dell’Oratorio Laico e Parco dell’Industria, dove ci saranno vigneti, frutteti e uno stadio) nella valle sotto la collina di Solomeo. I parchi verranno realizzati con le risorse della Fondazione Brunello e Federica Cucinelli (creata nel 2014 ) che, scrive Bloomberg, si finanzierà con la vendita, avvenuta a gennaio, di azioni del valore di 62,9 milioni di euro.

Cucinelli ha spiegato che la sua filosofia aziendale deriva dalla sua esperienza familiare. Suo padre abbandonò la vita di campagna per un lavoro in fabbrica e Cucinelli ha raccontato di ricordarsi di lui esausto e spesso umiliato dalle prese in giro da parte degli altri lavoratori per i suoi vestiti da contadino e di aver visto in Solomeo l’occasione di creare l’ambiente di lavoro che suo padre non ha potuto avere, oltre a rivitalizzare un posto che gli abitanti avevano abbandonato. Negli anni Cucinelli ha costruito a Solomeo un teatro e un anfiteatro; una biblioteca aperta agli impiegati, con i libri di alcuni dei suoi pensatori preferiti (tra i quali Immanuel Kant e John Ruskin); ha restaurato edifici, vie, piazze, giardini, spazi pubblici e diverse costruzioni adiacenti al centro storico. Brunello Cucinelli è stato anche il presidente del Castel Rigone Calcio dal 1998 al 2014, applicando la stessa filosofia aziendale e facendo conoscere la squadra per avere raggiunto risultati insperati.

Anche se fino allo scorso anno le cose sono andate bene per la Brunello Cucinelli, Bloomberg scrive che il valore delle azioni della società, dopo aver raggiunto il picco nel gennaio 2014, è diminuito di un terzo, privando Cucinelli dello status di “miliardario” ottenuto nel 2013. Bloomberg ha anche spiegato che il margine operativo dell’azienda di Cucinelli – cioè, semplificando, il profitto che l’azienda ottiene dalla vendita – è del 13,8 per cento, più basso rispetto alla media del 17 per cento dei marchi simili. Allo stesso tempo Luca Solca, analista di BNP Paribas, si è chiesto se il marchio abbia le caratteristiche giuste per mantenere i suoi prezzi alti a lungo (un maglione da uomo di Cucinelli costa dai 600 ai 2000 euro circa).

Cucinelli ha risposto a queste perplessità spiegando che il margine operativo più basso rispetto ad altri concorrenti della sua società è una scelta precisa – «Compreresti un prodotto sapendo che il produttore ne guadagna un profitto enorme e insensato?» – e ha aggiunto che i prezzi dei suoi vestiti sono il risultato della sua produzione iperlocale, dell’artigianalità e dell’utilizzo di materie prime che provengono da fonti sostenibili, dalla Mongolia e dal nord dell’India, oltre al fatto che l’azienda paga i suoi dipendenti il venti per cento in più rispetto alla media italiana dei salari dell’industria manifatturiera.