Perth, Australia Occidentale, Australia (Hinrich Bäsemann/picture-alliance/dpa/AP Images)

Perth sta sprofondando

A forza di prelevare acqua dalle falde sotterranee la capitale dell'Australia Occidentale si sta abbassando di 6 millimetri all'anno

Perth, Australia Occidentale, Australia (Hinrich Bäsemann/picture-alliance/dpa/AP Images)

Perth, la capitale dello stato australiano dell’Australia Occidentale, sta lentamente sprofondando: non tanto a causa del riscaldamento globale, che provoca problemi simili in molte zone costiere del mondo, ma soprattutto a causa del costante prelievo di acqua dalle falde sotterranee, dovuto a una richiesta sempre maggiore da parte di abitazioni e imprese per le loro attività. Secondo una ricerca della locale Curtin University, pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Geophysical Research, alcune parti della città costiera stanno sprofondando al ritmo di 6 millimetri all’anno, causando anche qualche problema alla misurazione dell’innalzamento del mare nella zona, uno dei parametri utilizzati solitamente per valutare gli effetti del riscaldamento globale.

I ricercatori hanno notato che a Perth il tasso di subsidenza, cioè il progressivo abbassamento del terreno, è aumentato tra il 2000 e il 2005, proprio negli anni in cui la Water Corporation – l’azienda che gestisce l’acquedotto in città – ha aumentato il prelievo di acqua dalle due principali falde sotterranee di Perth per rispondere alla maggiore richiesta da parte della popolazione. Will Featherstone, il principale autore della ricerca, ha spiegato al Guardian il fenomeno con un’efficace similitudine: «È come far uscire lentamente l’aria da un palloncino. Se togli l’acqua dal suolo, le rocce che ci stavano sopra spingono con il loro peso verso il basso».

L’abbassamento di Perth non è uguale in tutte le parti della città: i ricercatori stimano che in alcuni punti la subsidenza sia intorno a 2 millimetri all’anno, con picchi di 6 millimetri in alcune zone, come quella di Hillarys nella parte settentrionale della città, sulla costa. In quel punto i ricercatori hanno collocato un sensore GPS, per la rilevazione della subsidenza, e un altro rilevatore di marea per misurare l’innalzamento del mare. Ci sono sensori collocati in altri punti della città, ma è complicato mappare con precisione gli spostamenti.

Una scorretta o mancante misurazione del terreno che si abbassa falsa la registrazione di altri dati, come appunto l’innalzamento del mare lungo la costa. I ricercatori hanno concluso che uno dei sensori a sud di Hillarys, per esempio, non ha restituito dati affidabili sui livelli marini, visto il fenomeno di subsidenza più marcato del previsto. È un problema serio perché le misurazioni in quel punto furono avviate nel 1897 e hanno permesso di avere a disposizione una serie storica molto ampia, la più lunga e senza interruzioni per quanto riguarda l’emisfero australe. Negli ultimi anni il sistema aveva indicato un’accelerazione nell’aumento del livello del mare sulla costa, che evidentemente era in parte dovuto al fatto che fosse il terreno a sprofondare. Fenomeni di questo tipo non sono isolati e interessano, con sfumature diverse, molti dei rilevatori di marea in giro per il mondo. Di solito i dati sono comunque affidabili perché vengono aggiustati nel caso in cui siano rilevati effetti dovuti alla subsidenza.

Featherstone è comunque interessato a comprendere meglio le cause dietro la subsidenza dell’area cittadina di Perth: “Se la subsidenza è pari a 6 millimetri per anno, in dieci anni parliamo di 6 centimetri. Quindi se si verifica un aumento improvviso del livello d’acqua dovuto a una tempesta, questo si rivela 6 centimetri più alto di quanto non fosse prima”. L’erosione nei fenomeni di abbassamento delle coste è inoltre più marcata, e questo potrebbe essere un altro problema nel lungo periodo per la parte di Perth che si affaccia sull’Oceano Indiano.

L’approvvigionamento di acqua a Perth non sembra essere risolvibile in breve tempo. Il 42 per cento dell’acqua potabile usata in città proviene dalle falde, il 41 per cento dagli impianti di desalinizzazione e il restante 17 per cento da alcuni bacini artificiali. A causa della siccità degli ultimi anni, i bacini sono a meno di un terzo del loro massimo e l’unico modo per compensare è utilizzare l’acqua delle falde. In Australia gli esperti stimano che, a causa del cambiamento climatico, il livello del mare aumenterà tra gli 0,4 metri e 1 metro entro la fine del secolo, comportando costi per gestire il fenomeno intorno ai 226 miliardi di dollari.

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