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  • mercoledì 28 Ottobre 2015

La storia del dottor Živago in Italia

Fu pubblicato per la prima volta da Feltrinelli nel 1957 dopo una serie di vicende intricate, raccontate in un libro da Paolo Mancosu

Feltrinelli ha pubblicato Živago nella tempesta, di Paolo Mancosu, filosofo della matematica e docente all’Università di Berkeley. Il libro era già uscito in lingua inglese come volume degli Annali della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli nel 2013, e adesso è stato pubblicato in italiano con la traduzione di Francesco Peri.

Il libro ricostruisce le vicende che portarono nel 1957 alla pubblicazione da parte di Giangiacomo Feltrinelli della prima edizione in lingua italiana di Il dottor Živago, di Boris Pasternak, nonostante le pressioni arrivate dall’Unione Sovietica e dal Partito Comunista Italiano per bloccare il libro, e alle successive edizioni occidentali in russo, nelle quali hanno assunto un ruolo di primaria importanza i servizi segreti di diversi paesi occidentali. Attraverso l’analisi di documenti provenienti da diversi archivi, che comprendono la corrispondenza fra Pasternak e Feltrinelli e documenti segreti solo recentemente resi pubblici, Mancosu inserisce la storia della pubblicazione del libro nel contesto storico di quel periodo, in piena Guerra fredda, in cui ruoli importanti furono svolti da governi, servizi segreti, editori, partiti politici.

Di seguito il racconto di come il dattiloscritto originale del dottor Živago arrivò a Feltrinelli.

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Nel marzo del 1956 un giovane comunista italiano, Sergio d’Angelo, si trasferì da Roma a Mosca per collaborare alle trasmissioni dell’emittente Radio Mosca. D’Angelo si era iscritto al PCI nel 1945, dopo aver preso parte alla Resistenza nei ranghi della divisione Legnano. Nella prima metà degli anni cinquanta, fino alla partenza per la Russia, aveva diretto la libreria Rinascita di via Botteghe Oscure, legata all’omonima casa editrice del PCI. A Roma aveva perfezionato la sua conoscenza del russo con l’aiuto di Elena Montagnana, la cognata di Togliatti, che pure lavorava per la casa editrice del PCI. D’Angelo giunse a Mosca il 15 marzo 1956 e iniziò immediatamente a occuparsi dei programmi in lingua italiana trasmessi da Radio Mosca e destinati agli ascoltatori italiani. A quel primo incarico se ne affiancava un secondo: quello di scout letterario per conto dell’editore Giangiacomo Feltrinelli, con il quale d’Angelo aveva già collaborato in veste di traduttore.
A Radio Mosca un ufficio centrale smistava le notizie tra le diverse redazioni in lingua straniera, che provvedevano a selezionarle in funzione del pubblico di riferimento e a tradurle.
Scorrendo la dispensa dell’ufficio centrale con le ultime notizie del giorno, nel tardo aprile del 1956 d’Angelo si imbatté in un annuncio che segnalava l’imminente pubblicazione del romanzo di Pasternak, Il Dottor Živago. D’Angelo provvide immediatamente a informare Luigi Diemoz, il direttore editoriale di Feltrinelli Editore, che di rimando lo invitò a prendere contatto con Pasternak per procurarsi una copia del testo. Nel frattempo d’Angelo aveva provveduto a tradurre l’annuncio radiofonico, che venne trasmesso anche in lingua italiana sulle frequenze di Radio Mosca. La notizia della prossima pubblicazione di un romanzo di Pasternak non coglieva del tutto impreparati i collaboratori di Feltrinelli, tra i quali c’erano Valerio Riva, il direttore della letteratura, e Pietro Zveteremich, il futuro traduttore del romanzo. Che Pasternak stesse lavorando a un romanzo era già noto dal trafiletto di presentazione uscito nel 1954 su “Znamja”. In quegli anni gli occhi dell’Occidente erano puntati sull’attualità culturale sovietica e gli editori facevano a gara per dare alle stampe la nuova letteratura del “disgelo”. Le riviste scientifiche e letterarie stampate in URSS venivano passate al setaccio in cerca di informazioni su nuove uscite potenzialmente interessanti. Nel 1957 Feltrinelli ed Einaudi avrebbero pubblicato a distanza di una sola settimana due diverse traduzioni del romanzo V rodnom gorode di Viktor Nekrasov (rispettivamente Nella sua città e Nella città natale), uno dei romanzi più rappresentativi del “disgelo”, uscito in URSS nel 1954. Per Feltrinelli lo aveva tradotto Zveteremich; per Einaudi, Vittorio Strada. Quel precedente contribuisce a spiegare anche la rapidità con la quale Diemoz incaricò d’Angelo di chiedere a Pasternak una copia del dattiloscritto.
La storia del dattiloscritto del Dottor Živago e di come Sergio d’Angelo lo facesse pervenire a Feltrinelli è già stata raccontata molte volte. D’Angelo stesso ne ha parlato da diretto interessato nel suo volume Il caso Pasternak. Storia della persecuzione di un genio e in varie pubblicazioni anteriori. Pasternak aveva affidato a d’Angelo una copia del dattiloscritto il 20 maggio 1956, nella sua abitazione di Peredelkino. A distanza di circa una settimana d’Angelo lo aveva consegnato a Feltrinelli a Berlino ovest. L’incontro ebbe luogo a Berlino perché al suo ingresso in URSS d’Angelo aveva dichiarato di risiedere in Germania, e in quei giorni era tenuto a presentarsi a Berlino per espletare certe formalità relative al suo visto. Feltrinelli approfittò di quell’opportunità per ritirare personalmente il dattiloscritto. Di seguito riproduco una versione dei fatti finora mai trascritta né citata: fu stilata a Mosca dallo stesso d’Angelo nel giugno del 1957, quando nel caos degli eventi che descriveremo più avanti il “ministro degli Esteri” del PCI, Velio Spano, gli consigliò di illustrare per iscritto alla dirigenza del Partito comunista italiano la corretta successione degli eventi che avevano condotto alla consegna del dattiloscritto a Feltrinelli.

Mosca, 10 agosto 1957

Alla Segreteria del P.C.I.
Roma

Cari Compagni,
dietro invito del compagno Spano vi espongo perché e come, l’anno scorso, venni in possesso di una copia dattiloscritta del romanzo “Il dottor Givago” di Boris Pasternak e perché e come la consegnai al compagno editore Feltrinelli.
In Italia, per lungo tempo, avevo collaborato come traduttore, all’attività editoriale di Feltrinelli. E Feltrinelli stesso mi propose di sviluppare questa collaborazione, quando seppe all’inizio dell’anno scorso ch’io, per incarico del Partito, mi sarei stabilito a Mosca per un certo periodo.
Si trattava per me di utilizzare una parte del tempo disponibile per procurargli vecchi e nuovi libri, per fornirgli indicazioni di carattere culturale, per metterlo in contatto con vari autori che potevano interessarlo nella sua qualità di editore. Ed io, giudicando tutto ciò compatibile con i miei doveri di comunista e di ospite dell’URSS, accettai volentieri la proposta: non solo per trarre un modesto compenso dalla nuova collaborazione, ma anche per sentirmi più stimolato ad approfondire determinati aspetti della cultura sovietica. Fin dalle prime settimane della mia permanenza a Mosca mi misi in rapporto con alcuni studiosi e scrittori, che in generale hanno molto gradito la possibilità di essere presentati al pubblico del nostro paese. Qualcuno, come l’accademico Bykov, fisiologo della scuola di Pavlov, ha scritto una prefazione speciale per l’edizione italiana di una sua opera.
Il mio interesse per Pasternak fu suscitato da una rassegna di novità letterarie trasmessa da Radio Mosca, in lingua italiana, verso la fine di aprile. Essa annunciava infatti imminente l’edizione sovietica del “Dottor Givago” (cui, salvo errore, aveva già accennato tempo prima la rivista “Znamia”) e definiva quest’opera come “un romanzo in forma di diario, che abbraccia tre quarti di secolo e termina con la seconda guerra mondiale”.
Trasmisi la notizia alla casa editrice Feltrinelli. E mi fu risposto di recarmi possibilmente dall’autore per avere una copia del dattiloscritto o delle bozze. In questo modo Feltrinelli avrebbe potuto avviare subito la traduzione e quindi essere il primo – dopo che fosse uscita la “imminente” edizione sovietica – a pubblicare il libro in Italia. Andai allora da Pasternak e lo convinsi, con tale motivo, a consegnarmi una copia del dattiloscritto.
Il giorno successivo le autorità sovietiche mi rilasciarono il visto che avevo richiesto qualche settimana prima per un viaggio a Berlino, dove dovevo regolarizzare il mio passaporto. Ed io, partendo, presi con me il dattiloscritto, nella convinzione di aver fatto un “colpo editoriale”, ma senza la minima intenzione di compiere un atto scorretto verso il paese che mi ospita.
Da Berlino, dove dovetti trattenermi una decina di giorni, mi misi in contatto con Feltrinelli, il quale mi rispose che, avendo vari motivi per recarsi in Germania, mi avrebbe raggiunto per ritirare il dattiloscritto. E così avvenne.
Della cosa ebbi a informare qualche mese dopo i compagni Donini e Robotti, che mi incontrarono a Mosca e si interessarono amichevolmente della mia esperienza e del mio lavoro.
Seppi solo più tardi, da Robotti, che l’informazione di Radio Mosca sull’imminenza della pubblicazione del “Dottor Givago” non corrispondeva alla realtà.
Da allora fino all’incontro che ho avuto oggi con il compagno Spano ho saputo soltanto che la casa editrice sovietica “Goslitizdat” ha invitato Feltrinelli a non pubblicare il romanzo prima del settembre prossimo (mese a cui sarebbe stata rinviata l’edizione sovietica) e che Feltrinelli ha accettato l’invito. Pasternak, che ho visto dopo una sua recente malattia, mi ha confermato la cosa, aggiungendo che il romanzo verrebbe pubblicato con alcune correzioni apportate da un redattore della casa editrice sovietica.

Fraterni saluti
(Sergio d’Angelo)

Sui dettagli fattuali non c’è nulla da ridire, ma bisogna osservare che d’Angelo, informato delle complicazioni legate allo Živago, forniva dell’accaduto un resoconto quantomeno “edulcorato”. Si guarda bene, per esempio, dal precisare che Pasternak sapeva benissimo di stare compiendo un gesto inaccettabile agli occhi del Partito o dell’Unione degli scrittori sovietici, non parla del collega di Radio Mosca che lo aveva accompagnato all’appuntamento a Peredelkino, né accenna al fatto che Pasternak aveva insistito affinché Feltrinelli cedesse a terze parti i diritti per l’edizione inglese e francese del romanzo. In tutti gli altri resoconti dell’accaduto d’Angelo ricorda puntualmente le parole pronunciate da Pasternak nell’atto di consegnargli il dattiloscritto: “Fin d’ora voi siete invitati alla mia fucilazione”.

(c) Giangiacomo Feltrinelli editore Milano